Oggi è stata scritta un'altra pagina di storia vergognosa, soprattutto per l’Italia infatti i rappresentanti del nostro governo avevano già concordato con il governo israeliano che in acque internazionali avvenisse un atto di pirateria in dispregio del diritto internazionale, che gli attivisti della Sumud flotilla fossero arrestati e rispediti ognuno a casa loro con un aereo e le barche sequestrate o affondate come da prassi consolidata. Ma non hanno considerato che milioni di testimoni attendibili stavano assistendo all'abuso e la vicenda sicuramente non rimarrà senza risposta.
L’Occidente per secoli ha tradito la civiltà e tutti coloro che credono che la dignità e la vita è sacra senza alcuna distinzione o eccezione. Hanno dimostrato di appartenere ad un Gota internazionale di affaristi criminali che si pone al di sopra del diritto, unico baluardo a difesa dei cittadini. Oggi quel sistema ha mostrato i tratti ripugnati di ciò che si nasconde dietro la patina dorata del potere: violenza, morte, ingiustizia e menzogna che sono i quattro pilastri che reggono il loro impero di lutti e di dolore. È ora che la storia sia scritta per mano dell’umanità tutta!
La Sumud flotilla ha portato a termine la sua missione con coraggio e coerenza, ora tocca a tutti noi continuare la battaglia per la riaffermazione dei diritti e dei valori che ci distinguono da questo branco di predatori e non mi riferisco solo agli israeliani ma anche ai loro potenti (o meno) mandanti e complici. Ogni giorno, pacificamente e costantemente dobbiamo inviare ai vertici politici dei nostri Paesi un chiaro segnale di dissenso dalle loro scelte, devono comprendere che non ci appartengono. Troppo sangue innocente è stato versato a causa del nostro egoismo e indifferenza. Il colonialismo ha cambiato forma ma è rimasto identico negli obiettivi: tutti siamo candidati a divenirne vittime, non ci illudiamo. Hanno già ipotecato il nostro futuro usando l’esca dell’Ucraina. Alle vittime di Gaza dobbiamo aggiungere i martiri che sono scomparsi sotto la mannaia dei potenti: ricordiamoli.
Il genocidio dei nativi americani, o catastrofe demografica dei nativi americani, iniziò alla fine del XV secolo e si protrasse fino alla fine del XIX secolo, durante questo lungo periodo intere comunità di nativi furono eliminate intenzionalmente perché considerate inferiori ai nuovi arrivati. Furono usati vari sistemi, attraverso l’introduzione di malattie epidemiche, le guerre di conquista, le perdite di territori, l’allontanamento dal loro naturale stile di vita. La “colonizzazione europea” delle Americhe costò la vita dai 55 ai 100 milioni di nativi, i “residui” oggi vive nelle riserve.
Nel 1803, prima dell’avvio della colonizzazione inglese, il numero degli aborigeni che vivevano nell’isola della Tasmania (Australia) era stimato tra i 3 mila e i 15 mila individui a seconda delle fonti. La causa prima della loro scomparsa fu l’introduzione di malattie da parte degli europei, nel 1830 la popolazione era stata in gran parte sterminata anche dalle battaglie tribali e con gli europei (fra cui la Guerra Nera, considerata il primo genocidio moderno). Nel 1835 tuttavia due tribù maori, scacciati dai propri territori durante le guerre del moschetto, invasero le due isole abitate dai moriori in due ondate tra il novembre e il dicembre dello stesso anno. I moriori, che sarebbero stati disposti a convivere pacificamente coi nuovi arrivati, furono brutalmente massacrati dai maori, estremamente bellicosi e rapaci. Dei circa 1600 moriori che vivevano sulle isole Chatham prima dell'invasione, alcune centinaia furono subito uccisi e cannibalizzati, mentre i restanti furono schiavizzati e in parte deportati al di fuori delle Chatham.
Il genocidio si completò quando i maori impedirono ai superstiti di continuare a praticare la propria lingua e religione, così come fu loro vietato di sposarsi con altri moriori; era quindi palese la volontà di cancellare del tutto la loro cultura e le loro tradizioni ciò portò al quasi totale annientamento della popolazione. Quando l’impero britannico nel 1863 abolì la schiavitù nelle isole erano sopravvissuti al genocidio appena un centinaio di moriori. Nonostante questo, i massacri e le deportazioni subite dai moriori favorirono la loro successiva estinzione, avvenuta nel 1933 con la morte dell'ultimo individuo di pura discendenza moriori, Tommy Solomon. Nonostante l'estinzione del ceppo originario, la cultura moriori ha sperimentato una rinascita tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, quando i discendenti degli schiavi deportati hanno stipulato un trattato col governo della Nuova Zelanda per farsi riconoscere legalmente come appartenenti al popolo moriori.
