Il progetto di risoluzione promosso da Francia e Arabia Saudita, che verrà discusso il mese prossimo all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mette al centro il riconoscimento di uno Stato palestinese e la riaffermazione del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi.
Il documento, conosciuto come "Dichiarazione di New York", prevede all'articolo 39 "il sostegno alla soluzione del problema dei rifugiati, con la conferma del diritto al ritorno".
La proposta richiama esplicitamente la Risoluzione ONU n. 194, approvata dall'Assemblea Generale nel 1948, che riconosce ai palestinesi la possibilità di tornare nelle loro case o, in alternativa, di ricevere un risarcimento. Tuttavia, né la nuova dichiarazione né la risoluzione del 1948 chiariscono se il ritorno debba riguardare i territori all'interno dei confini israeliani del 1948 o i futuri territori destinati a uno Stato palestinese.
Il testo, reso pubblico dalla missione francese presso le Nazioni Unite, ribadisce anche l'adesione all'Iniziativa di pace araba, sostenuta dalla Lega Araba, che propone una normalizzazione dei rapporti con Israele in cambio del ritiro dai territori occupati e della soluzione della questione dei rifugiati.
La Dichiarazione di New York, firmata il 29 luglio da dodici Paesi tra cui Francia, Egitto, Messico, Arabia Saudita e Regno Unito, oltre che dall'Unione Europea e dalla Lega Araba, fa parte di una più ampia manovra diplomatica franco-saudita. In base a questo percorso, i Paesi firmatari intendono riconoscere formalmente la Palestina come Stato membro durante la sessione dell'Assemblea Generale di settembre.
La proposta ha sollevato dure critiche in Israele. Yigal Carmon, presidente del MEMRI Institute for Research, ha dichiarato al sito israeliano Davar che l'iniziativa equivale di fatto a una revoca del riconoscimento dello Stato di Israele: "Un simile passo – ha affermato – riporterebbe la situazione al 1948, riaprendo il conflitto violento tra israeliani e palestinesi sull'intera area compresa tra il Mediterraneo e il Giordano".
Da parte francese, tuttavia, è arrivata una smentita. L'inviato speciale del presidente Emmanuel Macron, Ofer Bronstein, ha spiegato che si è trattato di un errore di formulazione e che la versione corretta del documento sottolinea come la questione dei rifugiati debba essere risolta attraverso negoziati diretti tra le due parti.
Il voto all'ONU del prossimo mese sarà quindi un banco di prova cruciale: potrebbe segnare un passo avanti verso il riconoscimento internazionale della Palestina, ma allo stesso tempo rischia di alimentare nuove tensioni sul terreno.


