Esteri

Accordo Usa-Iran, Trump incassa la firma ma fioriscono i dubbi: sanzioni azzerate e 300 miliardi a Teheran


Fonte: analisi e confronto documentale realizzati da BBC Verify sulla base del Memorandum of Understanding (MoU) firmato tra Stati Uniti e Iran e dei testi del precedente accordo nucleare JCPOA del 2015.

Donald Trump ha firmato ufficialmente l’accordo che pone fine al conflitto iniziato il 28 febbraio scorso, quando Stati Uniti e Israele lanciarono una vasta campagna di bombardamenti contro l’Iran. Un’intesa che la Casa Bianca presenta come un successo diplomatico storico ma che, a una lettura approfondita del testo, sta già suscitando interrogativi, critiche e perplessità.

A mettere sotto la lente il nuovo Memorandum of Understanding (MoU) è stata BBC Verify, che ha confrontato il documento con tre differenti momenti storici: il periodo di validità dell’accordo nucleare del 2015 (JCPOA), la situazione esistente immediatamente prima dello scoppio della guerra e quella determinatasi dopo la firma del nuovo accordo.

Il risultato è un quadro complesso, nel quale emergono importanti differenze rispetto alle promesse avanzate da Trump durante il conflitto e rispetto alle critiche che lo stesso presidente americano aveva rivolto all’accordo negoziato dall’amministrazione Obama.

IL NODO NUCLEARE: MOLTE DICHIARAZIONI, POCHI DETTAGLI

L’aspetto più delicato riguarda naturalmente il programma nucleare iraniano. L’accordo del 2015 era un documento estremamente dettagliato. Imponeva all’Iran limiti precisi: massimo 300 chilogrammi di materiale nucleare stoccato e arricchimento dell’uranio non superiore al 3,67%, livello sufficiente per uso civile ma non per la costruzione di armi atomiche. Inoltre garantiva ampi poteri di controllo all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Secondo la stessa AIEA, Teheran aveva rispettato gli obblighi fino al ritiro degli Stati Uniti deciso da Trump nel 2018. Dopo l’abbandono del JCPOA, però, la situazione cambiò radicalmente. Alla vigilia della guerra, secondo fonti americane citate dalla BBC, l’Iran possedeva circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una soglia molto vicina a quella necessaria per ottenere materiale utilizzabile a fini militari.

Il nuovo memorandum afferma che l’Iran "riafferma" di non voler acquisire o sviluppare armi nucleari, ma non contiene limiti quantitativi specifici né meccanismi di verifica dettagliati.

Il testo si limita a stabilire che Washington e Teheran discuteranno successivamente il tema dell’arricchimento dell’uranio e il destino delle scorte già accumulate.

Si tratta di una differenza sostanziale rispetto al JCPOA, che conteneva invece obblighi tecnici immediatamente operativi.

La Casa Bianca ha lasciato intendere che il materiale nucleare arricchito verrà eliminato, ma BBC Verify sottolinea come il documento firmato non contenga alcuna clausola esplicita che obblighi l’Iran a distruggere tali scorte.

IL SILENZIO SUI MISSILI BALISTICI

Un altro elemento che colpisce è l’assenza totale di riferimenti al programma missilistico iraniano. Durante la guerra Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti stavano distruggendo la capacità dell’Iran di produrre missili e nuove armi strategiche.

Nel 2018, quando cancellò il JCPOA, una delle principali accuse rivolte all’accordo era proprio quella di non affrontare il problema dei missili balistici potenzialmente utilizzabili per trasportare testate nucleari.

Eppure il nuovo memorandum non contiene alcuna limitazione in materia.

Anzi, secondo quanto riportato dalla BBC, lo stesso Trump ha recentemente dichiarato che sarebbe "ingiusto" impedire all’Iran di possedere missili quando altri Paesi della regione dispongono di analoghi arsenali.

Una posizione che appare in evidente contrasto con le argomentazioni utilizzate otto anni fa per giustificare l’uscita americana dall’accordo di Obama.

