La Guerra e l'illusione del Progresso: come la civiltà ha industrializzato la barbarie umana
La storia umana è costellata di violenza, ma la natura dei conflitti è cambiata radicalmente. Fino al XVIII secolo, la letalità era legata a epidemie e carestie indotte dagli assedi, con picchi storici spaventosi in Asia orientale.
Dal XIX secolo in poi, dalla Rivoluzione Francese in poi, la leva di massa e l'efficienza tecnologica della guerra industriale hanno concentrato in pochi decenni un numero di vittime totali mai visto prima nell'intera evoluzione della civiltà.
Questa è la grande contraddizione della modernità, definita dagli storici e dai sociologi come il "paradosso del progresso": siamo diventati contemporaneamente più pacifici nella vita di tutti i giorni, ma immensamente più distruttivi quando decidiamo di fare la guerra.
Nel Medioevo, l'omicidio e la violenza interpersonale erano accettati o comuni per risolvere i litigi. Oggi, lo sviluppo degli Stati di diritto, della giustizia, dell'educazione e della sensibilità sociale ha ridotto drasticamente i tassi di criminalità e tolleranza verso la violenza comune, ma ha contemporaneamente esaltato la brutalità e la letalità della violenza collettiva, quella che chiamiamo 'guerra'.
La nostra "civiltà" ha creato strutture organizzative spaventosamente efficienti. Nel XX secolo, l'escalation della violenza non nasceva da un ritorno alla barbarie primitiva, ma dall'applicazione del progresso scientifico e industriale alla distruzione.
Un tempo per uccidere 100.000 persone servivano mesi di assedio e migliaia di soldati con spade e lance; oggi bastano pochi secondi e la pressione di un singolo pulsante.
La tecnologia moderna (dai bombardieri strategici ai droni attuali) permette di uccidere a chilometri di distanza. Questo elimina il freno emotivo che un soldato provava guardando il nemico negli occhi.
Inoltre, grazie ai media e agli smartphone, i conflitti odierni entrano in tempo reale nelle nostre case. Nel Medioevo, il massacro di un'intera città a pochi stati di distanza veniva ignorato per mesi, se non per sempre. Oggi una singola guerra, anche agli antipodi, ci terrorizza molto più che in passato perché siamo diventati culturalmente intolleranti alla violenza.
La tesi secondo cui l'essere umano moderno è contemporaneamente più civile e potenzialmente più distruttivo è l'oggetto di un acceso dibattito scientifico tra storici, sociologi e psicologi.
Nella sostanza, possiamo distinguere due gruppi, uno di studiosi che avvalorano i miti ottocenteschi del progresso, dell'emancipazione e dell'acculturamento, un altro che li contestano, optando per un approccio più funzionalista e sperimentale. Del primo gruppo fanno parte Norbert Elias e Steven Pinker, del secondo Zygmunt Bauman, Siniša Malešević, Walter Scheidel, Thomas J. Snyder ed Elizabeth Arkush.
Gli studi bioarcheologici e sociologici più recenti – da Snyder e Arkush fino a Bauman – dimostrano che la nascita delle grandi civiltà non ha eliminato la violenza, ma l'ha semplicemente istituzionalizzata, specializzata e resa asimmetrica.
Se da un lato lo Stato di diritto protegge i consociati dalla micro-violenza quotidiana, dall'altro centralizza e standardizza la forza, trasformando le tribù del passato in spaventose macchine belliche e burocratiche.
Alla luce delle evidenze più recenti, emerge chiaramente come il mito ottocentesco del progresso lineare e dell'emancipazione umana sia un'illusione ideologica da superare. L'idea positivista che lo sviluppo tecnologico, scientifico e statale avrebbe intrinsecamente "civilizzato" l'uomo, sradicandone la barbarie primitiva, si scontra con una realtà storica ben più complessa e cinica.
Il Novecento, con i suoi eccidi organizzati su scala industriale, non è stato un'eccezione o un ritorno al passato, ma il prodotto più maturo e razionale della nostra stessa civiltà.
La storia non si muove verso una pacificazione inevitabile; l'essere umano moderno non è biologicamente meno violento dei suoi antenati.
