L'alba di questa domenica 11 gennaio 2026 ha restituito a Roma il volto brutale di una violenza che non accenna a placarsi, con il cuore pulsante della stazione Termini trasformato in un teatro di sangue.
Tutto è iniziato nel cuore della notte in via Giolitti, dove un uomo di 57 anni è stato circondato da un branco di aggressori e pestato con una ferocia tale da lasciarlo in fin di vita sull'asfalto, prima di essere trasportato d'urgenza al Policlinico Umberto I. Mentre la Polizia stringeva il cerchio attorno a quattro stranieri sospettati, appena un’ora dopo e a pochi metri di distanza, in Via Manin la furia si è abbattuta su un rider, ferito in una seconda aggressione che conferma l’estrema pericolosità di uno scalo ferroviario, che serve circa 480.000 persone al giorno.

Questa esplosione di violenza non rappresenta un caso isolato, ma costituisce il tragico apice di un mese di gennaio 2026 iniziato sotto il segno del ferro e del fuoco per l'intera Capitale. Mentre a Città Giardino e Montesacro i Carabinieri tentano di arginare una "mala movida" sempre più armata — arrivando a sequestrare coltelli da combattimento lunghi trenta centimetri e arrestando spacciatori che non esitano a opporre una violenta resistenza fisica al momento del fermo — nei quartieri storicamente più complessi la insicurezza sociale ha ormai superato i livelli di guardia.
A Tor Bella Monaca, il quadrante est di Roma si conferma una trincea urbana: le piazze di spaccio all'ombra delle torri sono teatri di uno scontro perenne tra lo Stato e la criminalità. Qui, alle massicce operazioni interforze che portano a sequestri di droga e armi, si alternano brutali regolamenti di conti tra fazioni rivali che si contendono il controllo dei lotti. Anche al Quarticciolo, la situazione è diventata insostenibile per i residenti; il quartiere è ostaggio di un sistema che non si limita al narcotraffico, ma che vede un incremento preoccupante di rapine violente ai danni di passanti e degli stessi abitanti, spesso aggrediti per pochi euro o per un cellulare da bande di giovani che presidiano i lotti con impunità.

Roma detiene il primato nazionale per il numero totale di furti e rapine denunciati, molti dei quali sfociano in episodi di violenza fisica. 

La situazione non migliora spostandosi verso il litorale di Ostia, dove la pressione della criminalità organizzata si mescola a episodi di microcriminalità diffusa, o nei vicoli del Centro Storico, dove la movida degenera sistematicamente in risse e violenze di gruppo. Parallelamente, il fronte dell'emergenza abitativa  Roma è diventata una polveriera sociale. La tensione è culminata nelle scorse settimane con le proteste sotto il Campidoglio e i recenti presidi a via Santa Croce in Gerusalemme per difendere lo stabile dello Spin Time Labs da un possibile sgombero, un clima di incertezza che si somma alle operazioni condotte tra novembre e dicembre a Cinecittà Est e nel quartiere Don Bosco, dove lo sgombero forzato di numerosi appartamenti occupati ha innescato violenti scontri di piazza e blocchi stradali, portando alla luce la gestione di migliaia di immobili sottratti illegalmente che la Prefettura sta tentando di recuperare attraverso un piano straordinario di riassegnazione volto a colpire il racket delle occupazioni gestito dalla criminalità locale.

E non manca la violenza politica, tradizione locale vecchia di almeno 2.500 anni. L'episodio alla Tuscolana, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2026, ha segnato un drammatico ritorno dell'odio politico nella capitale. Quattro giovani militanti di Gioventù Nazionale sono stati vittime di un agguato premeditato mentre affiggevano manifesti per la commemorazione di Acca Larentia.
Un gruppo di circa venti assalitori a volto coperto, armati di spranghe, bastoni e coltelli, li ha sorpresi nel parcheggio di un supermercato. Uno dei giovani è stato trasportato in codice giallo all'ospedale San Giovanni per contusioni multiple, mentre la Digos analizza i video dell'assalto per identificare i responsabili, riconducibili ad ambienti dell'estremismo di sinistra. Nelle stesse ore, un altro segnale inquietante è arrivato dalla periferia nord, dove la sede della CGIL di Primavalle è stata colpita da cinque colpi d'arma da fuoco che hanno trapassato le vetrate. 

