Riforma dell'accesso a Medicina, gli studenti contro Bernini: “Non scuse, ma dimissioni”
La frattura tra il mondo universitario e il ministero dell'Università e della Ricerca si fa sempre più profonda. Dopo le dichiarazioni e gli attacchi della ministra Anna Maria Bernini nei confronti degli studenti, la richiesta che sale dalle facoltà di Medicina non è più quella di un chiarimento, ma di un passo indietro politico.
“Dopo gli insulti e le prese in giro, da Bernini non ci aspettiamo più delle scuse, ma solo le dimissioni”, affermano i promotori della petizione berninidimettiti.it, che in poche settimane ha superato le 90mila firme, raccogliendo il sostegno di associazioni, organizzazioni studentesche, sindacati e partiti. Alla base della mobilitazione c'è la riforma dell'accesso a Medicina, giudicata dagli studenti confusa, priva di visione e incapace di rispondere ai reali bisogni del sistema sanitario.
Il clima nelle università è di disorientamento totale e ansia. Non c'è uno studente che approvi questa riforma. Non c'è programmazione, non c'è una strategia di lungo periodo. Sembra una misura pensata più per le prossime elezioni che per il futuro della sanità pubblica, ma la speranza che la riforma potesse tradursi in consenso politico si è rivelata un errore di valutazione.
Il giudizio negativo riguarda anche l'aumento dei posti disponibili e la presunta abolizione del numero chiuso. La Conferenza Stato-Regioni e il ministero della Salute avevano stimato un fabbisogno di 20mila posti a Medicina, mentre le principali sigle mediche indicavano numeri molto più bassi, tra i 10mila e i 16mila. Anche accettando la stima più alta, resta il problema dei costi: formare un medico fino alla specializzazione costa allo Stato circa 200mila euro. Se si aggiungono 4mila posti in più rispetto a quelli necessari, si buttano consapevolmente 800 milioni di euro di risorse pubbliche.
A preoccupare gli studenti sono anche le modalità di accesso illustrate dalla ministra durante l'informativa alla Camera. Le graduatorie verranno riempite prima con chi ha superato tutte e tre le prove, poi con chi ne ha superate due o una sola, con debiti da recuperare entro febbraio. Un meccanismo che smentisce le promesse iniziali del ministero. Infatti, Bernini aveva detto che sarebbe entrato solo chi avesse preso almeno 18 in tutte e tre le materie. Ora introduce correttivi e sostiene di non fare passi indietro. Ma questi lo sono, eccome.
Ulteriori criticità emergono sul recupero dei debiti, che non avverrà tramite una prova nazionale uguale per tutti, ma attraverso esami gestiti dai singoli atenei. Una scelta che rischia di aumentare le disuguaglianze tra studenti. È un disastro, manca qualsiasi coerenza nel percorso, a partire dal cosiddetto semestre filtro, difeso dalla ministra come occasione per conoscere i futuri docenti... ma se vieni assegnato a un'altra università, quei docenti non li rivedrai mai più.
Bernini ha rivendicato di aver smantellato la “lobby dei test”, ma anche su questo punto gli studenti dissentono. Le società che preparano ai test hanno detto che quest'anno hanno lavorato persino di più: c'erano tre prove da preparare e gli studenti erano completamente spaesati.
Gli studenti non pretendono di difendere il numero chiuso, ma pretendono una programmazione seria. Senza programmazione, la formazione peggiora e il Servizio sanitario nazionale idem. Il vero nodo è la carenza di specialisti in settori cruciali come emergenza-urgenza e anestesiologia, un problema che l'ingresso indiscriminato non risolve.
A questo si aggiunge un dato che solleva ulteriori sospetti: l'aumento dei posti ha riguardato soprattutto le università private, mentre negli atenei pubblici i numeri sono rimasti sostanzialmente invariati. Con i risultati del secondo appello attesi nei prossimi giorni e la graduatoria nazionale prevista per gennaio, le aspettative sono basse. Se al primo appello è passato solo il 10% degli studenti e al secondo la prova di fisica era ancora più difficile, è irrealistico pensare a un esito positivo.
Ma la ministra Bernini, tra i rappresentanti del partito azienda Forza Fininvest all'interno del governo Meloni, bolla la protesta degli studenti come unicamente motivata da pregiudizi politici, tanto da essere alimentata dall'opposizione:
"Questa degli studenti è la strategia del caos: parlano ma non ascoltano. Comincio a preoccuparmi quando qualche partito politico fa loro eco. Bisogna chiamare le cose col loro nome, non è una contestazione di studenti: sono studenti Udu [Unione degli universitari, ndr], diciamo piccoli Landini e piccoli Schlein, che protestano legittimamente perché contrari alla riforma di medicina. Mi spiace moltissimo che alcuni partiti politici strumentalizzino questa protesta di studenti Udu, perché il messaggio che dobbiamo dare è che la riforma deve funzionare per loro".