“Siamo andati ai Mondiali in Inghilterra con ottimismo e un bel po’ d’euforia. La fase preparatoria di quei mondiali del ’66 legittimava fiducia. Le amichevole sostenute erano andate bene: 6-1 alla Bulgaria, 1-0 all’Austria, 3-0 all’Argentina, 5-0 al Messico. La nostra squadra girava che era un piacere. Arrivati in Inghilterra cominciarono i guai. Ci fu uno squagliamento generale. Il calcio italiano stava mutando la sua organizzazione con le spa e altro. Era una fase di rivolgimenti che condizionavano parecchie cose. Il presidente federale Giuseppe Pasquale si faceva vedere raramente. E ben preso emerse uno stato di improvvisazione, di dilettantismo in un’organizzazione che richiedeva una struttura solida, professionistica.

Nel nostro ritiro c’erano mugugni, disagio. Molti giocatori venivano da una stagione intensa. Quelli dell’Inter avevano disputato la Coppa dei Campioni : immaginarsi che tipo di rapporto potevano tenere. Si stava in ritiro senza determinate assicurazioni anche di natura economica. Dovevamo pagare di tasca nostra anche le cose più elementari.

L’aspetto finanziario assumeva il suo peso, ma non era determinante. Non eravamo certo delle sanguisughe. Parlavamo con Fabbri e Franchi, le poche persone presenti, ma non avevano potere decisionale. I mugugni sono cresciuti alle prime avversità. A quel punto o hai una squadra nettamente più forte delle altre e certe cose riesci a mascherarle, oppure devi trovare assolutamente un equilibrio che noi non avevamo. Vennero meno troppe componenti: la protezione necessaria in una competizione del genere e un ambiente che rapidamente si sfilacciò.

Giochiamo contro il Cile e mi faccio male al ginocchio. Riesco a recuperare e vado in campo contro l’URSS. Il malanno torna a farsi sentire : con la Corea volevo star fuori. Il dottor Fini mi dice che non c’è problema, che ce la farò. Poi vado in campo e mi faccio male.

La Corea vince e noi da quel giorno siamo diventati i coreani. Rimpiango di aver accettato di giocare quella partita, rimpiango soprattutto un’occasione persa . Era una delle più grandi Nazionali del Dopoguerra. Divertivamo, forse perché c’era qualche talento in più. E se Gigi Riva fosse esploso con un anno di anticipo, sarebbe stata la Nazionale più forte del Mondo”.


Giacomo Bulgarelli
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(fonte: Franco Vannini - l’Unità)