La civiltà ha solo sostituito la clava con la burocrazia e il drone, dimostrando che il progresso tecnico non cammina mai di pari passo con l'evoluzione morale, ma spesso ne perfeziona gli strumenti di distruzione.
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Approfondimento autori:
Norbert Elias (Sociologo): Nel suo capolavoro Il processo di civilizzazione, Elias spiega che a partire dal Medioevo lo sviluppo degli Stati moderni ha sottratto ai singoli cittadini il diritto di farsi giustizia da soli (il "monopolio della violenza legittima" da parte dello Stato). Questo ha costretto gli individui a sviluppare l'autocontrollo, riducendo drasticamente i tassi di omicidio comuni e l'aggressività interpersonale spontanea.
Steven Pinker (Psicologo cognitivo): Nel saggio molto controverso Il declino della violenza, Pinker ha raccolto un'enorme mole di dati statistici per dimostrare che, su scala millenaria, la violenza in tutte le sue forme (guerre, stupri, infanticidi, torture) è crollata in termini percentuali. I fattori trainanti di questa pacificazione ("i nostri angeli buoni") sono lo Stato di diritto (il Leviatano), l'espansione del commercio (gli altri sono più utili da vivi che da morti) e la femminizzazione della società.
Zygmunt Bauman (Sociologo): Nel libro Modernità e Olocausto, Bauman ribalta l'idea che la barbarie sia il contrario della civiltà. Analizzando lo sterminio nazista, dimostra che esso non è stato un ritorno alla ferocia primitiva, ma il prodotto diretto della civiltà moderna: pianificazione burocratica, efficienza industriale, divisione del lavoro e razionalità scientifica. La civiltà industriale disinfetta la violenza, eliminando il senso di colpa morale.
Siniša Malešević (Sociologo della guerra): Nei suoi studi, Malešević spiega che gli esseri umani biologicamente non amano uccidere a sangue freddo. La civiltà, tuttavia, ha creato una potentissima "capacità organizzativa e ideologica". Gli Stati moderni sono in grado di indottrinare, burocratizzare e coordinare milioni di persone verso un unico obiettivo distruttivo. Non siamo più violenti come singoli, ma siamo inseriti in sistemi infinitamente più efficienti nel produrre morte.
Walter Scheidel (Storico): Nel suo saggio La grande livellatrice, Scheidel evidenzia il legame cinico tra stabilità civile e violenza. Dimostra che la creazione di civiltà ricche e pacifiche genera quasi sempre una disuguaglianza economica estrema. Nel corso della storia umana, gli unici fattori in grado di azzerare le disuguaglianze e ridistribuire la ricchezza sono stati "i quattro cavalieri della distruzione": le guerre totali, le rivoluzioni violente, il collasso dello Stato e le pandemie.
Thomas J. Snyder ed Elizabeth Arkush (Antropologi), Esaminando i resti scheletrici di popolazioni andine nell'arco di 3000 anni, i ricercatori hanno scoperto nel 2024 che il passaggio da comunità autonome a grandi Stati "civilizzati" ha ridotto i traumi da violenza interpersonale solo per le donne, mentre per gli uomini il rischio di subire traumi letali è rimasto identico o è mutato in violenza bellica organizzata.
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Approfondimento guerre:
I Secolo (0-99 d.C.): Prima guerra giudaica: 250.000 - 350.000 morti: La rivolta della Giudea contro l'Impero Romano terminò con il tragico assedio e la distruzione di Gerusalemme.
II Secolo (100-199 d.C.): Guerre marcomanniche: 100.000+ morti: I duri scontri lungo le frontiere danubiane tra l'esercito romano e le coalizioni di tribù germaniche.
III Secolo (200-299 d.C.): Periodo dei Tre Regni: 35- 40 milioni di morti: Il sanguinoso collasso della dinastia Han scatenò una guerra civile totale e una devastante crisi demografica in Cina.
IV Secolo (300-399 d.C.): Guerre civili romane e invasioni barbariche: 200.000+ morti: Le lotte di successione imperiale e l'inizio delle migrazioni culminarono nel disastro romano di Adrianopoli.
