Presentato alla 75ª Berlinale, Blue Moon di Richard Linklater trasforma il crepuscolo di Lorenz Hart in un’opera da camera di rara intensità. Ambientata nel maggio 1943, la pellicola distilla il passaggio di testimone tra la "vecchia Broadway" e l’ascesa dell'era Rodgers-Hammerstein. Mentre il debutto di Oklahoma! rivoluziona il musical con il suo ottimismo pastorale e patriottico, Hart si rifugia nel bar Sardi's, vivendo il successo del collega come una nemesi estetica e personale.
Ethan Hawke offre una performance magistrale, restituendo un Hart fragile e cinico, sospeso tra il genio della parola e l'abisso dell'alcolismo. Accanto a lui, Andrew Scott (Orso d’Argento) incarna il contrappunto perfetto in un duello dialettico che esplora la complessità delle collaborazioni artistiche. Linklater rinuncia ai flashback per una "conversazione totale", dove lo spazio del Sardi's diventa un’architettura della mente: tra ombre hopperiane e riflessi ambrati, la fotografia trasforma il bar in un confessionale notturno.
Il film affronta temi universali: il tramonto culturale di chi non si riconosce più nel populismo imperante e la dignità di un artista che soccombe alla modernità senza tradire la propria complessità. Blue Moon non è solo un biopic, ma una ribellione intima contro la mediocrità, una bellezza catartica che celebra la dignità artistica nel momento esatto della sconfitta.


