Epstein, scontro al Congresso: accuse al Dipartimento di Giustizia per i nomi nascosti
Alta tensione alla Camera dei Rappresentanti durante l'audizione della procuratrice generale Pam Bondi sul caso Epstein. Il deputato repubblicano Thomas Massie (Kentucky) l'ha accusata apertamente di aver nascosto i nomi di figure potenti legate al finanziere Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali e morto in carcere nel 2019.
Il punto più duro dello scontro riguarda il nome del miliardario Leslie Wexner, fondatore ed ex CEO di L Brands (Victoria's Secret). Massie ha denunciato la cancellazione del suo nome da un documento dell'FBI che elenca potenziali co-cospiratori nell'indagine per traffico sessuale.
Bondi ha risposto che il nome di Wexner compare in altri fascicoli già pubblicati e che la cancellazione è stata rimossa “entro 40 minuti” dalla segnalazione. La replica di Massie è stata ovvia e naturale: “Quaranta minuti da quando vi ho colti con le mani nel sacco”.
Questo battibecco è stato solo uno dei tanti. Deputati di entrambi i partiti hanno criticato il Dipartimento di Giustizia per gli eccessivi interventi e per la mancata pubblicazione di una parte dei documenti, nonostante una legge federale approvata quasi all'unanimità nel novembre scorso imponga la diffusione della quasi totalità dei file.
A fine mese il Dipartimento ha pubblicato quella che ha definito la tranche finale: oltre 3 milioni di pagine. I documenti hanno riacceso l'attenzione su persone ricche e influenti che hanno avuto rapporti con Epstein anche dopo la sua condanna per prostituzione minorile. Secondo i parlamentari, però, le parti oscurate vanno oltre le eccezioni previste dalla legge. Altri materiali non sono stati pubblicati per presunti “privilegi legali”.
Bondi ha difeso l'operato del Dipartimento: oltre 500 avvocati coinvolti, tempi strettissimi e revisione di una mole enorme di carte. Ha ammesso che alcune identità delle vittime sono state divulgate “inavvertitamente” e ha respinto le accuse: “Ho passato la mia carriera a difendere le vittime, e continuerò a farlo”.
Wexner aveva assunto Epstein come gestore del proprio patrimonio negli anni '80. In seguito lo ha accusato di aver usato il suo denaro per acquistare beni e immobili, sostenendo di aver interrotto i rapporti nel 2007, dopo i primi guai giudiziari di Epstein. Wexner nega di aver saputo delle attività criminali e non è mai stato incriminato.
Bondi ha definito le critiche come “teatrali” e ha risposto più volte con attacchi personali ai parlamentari e con elogi all'ex presidente Donald Trump, definito “il più grande degli stati Uniti”! E invece di rispondere nel merito alle domande che le venivano poste, ecco un esempio di cosa diceva...
La vicenda Epstein ha interessato Pam Bondi fion dal suo insediamento al Dipartimento di Giustizia. La scelta iniziale di non pubblicare nuovi documenti aveva scatenato proteste anche tra i sostenitori online di Trump, riportando l'attenzione sulla sua passata amicizia con Epstein.
La deputata democratica Pramila Jayapal ha chiesto a Bondi di scusarsi con le vittime presenti in aula per la diffusione dei loro nomi. La risposta è stata tagliente: nessuna scusa e accusa di “teatrini politici”.
L'audizione si inserisce in un clima già teso: il giorno prima, una giuria federale aveva rifiutato di incriminare sei parlamentari democratici per un video contro ordini militari illegittimi. Intanto cresce la critica sulla perdita di indipendenza del Dipartimento di Giustizia, accusato di indagini selettive e allineate alle battaglie politiche di Trump, compresi i tentativi – falliti – di colpire figure come l'ex direttore dell'FBI James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James.
Il quadro è chiaro: il caso Epstein non è solo una questione giudiziaria. È diventato un campo di battaglia politico, con accuse di insabbiamenti, documenti oscurati e un Dipartimento di Giustizia sotto pressione come non mai. E la storia, evidentemente, è tutt'altro che chiusa.