Il Servizio sanitario nazionale esce dalla fase più acuta della pandemia con conti in equilibrio, ma resta segnato da profonde disuguaglianze territoriali e da criticità strutturali che ne limitano l’efficacia. È il quadro tracciato dalla Corte dei conti nella Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi sanitari regionali, approvata dalla Sezione autonomie con la Delibera n. 21/SEZAUT/FRG/2025.

Nel triennio 2022-2024 la spesa sanitaria pubblica è cresciuta da 131,8 a 138,3 miliardi di euro, con un aumento del 4,9% rispetto al 2023 e del 5,4% rispetto al 2022. Tuttavia, l’effetto dell’inflazione ha ridotto la crescita reale a poco più dell’1%, segnalando una dinamica di spesa più difensiva che espansiva. L’incidenza sul Pil resta stabile tra il 6,3% e il 6,4%, ben al di sotto della media europea del 6,9%.

A trainare l’aumento sono soprattutto le spese per il personale (+5,6%) e per i consumi intermedi (+7,5%). Secondo la magistratura contabile, il rischio è quello di un sistema che utilizza le risorse aggiuntive per preservare l’esistente, senza rafforzare realmente capacità, servizi e prevenzione.


Cresce la spesa privata, si indebolisce l’equità

Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 185 miliardi di euro. Il 74% è a carico della pubblica amministrazione e delle assicurazioni obbligatorie, ma ben il 22% grava direttamente sulle famiglie, mentre il 3% è sostenuto dai regimi volontari. Una quota privata tra le più elevate in Europa, che per la Corte dei conti indebolisce l’universalità del sistema e l’equità di accesso.

La spesa “out of pocket” si è attestata a 41,3 miliardi di euro, in lieve calo rispetto al 2023, ma resta elevata soprattutto per visite specialistiche, esami diagnostici e farmaci. Il ricorso al privato viene spesso utilizzato come ammortizzatore rispetto ai lunghi tempi di attesa e alle carenze di personale del pubblico, con effetti regressivi che penalizzano i redditi più bassi.

Parallelamente continuano a crescere fondi sanitari e assicurazioni, che nel 2024 hanno raggiunto i 6,36 miliardi di euro, con un incremento dell’8,4% in un solo anno.


Divari territoriali e mobilità sanitaria

Restano marcate le disuguaglianze nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. Il disallineamento tra Nord e Sud rimane evidente, così come le difficoltà strutturali delle Regioni in piano di rientro – Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo e Puglia – che, nonostante alcuni miglioramenti nei conti, faticano a garantire prestazioni omogenee.

Aumenta anche la mobilità sanitaria interregionale, segnale di una diversa attrattività dei sistemi regionali e di una persistente asimmetria nella capacità di offerta dei servizi.


PNRR, ritardi e carenze di personale

Sul fronte degli investimenti, la Missione 6 del PNRR destina 15,6 miliardi di euro al rafforzamento della sanità territoriale, alla digitalizzazione e alle infrastrutture. A fine 2024 risultava completato il 41% degli obiettivi, mentre il restante 59% dovrà essere realizzato tra il 2025 e il 2026.

Le Case della Comunità (1.038 previste) e gli Ospedali di Comunità (almeno 307) rappresentano l’asse portante della riforma territoriale. Tuttavia, il monitoraggio della Corte evidenzia ritardi nell’avvio dei cantieri e difficoltà nel reperimento del personale sanitario e tecnico, fattori che rischiano di compromettere la piena operatività delle nuove strutture, soprattutto nel Mezzogiorno.


Farmaci e personale: equilibrio fragile

Nel 2024 la spesa farmaceutica complessiva ha superato il tetto programmato del 15,3% del Fondo sanitario nazionale. I nuovi tetti di spesa e il meccanismo di payback hanno garantito l’equilibrio finanziario, ma restano forti incertezze legate al contenzioso con le imprese. Cresce, intanto, l’utilizzo di farmaci generici e biosimilari.

Sul fronte del personale, la Corte segnala il ricorso diffuso a contratti flessibili e, in alcune regioni, ai cosiddetti “gettonisti”, una soluzione costosa che richiede un controllo stringente. La difficoltà di reclutamento e di fidelizzazione del personale riflette una carenza strutturale di risorse e di programmazione.


Le prospettive al 2028

Secondo le stime del Ministero dell’Economia, la spesa sanitaria arriverà a 155,6 miliardi di euro nel 2028, con una crescita media annua del 3,7%. L’incidenza sul Pil resterà stabile, ma la sostenibilità dipenderà dal contenimento della spesa previdenziale e dall’evoluzione demografica. Il welfare italiano entra così in una fase di riassestamento, con la sanità ancora centrale ma sottoposta a forti pressioni.


La sfida decisiva

La Corte dei conti richiama la necessità di rafforzare la governance, accelerare gli investimenti, stabilizzare il personale e ridurre i divari territoriali. La tenuta finanziaria del sistema è stata finora garantita, ma non basta. Il futuro del Servizio sanitario nazionale dipenderà dalla capacità di trasformare l’aumento nominale della spesa in servizi migliori, più efficienti e più equi, in linea con il diritto universale alla salute sancito dalla Costituzione.