La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a salire dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha lanciato un duro avvertimento alle autorità iraniane, accusate di reprimere violentemente le proteste popolari in corso nel Paese. In un breve messaggio pubblicato sul suo social network Truth Social, Trump ha dichiarato che Washington è “pronta a intervenire” qualora i manifestanti pacifici venissero uccisi.
«Se l’Iran spara e uccide violentemente i manifestanti pacifici, come è loro abitudine, gli Stati Uniti d’America andranno in loro soccorso», ha scritto il presidente, aggiungendo che gli USA sono “locked and loaded”, pronti all’azione. Trump non ha però fornito dettagli concreti su quali misure potrebbe adottare l’amministrazione americana.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Ali Larijani, consigliere senior della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, ha invitato Trump alla prudenza, avvertendo che un intervento statunitense negli affari interni iraniani rischierebbe di destabilizzare l’intero Medio Oriente e di danneggiare gravemente gli interessi americani nella regione.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di forte instabilità interna per l’Iran. Da quasi una settimana, il Paese è attraversato da proteste di massa scatenate dal peggioramento delle condizioni economiche e dal crollo del rial rispetto al dollaro sul mercato nero. Secondo diverse fonti, almeno otto persone sarebbero morte negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza.
Giovedì, durante il quinto giorno di proteste, sei persone sono state uccise in diverse città del Paese. Due morti sono state segnalate nella città sud-occidentale di Lordegan, mentre altre vittime si sono registrate ad Azna, Kouhdasht, Fuladshahr e Marvdasht. Le autorità iraniane non hanno chiarito se le persone uccise fossero manifestanti o membri delle forze di sicurezza, ma gruppi per i diritti umani sostengono che almeno alcune delle vittime fossero civili disarmati.
Filmati diffusi sui social media mostrano auto incendiate e violenti scontri nelle strade, anche a Teheran. Particolarmente tesa è stata la situazione a Kouhdasht, dove la morte di un giovane ha acceso ulteriormente gli animi. Le autorità sostengono che si trattasse di un membro delle forze di sicurezza, ma i manifestanti affermano che fosse uno di loro, ucciso durante le proteste. Durante il funerale, a cui hanno partecipato migliaia di persone, sono scoppiati nuovi scontri quando le forze di sicurezza hanno tentato di prendere il controllo del feretro, venendo respinte dalla folla.
Le proteste sono iniziate domenica a Teheran tra i commercianti, per poi estendersi rapidamente ad altre città e coinvolgere studenti universitari. In molte manifestazioni si sono levati slogan contro il regime e contro la Guida Suprema Khamenei. Alcuni manifestanti hanno apertamente chiesto la fine del suo governo, arrivando persino a invocare un ritorno alla monarchia.
Si tratta delle proteste più diffuse dalla rivolta del 2022, esplosa dopo la morte in custodia di Mahsa Amini, anche se al momento non hanno raggiunto la stessa intensità. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato di voler ascoltare le “legittime richieste” dei cittadini, mentre il procuratore generale Mohammad Movahedi-Azad ha promesso una risposta “decisiva” contro qualsiasi tentativo di destabilizzazione.
Sul piano internazionale, il clima resta teso anche per gli sviluppi militari degli ultimi mesi. A giugno, su ordine di Trump, gli Stati Uniti avevano colpito siti nucleari iraniani, sostenendo di aver rallentato significativamente il programma atomico di Teheran, un’affermazione respinta con forza dall’Iran. In risposta, Teheran aveva lanciato missili contro una grande base militare statunitense in Qatar.
Con le proteste ancora in corso e lo scontro verbale tra Washington e Teheran sempre più acceso, il rischio di una nuova escalation regionale resta elevato.