La conquista del deserto fu una campagna militare portata avanti dal governo argentino, e guidata principalmente dal generale Julio Argentino Roca negli anni 1870, per strappare la Patagonia al controllo delle popolazioni indigene. Recenti studi ritraggono la campagna come un vero e proprio genocidio perpetrato dall'Argentina contro le popolazioni indigene, mentre altre fonti vedono nella campagna la volontà di soggiogare quei gruppi che si rifiutavano di sottomettersi alla dominazione dei bianchi.
Il genocidio degli Herero e dei Nama, effettuato dalle forze coloniali tedesche, ebbe luogo nell'Africa Tedesca del Sud-Ovest (oggi Namibia) fra il 1904 e il 1908, nel periodo della spartizione dell'Africa, durante e a seguito delle cosiddette guerre herero. Il generale Lothar von Trotha, incaricato di sopprimere la ribellione, utilizzò pratiche di guerra non convenzionali che includevano l'avvelenamento dei pozzi e altre misure che portarono alla morte per fame e per sete di una rilevante percentuale della popolazione Herero e Nama.
Il triumvirato massone noto come i "Tre Pascià" composto da Mehmed Talat Pascià, Ismail Enver Pascià e Ahmed Cemal Pascià fu responsabile del genocidio armeno, degli assiri e dei greci del Ponto. Una pagina scandalosa che nessuno vuole leggere e meditare è il genocidio armeno (olocausto degli armeni) consumato tra il 1915 e il 1923. Furono deportati e uccisi circa 3 milioni di esseri umani indifesi. Tale genocidio viene commemorato dagli armeni il 24 aprile.
Secondo la Ligue Internationale pour les Droits et la Libération des Peuples, tra 1916 e 1923, quasi 350.000 greci del Ponto furono uccisi. Merrill D. Peterson indica 360.000 vittime. GK Valavanis stima 5.238.000 vittime per gli omicidi, le impiccagioni, la fame e le malattie. Secondo Ismail Enver, uno dei principali responsabili del genocidio e consulente per l'esercito tedesco, ha riferito nel 1915 che voleva "risolvere il problema greco ... allo stesso modo in cui pensava di aver risolto il problema armeno".
Il genocidio assiro si riferisce alla deportazione ed eliminazione di cristiani della Chiesa assira, della Chiesa ortodossa siriaca, della Chiesa cattolica sira e della Chiesa cattolica caldea compiuta nell'Impero ottomano dal governo dei Giovani Turchi. Si valuta che negli anni 1915-1916 furono massacrati non meno di 275.000 cristiani e, secondo altre fonti, fino a 750.000. Gli assiri erano abitanti originari del luogo, essendo sempre vissuti nei territori della Turchia, della Siria e della Mesopotamia (l'odierno Iraq)
Il genocidio dei serbi nello Stato Indipendente di Croazia fu la sistematica persecuzione e lo sterminio della popolazione serba durante la seconda guerra mondiale tra il 1941 e il 1945, perpetrato dal regime fascista degli ustascia nello Stato Indipendente di Croazia. Il genocidio fu attuato attraverso esecuzioni nei campi di sterminio, omicidi di massa, pulizia etnica, deportazioni, conversioni religiose forzate e stupri di guerra, parallelamente all'Olocausto e al genocidio dei Rom, combinando le politiche razziali naziste con l'obiettivo ultimo di creare una Grande Croazia etnicamente pura.
Quello dell'Anfal è stato un genocidio che ha portato alla morte in Iraq tra 50 000 e 182 000 persone, per la quasi totalità appartenenti all'etnia curda. Tale genocidio è stato compiuto dall'esercito iracheno di Saddam Hussein durante la Campagna di Al-Anfal, guidata dal generale Ali Hassan al-Majid contro il Kurdistan iracheno nell'Iraq del Nord durante le ultime fasi della guerra Iran-Iraq, tra il 1986 e il 1989.
Una pagina vergognosa fu scritta il 16 marzo 1988 durante la guerra Iran-Iraq quando furono impiegate dall’esercito iraniano armi chimiche nella città di Halabja nel Kurdistan iracheno. L'attacco era parte della Campagna Al-Anfal portata avanti nel Kurdistan e, allo stesso tempo, del tentativo dell'esercito iracheno di rispondere all'Operazione iraniana Zafar. L'attacco venne portato avanti 48 ore dopo la conquista iraniana della città; un'indagine medica delle Nazioni Unite ha concluso che venne utilizzato gas iprite insieme con agenti nervini non identificati. 'operazione vide il più ampio utilizzo di armi chimiche contro la popolazione civile della storia della regione e uccise tra le 3 200 e le 5 000 persone e ne ferì tra le 7 000 e le 10 000, la maggior parte delle quali civili. I primi risultati dell'attacco per i sopravvissuti furono un aumento dei casi di cancro e delle malattie congenite.
