Politica

A Roma la patetica e paradossale edizione 2025 della Ukraine Recovery Conference

"È per me un onore aprire i lavori della quarta edizione dell’Ukraine Recovery Conference e dare il mio benvenuto a Roma al Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, alla First Lady Olena, alla Presidente della Commissione, al Presidente del Consiglio Europeo, ai Presidenti, ai Primi Ministri, ai tanti colleghi che sono venuti qui oggi a Roma per partecipare a questa importante iniziativa e a tutte le delegazioni che sono presenti. Voglio ringraziarli perché i numeri impressionanti di questa Conferenza, 70 Nazioni rappresentate, oltre 40 organizzazioni internazionali, migliaia tra aziende e realtà della società civile, raccontano meglio di qualsiasi altra iniziativa quale futuro tutti insieme vediamo per l'Ucraina e con quanta convinzione crediamo in quel futuro. Il colpo d'occhio per chi ha la possibilità di vederlo da questo palco è di straordinario impatto e chiaramente per questo voglio ancora una volta ringraziare il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, tutta la Farnesina, tutti coloro che si sono prodigati per la riuscita di questo evento. Così come voglio salutare e ringraziare gli altri Ministri del Governo italiano presenti, il Presidente del Senato Ignazio La Russa e i Leader dei Governi delle Nazioni che prima di noi hanno avuto la responsabilità di organizzare questa Conferenza e quelli che l'avranno dopo di noi ricevendone il testimone. Questa partecipazione così ampia, a così alto livello, trasmette al mondo un messaggio estremamente importante. Dice che ognuno di noi è qui per fare la sua parte per un obiettivo comune, che è guardare oltre l'insopportabile ingiustizia che da più di tre anni viene inflitta al popolo ucraino e sapere immaginare ora una Ucraina ricostruita, libera, prospera. E dice che intendiamo raggiungere questo scopo non solo aiutando l'Ucraina a difendersi, portando avanti ogni sforzo per arrivare alla pace, come stiamo facendo, ma anche e soprattutto sapendo immaginare il dopo, interrogandoci su come ricostruire quello che è stato distrutto: strade, ponti, scuole, chiese, ospedali. E' questo il messaggio che vogliamo ribadire con forza oggi.La Russia incrementa gli attacchi contro i civili, colpisce le infrastrutture indispensabili per la popolazione perché il disegno è lo stesso dall'inizio della guerra: tentare di piegare gli ucraini con il buio, con il freddo, con la fame, con la paura.Questo piano, come altri, è fallito. E' fallito in primo luogo perché tutti hanno imparato quanto gli ucraini siano molto più tenaci di ogni aspettativa ed è fallito perché la comunità internazionale si è schierata contro questo scempio, assicurando l'assistenza urgente e necessaria per garantire la continuità dei servizi essenziali."

Questo è il surreale inizio del discorso di Giorgia Meloni in occasione dell'apertura dell'edizione 2025 della Ukraine Recovery Conference (URC), piattaforma strategica che combina impegno politico, investimento privato e cooperazione internazionale con l’obiettivo di ricostruire l'Ucraina. Per l'ennesima volta, leader e rappresentanti di aziende finanziarie e non si riuniscono per promettere finanziamenti poco più che immaginifici per la ricostruzione di un Paese dove è ancora in corso un conflitto e dove non è chiaro quali potranno essere i suoi confini futuri, visto che è in parte occupato da un invasore. Quindi, di quali investimenti/ricostruzioni è possibile parlare in concreto?

Questo è un paradosso, ma è ancor di più un paradosso quello che riguarda la condanna nei confronti della Russia:

"La Russia incrementa gli attacchi contro i civili, colpisce le infrastrutture indispensabili per la popolazione perché il disegno è lo stesso dall'inizio della guerra: tentare di piegare gli ucraini con il buio, con il freddo, con la fame, con la paura"...

La premier Meloni, e chiunque abbia condiviso e applaudito quanto da lei detto, non si rende conto della contraddizione che è implicita in tali parole? Una contraddizione ancor più rimarcata nel seguito: "... la comunità internazionale si è schierata contro questo scempio, assicurando l'assistenza urgente e necessaria per garantire la continuità dei servizi essenziali".

La comunità internazionale rappresentata da Meloni e da altri cui lei si rivolgeva, mentre si straccia le vesti per l'Ucraina, non fa nulla, ma proprio nulla per fermare lo "scempio" quotidiano che si registra a Gaza e in Cisgiordania nei confronti dei palestinesi... dei civili palestinesi.

Che cosa hanno i civili palestinesi meno dei civili ucraini? E perché un criminale come Putin deve essere perseguito e, invece, non si deve fare altrettanto nei confronti di un criminale come Netanyahu? E perché sanzionare la Russia e non anche lo Stato ebraico di Israele in conseguenza degli atti criminali di cui si è reso e si sta rendendo responsabile?

Se si fa carta straccia del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, allora non vale più nulla e, soprattutto, non si può più neppure parlare di Stato  di diritto. 

Autore Ugo Longhi
Categoria Politica
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