SANZIONI ADDIO: L’IRAN TORNA A VENDERE PETROLIO

Sul fronte economico il cambiamento appare ancora più significativo. Le sanzioni americane avevano colpito duramente l’economia iraniana negli ultimi anni, limitando l’accesso ai mercati finanziari e rendendo estremamente difficile esportare petrolio.

Le difficoltà economiche erano diventate una delle principali cause delle proteste che hanno attraversato il Paese nei mesi precedenti la guerra.

Il nuovo memorandum cambia completamente scenario.

Gli Stati Uniti si impegnano infatti a eliminare tutte le sanzioni secondo un calendario concordato. Ancora più importante è il fatto che, immediatamente dopo la firma, potranno essere rilasciate deroghe che consentiranno all’Iran di esportare petrolio greggio, prodotti petroliferi e derivati, oltre a riattivare servizi bancari, assicurativi, finanziari e logistici collegati.

Secondo la ricostruzione della BBC, tali concessioni non risultano subordinate a condizioni immediate particolarmente stringenti.

Di fatto, Teheran si ritroverebbe in una posizione economica sensibilmente migliore rispetto a quella esistente prima dell’inizio della guerra.


TRECENTO MILIARDI DI DOLLARI PER LA RICOSTRUZIONE

Tra gli aspetti più sorprendenti dell’accordo figura anche la previsione di un gigantesco programma di investimenti.

Il memorandum stabilisce infatti che gli Stati Uniti e i loro partner regionali elaboreranno un piano da almeno 300 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione e allo sviluppo economico dell’Iran.

Una cifra enorme che potrebbe rappresentare uno dei più vasti programmi di rilancio economico mai previsti per un Paese uscito da un conflitto.

La prospettiva di un simile afflusso di capitali viene considerata da molti osservatori come uno dei principali incentivi che hanno favorito la conclusione dell’intesa.

LO STRETTO DI HORMUZ: LA PARTITA NON È FINITA

Altro tema cruciale è quello dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota fondamentale del commercio energetico mondiale.

Prima della guerra il traffico marittimo era sostanzialmente regolare.

Dopo l’inizio del conflitto, invece, gli attacchi iraniani alle navi commerciali e il blocco navale statunitense hanno provocato un crollo del traffico. Secondo i dati citati dalla BBC, il numero medio giornaliero di navi mercantili in transito è precipitato da 94 a appena sei.

Il memorandum prevede che gli Stati Uniti pongano fine al blocco navale entro trenta giorni. In cambio, l’Iran si impegna a garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali per sessanta giorni.

Ma proprio qui emerge una delle questioni più controverse.

Il documento lascia infatti aperta la possibilità che in futuro Teheran assuma un ruolo diretto nella gestione dello stretto e possa introdurre tariffe o compensi per i servizi forniti alle imbarcazioni in transito.

Secondo quanto riportato dalla BBC, esponenti iraniani hanno già lasciato intendere che non si parlerà di veri e propri pedaggi, ma di "commissioni" legate ai servizi offerti.

L’accordo non contiene alcun divieto esplicito in tal senso. Per molti analisti ciò potrebbe tradursi in un significativo aumento dell’influenza economica e geopolitica iraniana nella regione.

UN ACCORDO ANCORA TUTTO DA COSTRUIRE

La conclusione cui arriva BBC Verify è prudente ma significativa. Il memorandum firmato da Trump non rappresenta un accordo nucleare definitivo paragonabile al JCPOA del 2015. Si tratta piuttosto di una cornice negoziale destinata a regolare sessanta giorni di trattative future.

Molte delle questioni più importanti – dalle scorte di uranio ai controlli internazionali, dai missili balistici alle modalità di applicazione delle sanzioni – restano infatti da definire.

Nel frattempo, però, l’Iran ottiene già alcuni risultati concreti: la fine del blocco navale, la prospettiva della cancellazione delle sanzioni, il ritorno delle esportazioni petrolifere e un possibile gigantesco programma di investimenti per la ricostruzione.

Elementi che spiegano perché il nuovo accordo sia destinato a restare al centro del dibattito internazionale nelle prossime settimane e perché, a Washington come nelle capitali mediorientali, siano in molti a interrogarsi su chi abbia realmente ottenuto i maggiori vantaggi da questa intesa.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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