Il 30 aprile 1979 usciva “Non Siamo Mica Gli Americani!”, il secondo lavoro in studio di Vasco Rossi. Un anniversario che non è soltanto celebrativo, ma rappresenta l’occasione per tornare alle radici di un percorso artistico ancora in fase di costruzione, ma già segnato da intuizioni decisive. Nel disco, emerge un artista “nuovo”, coraggioso, molto più sicuro di sé e, senza dubbio, già pronto a cogliere, prima di altri, sensazioni, umori e nuove tendenze che muovono i primi passi in attesa di affermarsi definitivamente. Registrato a Bologna nel 1978, il disco nasce in un momento di transizione. Vasco si è lasciato alle spalle l’esperienza di Punto Radio, ma continua a lavorare come disc-jockey, mantenendo un contatto diretto con la musica e con il pubblico che diventerà una delle cifre distintive della sua carriera. Attorno a lui prende forma quella che diventerà la storica “combriccola” del Blasco, con figure fondamentali come Gaetano Curreri, Maurizio Solieri e Massimo Riva.

 

Se il primo disco (“...Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone”) mostrava un Vasco ancora in fase di rodaggio, qui, avviene la svolta: emergono chiaramente le due anime che lo renderanno unico. Da una parte, quella romantica e fragile, dall’altra, quella irriverente e provocatoria. È una tensione che attraversa tutto il disco e che trova la sua forma più compiuta in due brani simbolo: “Albachiara” e “Fegato, Fegato Spappolato”.

 

Il titolo stesso è già un manifesto. Quel punto esclamativo, suggerito da Riccardo Bellei, è una dichiarazione ironica e politica, profondamente radicata nell’Italia di fine anni ’70. In “(Per Quello Che Ho Da Fare) Faccio Il Militare”, Vasco trasforma la propria esperienza di leva in una satira tagliente, capace di intercettare il disagio di un’intera generazione. Non a caso, fu proprio il passaparola tra i militari a mantenere vivo il disco quando il successo sembrava ancora lontano.

 

E perché il successo, all’inizio, non arrivò. Furono figure come Gianni Morandi e Renzo Arbore a dargli visibilità, ospitandolo in programmi come “L'Altra Domenica” e “10 Hertz”. Anche i concerti erano spesso difficili, segnati da un pubblico freddo, quando non apertamente ostile. Ma sotto quella superficie, qualcosa stava già cambiando.

 

Musicalmente, il disco è un laboratorio: otto tracce che mescolano rock, pop, jazz e influenze dance, più che raccontare storie costruiscono atmosfere. Queste canzoni rappresentano Vasco che sboccia e che prende forma. Eppure, le sue canzoni permettono all’ascoltatore genuino un’assimilazione diretta e immediata, senza alcun tipo di difficoltà e, per questo, rimangono vive e attuali, ancora da cantare. L’apertura con “Io Non So Più Cosa Fare” è un esempio di ironia corrosiva che si inserisce perfettamente nel clima culturale dell’epoca, tra crisi dell’identità maschile e fermento femminista, una ballata apparentemente innocente che racchiude nel testo la vena provocatoria di Vasco, scatenando l'ira dei benpensanti.

 

“Fegato, Fegato Spappolato” è, invece, il primo vero manifesto del Blasco: la critica alla società di provincia, nel suo finto perbenismo fatto di piccole botteghe, feste di paese, famiglie tradizionali e piccole comunità apparentemente felici, ma tremendamente ingessate e feroci nel giudicare, isolare e tentare di arginare chiunque avesse aspirazioni diverse da quelle della maggioranza. Un pezzo impreziosito, alla fine, con un omaggio  esplicito ai Sex Pistols e alla loro "God Save The Queen".

 

Poi, c’è “Albachiara”, nata da un’intuizione musicale di Massimo Riva e arricchita dal pianoforte di Curreri: una canzone destinata a diventare eterna, capace di raccontare l’adolescenza con una delicatezza e una forza che, ancora oggi, colpiscono nel profondo.

 

Non meno significativa è “Sballi Ravvicinati Del Terzo Tipo”, ispirata al film “Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo” di Steven Spielberg. Qui, Vasco usa la metafora aliena per criticare l’attesa passiva di una salvezza esterna, lanciando un messaggio chiaro: il cambiamento non arriva dall’alto, ma dall’azione individuale. Il discorso così sviluppato, senza bisogno di chiamare in causa Dio (lo farà soltanto e senza mezzi termini in “Portatemi Dio”, nel 1983), ha un significato che è anche ideologico e politico, ma, soprattutto, è una velata critica ai principali dettami religiosi. L’istigazione a combattere l’immobilità, iniziando ad agire da soli, senza aspettare l’aiuto o la salvezza da parte di nessun altro, sarà presente anche nell’album successivo, “Colpa D’Alfredo” (1980), nella canzone intitolata “Tropico Del Cancro” che, però, userà una metafora diversa: quella del viaggio.

 

Tra i momenti più ritmati dell’album spicca “La Strega (La Diva Del Sabato Sera)” scritta con Sergio Silvestri, che mostra, invece, il lato più notturno del disco, influenzato dall’ambiente delle discoteche frequentate da Vasco in quegli anni, mentre “Quindici Anni Fa” racconta il primo amore con una sensibilità disarmante, capace di coglierne sia l’incanto che la fine. Il disco si chiude con  il brano “Va Be’ (Se Proprio Te Lo Devo Dire)”, dall'ironia jazzistica quasi da cabaret, trasformandosi in una sorta di anti-canzone d’amore, dove, in una frase, viene citata Claudia Cardinale. Una chicca curiosa, da recuperare per gli amanti del Blasco.

 

Prodotto da Mario Rapallo e Alan Taylor, l’album è accompagnato da una copertina iconica: Vasco, capelli corti post-militare, davanti a una bandiera americana reinterpretata con i colori italiani. Un’immagine perfetta per raccontare lo spirito del disco: provocatorio, ironico, profondamente identitario.

 

A distanza di quasi mezzo secolo, “Non Siamo Mica Gli Americani!” resta un’opera fondamentale non tanto per il suo impatto immediato, quanto per ciò che rappresenta: è il momento in cui Vasco Rossi smette di inseguire un’idea di sé e comincia davvero a incarnarla. Un lavoro ancora acerbo, forse, ma già imprescindibile. Il primo autentico scatto d’identità di un artista destinato a lasciare un segno profondo che troverà piena consacrazione l’anno successivo con "Colpa D'Alfredo". Oggi, Vasco Rossi è celebrato, ma, agli inizi, fu criticato e considerato un cattivo esempio.  Nonostante le difficoltà, ha continuato con determinazione a portare avanti la sua musica e i suoi messaggi, fino a ribaltare il giudizio del pubblico. Alla fine, hanno vinto lui e il suo pubblico, costruendo insieme un successo solido e meritato.