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L'Oms lancia l'allarme: Ebola, hantavirus e caldo estremo mettono sotto pressione la sanità mondiale

Tre emergenze sanitarie molto diverse tra loro, ma accomunate dalla necessità di una risposta internazionale sempre più rapida ed efficace. È questo il quadro delineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel briefing tenuto oggi dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha aggiornato la comunità internazionale sull'evoluzione dell'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, sul focolaio di hantavirus sviluppatosi a bordo di una nave da crociera e sull'ondata di caldo estremo che sta interessando gran parte dell'emisfero settentrionale.

Il messaggio dell'Oms è chiaro: in alcuni casi i progressi sono evidenti, ma le risorse economiche e operative disponibili continuano a non essere sufficienti per fronteggiare crisi sanitarie sempre più complesse e aggravate da fattori geopolitici, climatici e umanitari.

Ebola nella Repubblica Democratica del Congo: oltre mille contagi e quasi trecento vittime
L'emergenza più preoccupante resta quella provocata dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. A cinque settimane dall'individuazione del focolaio, la risposta sanitaria è cresciuta in maniera significativa grazie al coordinamento del governo congolese e al sostegno dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'Africa CDC.

La capacità di assistenza è stata notevolmente ampliata: i posti letto destinati ai malati sono passati da meno di dieci a oltre cinquecento, distribuiti in diciannove strutture sanitarie, mentre la rete laboratoristica è stata completamente potenziata. Se inizialmente a Kinshasa era possibile effettuare appena una trentina di test diagnostici al giorno, oggi nove laboratori attivi in tre province riescono ad analizzare oltre duemila campioni quotidianamente.

Anche sul piano clinico emergono primi risultati incoraggianti: oltre cento pazienti sono già guariti. Tuttavia il bilancio complessivo dell'epidemia continua a destare forte preoccupazione.

Ad oggi sono stati confermati 1.094 casi di infezione e 277 persone hanno perso la vita. Numeri che, secondo il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, dimostrano come il virus stia continuando a diffondersi con una velocità superiore rispetto alla capacità di risposta sanitaria.

Tra le principali criticità evidenziate dall'Oms figurano un tracciamento dei contatti ancora insufficiente, una capacità di ricovero che rimane limitata rispetto all'evoluzione dell'epidemia, le difficoltà nell'organizzazione delle sepolture sicure e la forte pressione esercitata sull'intero sistema sanitario nazionale. A complicare ulteriormente gli interventi contribuiscono anche le chiusure delle frontiere e un contesto regionale già profondamente segnato da decenni di instabilità politica, conflitti armati e crisi umanitarie.

Al via la sperimentazione di nuovi antivirali
Per cercare di ridurre la mortalità provocata dal virus Bundibugyo, responsabile dell'attuale epidemia, l'Oms ha annunciato che già dalla prossima settimana inizierà nella Repubblica Democratica del Congo una sperimentazione clinica su due farmaci antivirali: MBP134 e remdesivir.

Lo studio sarà accompagnato da un'intensa attività di informazione e coinvolgimento delle comunità locali, affinché la popolazione comprenda finalità e modalità della sperimentazione. Parallelamente sono già stati predisposti i piani logistici necessari per garantire una rapida distribuzione dei farmaci qualora i risultati dimostrassero efficacia e sicurezza.

Nel frattempo il virus ha già superato i confini congolesi. Un nuovo contagio è stato registrato in Uganda, dove i casi complessivi sono saliti a venti, tutti riconducibili al focolaio originario della Repubblica Democratica del Congo.

Anche la Francia ha segnalato un caso importato: un operatore sanitario dell'organizzazione umanitaria ALIMA, rientrato dopo aver assistito pazienti nel Paese africano, è risultato positivo al virus ed è attualmente sottoposto a monitoraggio e cure.

Particolarmente allarmante è il numero degli operatori sanitari coinvolti nell'epidemia. Quasi ottanta medici, infermieri e operatori sono stati contagiati durante l'assistenza ai pazienti, un dato che evidenzia l'elevato rischio professionale e rafforza la necessità di investire nella prevenzione delle infezioni, nella formazione del personale e nella disponibilità di adeguati dispositivi di protezione.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità invita inoltre tutti i Paesi a prepararsi alla gestione sicura del personale inviato nelle aree colpite, predisponendo procedure per eventuali evacuazioni sanitarie e garantendo informazioni puntuali sui rischi e sulle misure di protezione.

