Nel 1996, Mira Sorvino vinse l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista per La dea dell’amore di Woody Allen, grazie alla sua irresistibile interpretazione di Linda Ash: una prostituta svampita ma piena di cuore, capace di fondere umorismo fisico, voce caricaturale e un’empatia sorprendente.
La vittoria non fu affatto scontata. La concorrenza era di altissimo livello: Kate Winslet, allora appena ventenne, aveva vinto sia il SAG che il BAFTA per Ragione e Sentimento, mentre Joan Allen, intensa e raffinata in Nixon, dominava tra i critici più prestigiosi (NSFC, LAFCA). Entrambe apparivano come minacce concrete.
Eppure, Sorvino costruì una corsa impeccabile: vinse NYFCC e National Board of Review, arrivò seconda sia a NSFC che a LAFCA, dimostrando un consenso trasversale tra i cosiddetti “Big Four” critici americani. A questo si aggiunsero il Golden Globe e una campagna ben orchestrata dalla Miramax, che sapeva esattamente come posizionare una giovane attrice trasformativa, colta e ancora non pienamente affermata.
Tra le escluse eccellenti, spicca Anjelica Huston, protagonista intensa in The Crossing Guard (in Italia 3 giorni per la verità), candidata sia ai SAG che ai Golden Globe, ma sorprendentemente ignorata dagli Oscar. Un'assenza che all’epoca fece discutere, vista la potenza della sua interpretazione e la visibilità acquisita durante la stagione.
Quell’Oscar resta uno dei premi più meritati e “costruiti” della stagione. Una performance che ha lasciato il segno, ma anche un picco isolato: la carriera di Sorvino fu poi danneggiata, come rivelato in seguito, dalle pressioni e dalle ritorsioni di Harvey Weinstein.