V Secolo (400-499 d.C.): Caduta dell'Impero Romano d'Occidente: 1.000.000+ morti: Le costanti invasioni di Unni, Vandali e Visigoti distrussero le strutture politiche e sociali dell'Europa occidentale.
VI Secolo (500-599 d.C.): Guerra gotica: 1.500.000 - 2.000.000 morti: La campagna di riconquista dell'imperatore Giustiniano dimezzò la popolazione della penisola italiana a causa di scontri e carestie.
VII Secolo (600-699 d.C.): Espansione islamica: 500.000+ morti: Le fulminee campagne arabo-bizantine e arabo-sasanidi ridisegnarono i confini religiosi e politici del Medio Oriente.
VIII Secolo (700-799 d.C.): Rivolta di An Lushan: 13- 36 milioni di morti: La spaventosa guerra civile interna alla dinastia Tang cancellò fino al 15% della popolazione mondiale dell'epoca.
IX Secolo (800-899 d.C.): Invasioni vichinghe e Rivolta di Huang Chao: 2.000.000+ morti: Mentre i Norreni saccheggiavano le coste europee, una massiccia rivolta contadina portò al massacro di intere metropoli cinesi.
X Secolo (900-999 d.C.): Periodo delle Cinque Dinastie e dieci regni: 3.000.000+ morti: La frammentazione politica della Cina generò conflitti incessanti prima della faticosa riunificazione sotto i Song.
XI Secolo (1000-1099 d.C.): Prima Crociata: 200.000 - 500.000 morti: La spedizione militare cristiana in Terra Santa culminò con il brutale massacro indiscriminato della popolazione di Gerusalemme.
XII Secolo (1100-1199 d.C.): Guerre Jin-Song: 2.000.000 - 5.000.000 morti: L'invasione dei giurchen nel nord della Cina costrinse la dinastia Song a una sanguinosa ritirata oltre il fiume Yangtze.
XIII Secolo (1200-1299 d.C.): Invasioni mongole: 30- 40 milioni di morti: Le spietate campagne di conquista di Gengis Khan e successori azzerarono circa il 10% degli abitanti del pianeta.
XIV Secolo (1300-1399 d.C.): Conquiste di Tamerlano: 15-20 milioni di morti: Il condottiero turco-mongolo seminò il terrore in Asia centrale, India e Medio Oriente con massacri sistematici di civili.
XV Secolo (1400-1499 d.C.): Espansione dell'Impero Ottomano e guerre Ming: 1.000.000+ morti: La caduta di Costantinopoli e il consolidamento militare in Asia causarono un costante dissanguamento demografico globale.
XVI Secolo (1500-1599 d.C.): Conquista spagnola delle Americhe: 30- 50 milioni di morti: Il traumatico collasso dei popoli nativi fu provocato da guerre asimmetriche e dalle letali epidemie importate dagli europei.
XVII Secolo (1600-1699 d.C.): Transizione Ming-Qing e Guerra dei Trent'anni: 30.000.000+ morti: La caduta dei Ming in Cina e i devastanti conflitti religiosi e politici decimarono l'Europa centrale.
XVIII Secolo (1700-1799 d.C.): Guerra dei sette anni e Rivoluzione francese: 2.000.000 - 4.000.000 morti: L'introduzione di eserciti di leva moderni e fucili standardizzati estese i conflitti su scala coloniale e globale.
XIX Secolo (1800-1899 d.C.): Rivolta dei Taiping: 20- 30 milioni di morti: Una sanguinosa guerra civile cinese a sfondo pseudo-religioso contro i Qing superò per letalità le contemporanee Guerre Napoleoniche.
XX Secolo (1900-1999 d.C.): Prima e Seconda Guerra Mondiale: 100- 150 milioni dimorti: L'industrializzazione delle armi e i regimi totalitari nazifascisti e comunisti resero questo secolo il più letale della storia in termini assoluti.
XXI Secolo (2000-Oggi): Seconda guerra del Congo e conflitti moderni: 4.000.000 - 6.000.000 morti: Le guerre nell'Africa centrale, in Medio Oriente e in Europa orientale continuano a mietere vittime soprattutto tra i civili.