Cultura e Spettacolo

Marco Guidi e Asia Baldini: "L'uomo che vide la modella", ovvero cosa c'è davvero dietro una corona

Asia Baldini è Miss BluMare 2025. Ma prima di esserlo è stata una ragazza che voleva smettere, che aveva pianto di nascosto su una nave e che non credeva di valere abbastanza. Marco Guidi lo sapeva già. "L'uomo che vide la modella" racconta come è andata, senza abbellire niente.

 

 

Quello che colpisce di questo libro è che racconta anche una sconfitta pesante, quella del 2024 sulla nave, con febbre, lacrime e un quinto posto che Asia ha vissuto come un fallimento totale. Molti avrebbero tagliato quella parte, o almeno l'avrebbero ammorbidita. Perché avete scelto di tenerla così com'era?

Marco

Il fulcro di questo libro non è la corona, ma la trasformazione. Quel quinto posto vissuto come un "fallimento totale" è stato il vero motore immobile di tutto ciò che è venuto dopo. È stato il momento in cui l'illusione si è infranta, spingendo Asia persino a voler mollare tutto. È esattamente in quel vuoto che si inserisce il lavoro successivo: l'incontro, la proposta di insegnamento, e quel faticoso percorso di affinamento fisico e psicologico. Senza quel momento di buio, non ci sarebbe stato il bisogno di ricostruirsi, e senza ricostruzione non ci sarebbe stata una storia da raccontare.

Asia

Sicuramente il percorso a Miss blumare è stato l’inizio di tutto. Le edizioni del 2024 e del 2025 sono state due esperienze vissute con una consapevolezza totalmente differente. Il primo anno ero ancora una ragazzina insicura e molto fragile; l’anno successivo mi sentivo già più 'donna'. Ho ancora tantissimo da imparare, ma attraverso il percorso fatto insieme a Marco sono cresciuta molto, acquisendo fiducia in me stessa e nelle mie capacità. Abbiamo scelto di tenere quella parte nel libro perché era fondamentale essere onesti. In quel momento della mia vita, quel quinto posto — che oggettivamente resta un bellissimo traguardo — per me ha rappresentato un fallimento totale. Mi ha fatta sentire 'poco', non abbastanza. Ma senza attraversare quel momento di sconforto, oggi non sarei la persona che sono. Alla fine la vita è fatta di alti e bassi, e mostrare anche le lacrime era l'unico modo per raccontare davvero la mia storia. In questo, Marco è stato fondamentale: è riuscito a darmi la spinta giusta e a convincermi a continuare, perché lui, fin da subito, ha visto in me un potenziale che io ancora non vedevo.

Asia, nella notte della vittoria, quando il tuo nome viene chiamato come Miss BluMare 2025, porti la mano al viso quasi per capire se stai sognando. Poi scendi dal palco e corri a cercare lo sguardo di Marco. Cosa cercavi in quello sguardo, in quel momento?

Quando eravamo rimaste solo in due sul palco, in attesa del verdetto, sentivo una tensione fortissima in tutto il corpo. Nel momento esatto in cui ho sentito pronunciare il mio nome, ho avvertito un brivido improvviso, seguito da una strana ondata di rilassamento: ce l’avevo fatta. Avevo finalmente conquistato quel traguardo che sognavo da tempo e per cui avevo lottato così tanto. Portare la mano al viso è stato un gesto del tutto spontaneo e immediato; semplicemente non riuscivo a crederci. Credo mi siano servite almeno due settimane per realizzare davvero di aver vinto. In quel caos, ho cercato subito lo sguardo di Marco perché, in fondo, sapevamo entrambi che su quel palco stavamo vincendo in due. Eravamo una squadra allora, e lo siamo tutt’oggi.

Marco, nel libro descrivi un momento specifico in cui dici ad Asia: "Non stai camminando. Tu stai chiedendo scusa al pavimento perché lo calpesti". È una frase durissima da sentire. Come si calibra la severità quando si lavora con una ragazza giovane e già fragile di suo?

Non puoi pronunciare una frase del genere il primo giorno. Puoi farlo solo quando si è creato un legame di fiducia assoluta, quel patto implicito tra insegnante e allieva che attraversa tutto il libro. Asia sapeva che, dietro la severità della mia guida, c'era qualcuno che credeva nel suo valore molto più di quanto ci credesse lei in quel momento. La severità si calibra così: un millimetro prima che diventi distruttiva, poggiandola sempre su una base di totale supporto emotivo. Se ti critico così duramente, è perché so che vali dieci volte tanto. Nel libro emerge chiaramente che il portamento non è solo estetica, è psicologia applicata. Il corpo riflette la mente, ma vale anche il contrario. Costringere Asia a raddrizzare la schiena, a piantare i tacchi con decisione e a smettere di "chiedere scusa" al pavimento è stato il primo passo per insegnarle a non chiedere scusa alla vita. La severità tecnica sulla passerella è stata la chiave per sbloccare la sua forza interiore.

Il libro è scritto a quattro mani e racconta una storia vera, ancora in corso. Adesso che il percorso è diventato pubblico, con la nave, la corona, Sanremo 2026 all'orizzonte, cosa cambia nel vostro modo di lavorare insieme rispetto ai mesi del segreto?

Marco

Se nei mesi del segreto il mio ruolo era marcatamente quello dell'insegnante che correggeva e spronava una ragazza fragile, oggi che Asia è una professionista titolata e consapevole, il rapporto si è evoluto. Lavoriamo più come una squadra, come partner che pianificano insieme ogni mossa. La ragazza che chiedeva scusa al pavimento non esiste più: oggi c'è una donna che sa esattamente quanto vale, e il mio compito è aiutarla a direzionare questa nuova, immensa energia verso traguardi ancora più grandi. Aver condiviso la fatica del "dietro le quinte" quando nessuno ci credeva ha creato tra noi una complicità d'acciaio. Quando sei l'unico a vedere il potenziale in qualcuno, e quel qualcuno si fida di te fino alle lacrime, si crea un legame che va ben oltre il classico rapporto insegnante-allieva. Oggi, anche in mezzo alla folla di Sanremo o davanti ai fotografi, ci basta un’occhiata per capirci. Quel "segreto" che prima custodivamo tra quattro mura, oggi è diventato il nostro codice privato in mezzo al rumore della vita.

Asia

Ora che il libro è stato pubblicato , tutti possono finalmente conoscere il legame che c'è tra me e Marco. Abbiamo scelto di fare questo percorso insieme in silenzio, senza dire niente a nessuno, mantenendo il segreto proprio per evitare interferenze negative. In un ambiente come questo, purtroppo, esiste tantissima invidia. Lo abbiamo constatato chiaramente anche dopo l'uscita del libro. Ma tutto questo, a me e Marco, ha solo dato più forza. Oggi siamo due persone che si vogliono un bene immenso e che sono costantemente presenti l'uno nella vita dell'altra. Il nostro legame si è fortificato all'inizio e continua a farlo adesso, anche di fronte alla distanza o all'indifferenza di chi forse si fa logorare dall'invidia. Alla fine ci sta, è normale che sia così, ma queste dinamiche hanno solo reso il nostro rapporto più solido. Oggi io e Marco abbiamo un rapporto bellissimo: per me lui è una presenza fondamentale, molto più di un semplice fotografo.

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Autore edoardo79
Categoria Cultura e Spettacolo
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