L'attacco di Halabja è stato definito dal Supremo Tribunale per l'Iraq un genocidio perpetrato nei confronti della popolazione curda da parte del regime di Saddam Hussein. L'attacco venne condannato come crimine contro l'umanità anche dal Parlamento del Canada. Tra il 2007 e il 2008 vennero processati per crimini contro l'umanità vari gerarchi del regime di Saddam Hussein (ma non quest'ultimo, all'epoca già impiccato per altri crimini), tra cui il comandante militare delle operazioni, Ali Hassan Abd al-Majid al-Tikritieh, che venne condannato a morte, sentenza eseguita il 25 gennaio 2010.
Il genocidio del Ruanda fu uno dei più sanguinosi episodi della storia dell'umanità del XX secolo. Secondo le stime di Human Rights Watch, dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, per circa cento giorni, in Ruanda vennero massacrate sistematicamente (a colpi di armi da fuoco, machete pangas e bastoni chiodati) almeno 500 000 persone; le stime sul numero delle vittime sono tuttavia cresciute, fino a raggiungere cifre dell'ordine di circa 800 000 o 1 000 000 di persone. Il genocidio, ufficialmente, viene considerato concluso verso la fine di luglio, con la vittoria del Fronte Patriottico Ruandese nel suo scontro con le forze governative, dopo il fallimento dell'Opération Turquoise.
Le vittime furono prevalentemente di etnia Tutsi, corrispondenti a circa il 25% della popolazione, ma le violenze finirono per coinvolgere anche Hutu moderati appartenenti alla maggioranza del paese. L'odio interetnico fra Hutu e Tutsi, molto diffuso nonostante la comune fede cristiana, costituì la radice scatenante del conflitto.
Fu infatti l'amministrazione coloniale del Belgio a seminare discordia tra le etnie infatti trasformò quella che era una semplice diversità socioeconomica (gli Hutu erano agricoltori, i Tutsi allevatori e gli scambi e i matrimoni misti fra i due gruppi erano comuni) in un problema razziale basato sull'aspetto fisico degli individui. Essi osservarono che i Twa, un terzo gruppo etnico dell'area, corrispondente ad appena l'1% della popolazione, erano pigmei di bassa statura, gli Hutu di media altezza, mentre i Tutsi (o Vatussi) erano di altezza maggiore, con lineamenti del volto e del naso più sottili. Gli occidentali hanno seminato odio raziale dove vi era tolleranza e pace.
l genocidio di Srebrenica avvenne nel luglio 1995, oltre 8000 ragazzi e uomini bosgnacchi (musulmani bosniaci) furono assassinati barbaramente durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. La strage fu eseguita da unità dell'Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina guidate dal generale Ratko Mladić, con l'appoggio del gruppo paramilitare degli "Scorpioni", in quella che al momento era stata dichiarata dall'ONU come zona protetta e che si trovava sotto la tutela di un contingente olandese dell'UNPROFOR, che di fatto ha contribuito al massacro. I fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni diedero una svolta decisiva al successivo andamento del conflitto.
Una sentenza della Corte internazionale di giustizia del 2007, nonché diverse altre del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY), hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi costituisce un genocidio. Tra i vari condannati, in particolare Ratko Mladić e Radovan Karadžić (all'epoca presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) sono stati condannati in due momenti diversi dall'ICTY, il primo all'ergastolo ed il secondo a 40 anni di reclusione. La Corte penale internazionale dell’Aia ha poi applicato la pena dell’ergastolo anche a Karadžić.
Il 23 maggio 2024 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato l'11 luglio Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica. Nessuno potrà cancellare il dolore e l’ingiustizia subite.
Il conflitto del Darfur (talvolta chiamato genocidio del Darfur) è un grande conflitto armato nella regione del Darfur, situata nell'ovest del Sudan, iniziato nel febbraio del 2003, quando i gruppi ribelli del Movimento per la Liberazione del Sudan (Sudan Liberation Movement, SLM) e del Movimento Giustizia ed Uguaglianza (Justice and Equality Movement, JEM) provocarono scontri contro il governo del Sudan, accusato di opprimere la popolazione non-araba del Darfur. Il governo sudanese rispose agli attacchi avviando una campagna di pulizia etnica contro la popolazione non-araba del Darfur. Questo ebbe l'effetto di provocare la morte di centinaia di migliaia di civili e l'imputazione dell'allora Presidente del Sudan, Omar al-Bashir, per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità da parte della Corte Penale Internazionale (ICC).
Oggi assistiamo alla tragica farsa di un presidente degli USA che, dopo aver dato inizio per mano israeliana ad un massacro e alla deportazione della popolazione civile per realizzare un mega progetto residenziale e un’occasione per le imprese occidentali di realizzare enormi profitti sulla rovina di un popolo indifeso e abbandonato, ha l’arroganza di autoproclamarsi promotore di un piano di pace che in realtà ha lo scopo di legalizzare l’occupazione dei territori di Gaza e Cisgiordania da parte di Israele, impedire la nascita dello Stato di Palestina, imporre un " patriarcato" internazionale che eserciti la "patria potestà" su di un popolo destinato all'estinzione.