Servono oltre mezzo miliardo di dollari
L'imponente risposta sanitaria predisposta da Africa CDC e Oms richiede risorse economiche molto elevate. Il piano continentale presentato nelle scorse settimane prevede infatti un fabbisogno finanziario stimato in 518 milioni di dollari.

La prossima settimana sarà pubblicato il primo rapporto sul livello effettivo dei finanziamenti promessi dalla comunità internazionale. Al momento, però, le disponibilità economiche risultano ancora ben al di sotto delle necessità operative.

Nonostante l'espansione del focolaio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità continua comunque a ritenere basso il rischio di diffusione globale.

Hantavirus: il focolaio della nave da crociera verso la conclusione
Situazione decisamente più favorevole per quanto riguarda l'epidemia di hantavirus che nelle scorse settimane aveva interessato una nave da crociera.

Il numero dei casi confermati rimane fermo a tredici, con tre decessi registrati.

Le autorità sanitarie hanno identificato e monitorato oltre 650 contatti distribuiti in 33 Paesi e territori. Tutti, tranne 54 persone ancora sottoposte a sorveglianza, hanno ormai completato il periodo di quarantena.

Se entro il prossimo 2 luglio non emergeranno ulteriori infezioni, l'Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarerà conclusa l'epidemia.

La sorveglianza scientifica, tuttavia, continuerà. Gli esperti stanno ancora cercando di comprendere come il virus abbia iniziato a circolare a bordo dell'imbarcazione e quali siano stati i meccanismi di trasmissione.

Parallelamente sono stati avviati studi internazionali che coinvolgono 21 Paesi con l'obiettivo di approfondire la conoscenza della malattia e migliorare le future strategie terapeutiche.

L'Oms sta inoltre lavorando per ottenere un campione del virus da conservare presso il BioHub di Ginevra, una struttura considerata strategica per favorire lo sviluppo di nuovi vaccini e trattamenti antivirali.

Tedros ha espresso un particolare ringraziamento ai Paesi che hanno collaborato nella gestione dell'emergenza, con una menzione speciale alla Spagna per il ruolo svolto nel coordinamento della risposta sanitaria. Un riconoscimento è stato rivolto anche al comandante della nave, all'equipaggio e ai passeggeri per la collaborazione prestata durante tutte le fasi dell'indagine epidemiologica.

Caldo estremo, l'emergenza sanitaria che provoca mezzo milione di morti ogni anno
L'ultima grande emergenza affrontata durante il briefing riguarda il caldo estremo che in queste settimane sta interessando vaste aree dell'Europa e dell'intero emisfero settentrionale.

Secondo il direttore generale dell'Oms, il cambiamento climatico sta trasformando le ondate di calore in una delle minacce sanitarie più gravi e in più rapida crescita a livello mondiale.

Ogni anno il caldo estremo provoca circa 500 mila decessi nel mondo, molti dei quali potrebbero essere evitati attraverso adeguate misure di prevenzione e protezione.

Le persone maggiormente esposte rimangono gli anziani, i malati cronici, i bambini, le donne in gravidanza, i lavoratori che operano all'aperto o in ambienti particolarmente caldi e le fasce sociali più vulnerabili.

Le alte temperature rappresentano inoltre una criticità crescente anche per l'organizzazione dei grandi eventi internazionali e delle manifestazioni sportive.

Per questo motivo l'Organizzazione Mondiale della Sanità sta collaborando con la FIFA e con i Paesi che ospiteranno la Coppa del Mondo nell'ambito dell'iniziativa "Beat the Heat", un programma che punta a proteggere spettatori, atleti, personale e volontari attraverso piani di emergenza, sistemi di allerta precoce, campagne informative, disponibilità di acqua potabile e strategie di raffreddamento degli ambienti.

Secondo Tedros, mettere la salute al centro dell'organizzazione dei grandi eventi rappresenta non solo una misura di prevenzione, ma anche un messaggio di responsabilità globale di fronte agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.

Il quadro complessivo delineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia come le sfide sanitarie del XXI secolo siano sempre più interconnesse. Epidemie infettive, crisi climatiche e capacità di risposta dei sistemi sanitari richiedono investimenti continui, cooperazione internazionale e interventi tempestivi. I progressi registrati nelle ultime settimane dimostrano che la collaborazione tra governi, organizzazioni internazionali e comunità locali può produrre risultati concreti, ma confermano anche che senza finanziamenti adeguati e una preparazione sempre più efficace il rischio di nuove emergenze rimane elevato.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Esteri
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