Parallelamente, la città affronta un'ondata di criminalità predatoria che non risparmia le fasce più deboli. Tra la fine di novembre e dicembre 2025, un'imponente operazione dei Carabinieri ha portato all'arresto di 18 persone appartenenti a una banda specializzata in rapine in casa ai danni di anziani. La banda, che faceva base in un campo nomadi di via Gordiani, agiva con spregiudicatezza: i membri, alcuni dei quali coordinati dal carcere di Regina Coeli tramite telefoni illeciti, sequestravano e terrorizzavano le vittime, spesso sorprese mentre guardavano la televisione, costringendole a consegnare orologi di lusso e contanti. I proventi dei colpi venivano poi esibiti sui social network come trofei, a conferma di una sistematica e spavalda attività delinquenziale che contribuisce a un clima di insicurezza diffusa in ogni quadrante della città. 

Roma registra un incremento nelle denunce per lesioni dolose, con un aumento stimato del 13,65% rispetto agli anni precedenti. Un dato allarmante riguarda le strutture sanitarie, con una media di circa 5 aggressioni al giorno ai danni di medici e infermieri negli ospedali della capitale.

In tema di aggressioni a sfondo sessuale, l'opinione pubblica romana è rimasta scossa dai recenti fatti di cronaca che hanno visto vittime giovani donne: a metà dicembre 2025, una ragazza di 24 anni è stata sequestrata e violentata in pieno centro, un episodio a cui è seguita, pochi giorni dopo, un'altra aggressione ai danni di una studentessa all'uscita della stazione della metropolitana, crimini che hanno generato allarme sociale in merito alla sicurezza delle donne in città.
Parallelamente, la cronaca degli ultimi sei mesi ha purtroppo registrato anche casi di violenza a sfondo omofobo, con diverse denunce di aggressioni verbali e fisiche in aree centrali della Capitale, episodi che hanno portato la comunità LGBTQ+ a richiedere maggiori tutele e un'azione più incisiva da parte delle autorità per contrastare l'odio e la discriminazione.

Secondo i dati dell'Indice della Criminalità 2025 (pubblicato dal Sole 24 Ore a novembre 2025) e i recenti report della Questura, Roma è la città italiana con i numeri più allarmanti, registrando circa 9.800 inchieste legate alla violenza di genere nell'ultimo anno, con una media drammatica di 10 "codici rossi" al giorno e  con oltre 500 casi di violenza sessuale consumata denunciati formalmente in un anno.  (Censis)

Dulcis in fundo, negli ultimi sei mesi Roma si è confermata la provincia italiana più colpita dai furti in abitazione, con una media che tocca circa i 31 appartamenti svaligiati ogni giorno. Nonostante un lieve calo complessivo dei crimini registrato nel 2025, i dati dell'Osservatorio Censis-Verisure indicano che la Capitale mantiene il primato nazionale assoluto per numero di denunce, con oltre 13.000 episodi annui che rappresentano circa il 9% del totale nazionale.

A Roma, il lassismo istituzionale ha storicamente favorito una sovrapposizione tra la cultura del sussidio (spesso legata a una visione assistenzialista) e il controllo del territorio. 
Per secoli, a Roma, la legge non è stata un principio terzo (lo Stato di Diritto), ma l'emanazione della volontà del Sovrano Pontefice. Questo ha generato una cultura politica basata sulla dispensa, sul privilegio e sulla deroga piuttosto che sulla norma uguale per tutti.
Il "lassismo" romano nasce storicamente dalla consapevolezza che ogni regola può essere mediata o condonata tramite l'intercessione o la benevolenza del potere.
Questa eredità rende oggi estremamente difficile la gestione liberale e rigorosa della città, dove il rispetto del regolamento viene spesso percepito come un'imposizione esterna da aggirare, piuttosto che come un patto civico.

Una mentalità utile, anzi indispensabile, per mantenere la popolazione in una condizione di sudditanza più che di cittadinanza, onde garantire al Potere una secolare mancanza di investimento nel capitale umano, cioè di rinnovamento.
Sta di fatto, però, che un popolo tenuto ai margini della conoscenza è un popolo più facilmente controllabile attraverso il sussidio e il clientelismo, ma è anche una massa critica che fatica a sviluppare quel senso di legalità astratta necessario per far funzionare una metropoli moderna.

Roma è un caso unico al mondo in cui la stratificazione millenaria del potere ha creato una forma di "resistenza" naturale alla regola scritta. Un luogo dove il lassismo non è semplice pigrizia o inettitudine, ma un'eredità del sistema delle "grazie" e delle dispense.