Ucraina-Russia: i colloqui falliscono, Kiev ottiene nuovo sostegno dall'Occidente
Venerdì si è tenuto a Istanbul il primo incontro diretto tra delegati ucraini e russi da oltre tre anni. I colloqui, durati meno di due ore, si sono conclusi con un nulla di fatto. Nessun accordo sul cessate il fuoco è stato raggiunto, e le posizioni delle due parti restano lontanissime.
Durante l'incontro, la Russia ha presentato una serie di condizioni giudicate da una fonte ucraina come "non valide", "inaccettabili" e "non costruttive". Tra queste, l'ultimatum che chiedeva il ritiro dell'Ucraina da parti del suo stesso territorio in cambio di una tregua. Una richiesta che Kiev ha respinto senza mezzi termini.Unico risultato concreto è lo scambio di 1.000 prigionieri tra i rispettivi eserciti. La data dello scambio non è stata comunicata, ma dovrebbe avvenire a breve.
Secondo il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky, i russi hanno comunque "preso atto" della richiesta di colloqui diretti tra i due presidenti, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, ma il Cremlino ha preferito inviare una delegazione di medio livello, rifiutando l'incontro proposto da Zelensky.
I colloqui si sono svolti sotto pressione internazionale, in particolare degli Stati Uniti, con l'ex presidente Donald Trump che ha chiesto un cessate il fuoco di 30 giorni. Tuttavia, senza un faccia a faccia diretto tra Trump e Putin — che lo stesso Trump ha definito "necessario per un vero progresso" — la situazione resta bloccata.
Subito dopo l'incontro, Zelensky ha avviato contatti telefonici con Trump e i leader di Francia, Germania e Polonia, per coordinare una risposta comune e spingere per nuove sanzioni contro Mosca, qualora continui a rifiutare la proposta di tregua.
La risposta dell'Occidente non si è fatta attendere. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha bollato come "chiaramente inaccettabili" le condizioni russe, affermando che Europa, Ucraina e Stati Uniti stanno allineando le loro strategie. Una fonte diplomatica europea ha dichiarato che "dai colloqui non è emerso nulla di concreto".
Zelensky, dal canto suo, ha ribadito che l'obiettivo principale di Kiev resta un "cessate il fuoco completo, incondizionato e onesto", che possa mettere fine alle uccisioni e aprire uno spiraglio alla diplomazia.
La Russia, nel frattempo, continua la sua lenta avanzata militare. Venerdì ha rivendicato la conquista di un altro villaggio nell'Ucraina orientale. Poco prima dell'inizio dei colloqui a Istanbul, l'Ucraina ha registrato allerta aerea e esplosioni a Dnipro, confermando che la guerra è tutt'altro che congelata.
Medinsky, con una punta di minaccia storica, ha ricordato come le guerre dello zar Pietro il Grande contro la Svezia siano durate 21 anni. Il messaggio è chiaro: Mosca è pronta a combattere per anni, se necessario.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha aperto i colloqui con parole nette: "Abbiamo due strade davanti a noi: una porta alla pace, l'altra alla distruzione". Ma finora, né Mosca né Kiev sembrano pronte a fare il passo decisivo verso la prima.
Putin mantiene le sue richieste: cessione di territori, abbandono del progetto NATO e neutralità dell'Ucraina. Ma per Kiev queste condizioni equivalgono a una resa. L'Ucraina, che oggi ha perso quasi un quinto del suo territorio, continua a chiedere garanzie di sicurezza concrete dalle potenze occidentali, in particolare dagli Stati Uniti.
Il vertice di Istanbul si chiude con un nulla di fatto. Le posizioni sono rigide, il terreno diplomatico è minato e il conflitto sembra destinato a proseguire. Ma una cosa è certa: l'Ucraina, pur isolata sul campo, non è sola sul piano politico. L'Occidente, per ora, resta compatto. E Mosca non potrà non tenerne conto.
Martedì prossimo, il Consiglio Affari esteri dell'UE dovrebbe approvare l'ennesimo pacchetto di sanzioni dell'Unione europea contro la Russia.