In milioni contro il "re" Trump: l'America è scesa in piazza per difendere la democrazia
Un'onda umana senza precedenti ha invaso le città degli Stati Uniti. Da New York a Los Angeles, da Washington a Chicago, quasi sette milioni di persone sono scese in strada al grido di "No Kings" – "Nessun re" – in aperta opposizione al Presidente Donald Trump e alla sua progressiva concentrazione - persino contro ogni regola - del potere esecutivo. Un messaggio chiaro: l'America non è una monarchia e il popolo non accetterà la trasformazione della democrazia in un regime autoritario.
"La Costituzione non è opzionale" – Il popolo contro l'accentramento del potere
A New York in una Times Square completamente bloccata dalla folla, cartelli e slogan parlavano chiaro: "Democracy not Monarchy", "The Constitution is not optional". Il messaggio è stato ribadito in tutte le principali città: Trump sta agendo come un monarca moderno, abusando degli ordini esecutivi per smantellare pezzi di stato sociale e federalismo, ignorando le obiezioni dei governatori, e mobilitando truppe della Guardia Nazionale come strumento politico.
Secondo gli organizzatori, si tratta della più grande protesta pacifica nella storia degli Stati Uniti. Nessun arresto di rilievo, nessuna violenza: la rabbia c'era, ma era incanalata nel denunciare con determinazione il mancato rispetto del diritto, non nel caos.
Una nazione in allarme democratico
"Ho la sensazione di vedere quella che era l'Italia del Ventennio", ha detto un immigrato italiano intervistato dalla BBC. "Tutte le istituzioni – Congresso, Corte Suprema, governo – sembrano piegate al potere esecutivo. Per questo siamo in lotta. Non per un partito, ma per il futuro dell'America".
"Vedo un chiaro spostamento verso il fascismo. Il presidente sta mettendo le mani sullo Stato come se fosse proprietà privata".
Trump nega l'evidenza, ma rafforza i poteri presidenziali
Trump respinge le accuse di autoritarismo definendole " isteriche" e sostiene che le sue mosse siano necessarie per ricostruire una nazione in crisi. Eppure, le sue azioni parlano da sole: ordini esecutivi usati - spesso illegalmente - per aggirare il Congresso, chiamata alla persecuzione giudiziaria dei suoi oppositori, dispiegamento della Guardia Nazionale contro il parere dei governi statali.
In un'intervista a Fox News, Trump ha dichiarato: "Non sono un re", mentre le piazze gli rispondevano: se non lo è, perché si comporta come tale?
"È questa la democrazia"
A Washington, New York, Miami, Los Angeles, i manifestanti hanno scandito lo stesso slogan: "This is what democracy looks like" – “Ecco ciò che è la democrazia". Una democrazia che resiste, che rifiuta la passività. Elicotteri e droni sorvolavano le manifestazioni. La Guardia Nazionale era pronta, ma non è intervenuta.
Il senatore Bernie Sanders ha parlato a Washington davanti a migliaia di persone: "Non siamo in piazza perché odiamo l'America. Siamo qui perché l'amiamo profondamente e non permetteremo che venga trasformata in un regime autoritario".
Anche legislatori democratici come Chuck Schumer, Cory Booker e Adam Schiff hanno partecipato, ribadendo che il ruolo del popolo non è quello di obbedire ai potenti, ma di controllarli.
Una protesta globale
Le manifestazioni non si sono limitate ai soli Stati Uniti. A Berlino, Madrid, Roma, Londra e Toronto migliaia di persone hanno espresso solidarietà. Il messaggio è universale: l'autoritarismo non ha confini. L'America in crisi democratica è un pericolo globale.
Una presidenza sempre più impopolare
Secondo un recente sondaggio Reuters/Ipsos, solo il 40% degli americani approva l'operato di Trump, mentre il 58% lo disapprova. Numeri che fotografano una nazione sull'orlo di una frattura istituzionale profonda. E mentre il presidente insiste nel definirsi uomo del popolo, milioni di cittadini scendono in piazza per dirgli che il popolo non lo riconosce come sovrano.
La "battaglia" è appena iniziata
Le proteste "No Kings" non sono solo un evento. Sono un segnale. Milioni di persone si sono svegliate, hanno visto la minaccia e si sono messe in marcia. La domanda non è più se l'America è in pericolo democratico, ma se i cittadini avranno la forza e la determinazione di fermare la deriva autoritaria in corso.
La storia giudicherà questo momento. E oggi, milioni di voci hanno gridato: non siamo sudditi, siamo cittadini. E la democrazia non è in vendita.
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