Schillaci: “Inaccettabile che l’aspettativa di vita dipenda dal CAP. Sanità più equa e meno burocrazia”
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, è tornato a puntare il dito contro le disuguaglianze sanitarie che attraversano l’Italia, intervenendo durante la rubrica “Basta la Salute” su Rainews 24. “È inaccettabile che l’aspettativa di vita dipenda dal CAP, da dove una persona risiede. Questo non è giusto, non è corretto, va combattuto”, ha dichiarato, sottolineando come il luogo di nascita o di residenza non possa determinare le opportunità di cura e di longevità.
Il ministro ha ricordato come il divario territoriale in sanità non sia una novità, ma un problema radicato da almeno quindici anni. “Vogliamo abbattere le disuguaglianze, rendere la sanità più uniforme indipendentemente da dove uno abita o da quanto guadagna”, ha aggiunto, riconoscendo la necessità di una strategia nazionale capace di riequilibrare le differenze tra Nord e Sud.
Prevenzione e farmaci innovativi: “Meno malati per curare meglio tutti”
Schillaci ha affrontato anche il nodo dei costi legati ai farmaci innovativi, sempre più difficili da sostenere per il sistema sanitario. La risposta, secondo il ministro, è investire nella prevenzione. “Con una popolazione sempre più anziana e con molte patologie, dobbiamo puntare decisamente sulla prevenzione. È ciò che abbiamo fatto nella legge di Bilancio. Vogliamo avere meno malati in futuro per poter curare meglio chi ne ha bisogno, anche quando si tratta di farmaci costosi che devono essere garantiti a tutti”.
Fuga dei professionisti: “Non è una questione di soldi, ma di burocrazia”
Tra i temi più delicati affrontati da Schillaci c’è quello della fuga all’estero dei professionisti sanitari. Secondo il ministro, il problema non è soltanto economico. “Ogni volta che vado all’estero incontro medici, ricercatori e operatori sanitari italiani. Il primum movens della loro fuga non sono i soldi, ma la burocrazia e contratti di lavoro troppo rigidi”. Per questo, ha ribadito, sarebbe necessario riportare i contratti degli operatori sanitari all’interno del ministero della Salute.
Le nuove generazioni chiedono soprattutto “flessibilità, meno burocrazia e maggiori possibilità di carriera”: condizioni che il sistema attuale fatica a garantire.
Più infermieri e valorizzazione della professione
Sul fronte delle carenze di personale, Schillaci ha annunciato l’aumento di 6.300 posti per infermieri e lo sblocco del tetto assunzionale, permettendo alle Regioni di assumere nuove risorse. “Ora serve un piano chiaro perché questi infermieri vengano effettivamente assunti, ma dobbiamo anche rendere più attrattiva la professione”, ha spiegato.
Una sanità da ricostruire
Il piano delineato dal ministro punta a combinare nuovi ingressi nel settore sanitario con interventi strutturali sul riconoscimento professionale, per rispondere a quella che ha definito una vera emergenza nazionale. Tra obiettivi dichiarati: ridurre i divari territoriali, trattenere i professionisti, garantire cure innovative sostenibili e restituire dignità a infermieri e operatori sanitari.