Guerra energetica nel Golfo: colpito il gigantesco giacimento di gas Pars, petrolio sopra i 108 dollari
L'attacco al gigantesco giacimento di gas Pars in Iran segna una drammatica escalation nella guerra tra Stati Uniti, Israele e la Repubblica islamica, aprendo un nuovo fronte che rischia di travolgere l'intero sistema energetico mondiale.
Teheran ha reagito immediatamente minacciando di colpire infrastrutture petrolifere e del gas in tutto il Golfo Persico, mentre i mercati hanno già iniziato a tremare: il petrolio Brent è balzato oltre i 108 dollari al barile, con un aumento di circa il 5%.
Colpito il più grande giacimento di gas del mondo
Il bersaglio dell'attacco è stato il settore iraniano del giacimento Pars, parte del più grande deposito di gas naturale del pianeta, condiviso con il Qatar. Secondo l'agenzia iraniana Fars, l'attacco ha colpito serbatoi di gas e alcune strutture di una raffineria. I lavoratori sono stati evacuati e le squadre di emergenza sono intervenute per domare le fiamme, successivamente dichiarate sotto controllo dai media di Stato.
La responsabilità dell'operazione non è stata rivendicata ufficialmente, ma i media israeliani parlano apertamente di un attacco condotto da Israele con il consenso degli Stati Uniti. L'esercito israeliano non ha commentato.
Il Qatar — alleato chiave di Washington e sede della più grande base militare statunitense nella regione — ha invece accusato direttamente Israele, definendo l'operazione “una escalation pericolosa e irresponsabile” che mette a rischio la sicurezza energetica globale. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato l'attacco.
Teheran: “Tutti i siti energetici del Golfo sono bersagli legittimi”
La risposta iraniana è stata immediata e durissima. Teheran ha dichiarato che numerose infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo sono ora “obiettivi diretti e legittimi”, invitando i lavoratori a evacuare prima di attacchi che potrebbero avvenire nelle prossime ore.
Tra i bersagli indicati dall'Iran figurano:
- la raffineria Samref e il complesso petrolchimico di Jubail in Arabia Saudita,
- il giacimento di gas Al Hosn negli Emirati Arabi Uniti,
- il complesso petrolchimico Mesaieed, la Mesaieed Holding Company e la raffineria Ras Laffan in Qatar.
Fino ad oggi, nonostante quasi tre settimane di guerra, Stati Uniti e Israele avevano evitato di colpire direttamente le infrastrutture energetiche iraniane nel Golfo, proprio per scongiurare una ritorsione contro gli impianti petroliferi dei Paesi vicini. Con l'attacco a Pars questa linea sembra essere definitivamente saltata.
Lo Stretto di Hormuz già bloccato
La crisi energetica globale è aggravata dal fatto che l'Iran ha già chiuso lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e del gas liquefatto mondiale.
I Paesi importatori speravano che almeno le infrastrutture produttive rimanessero intatte, permettendo una rapida ripresa dei flussi energetici. Ma l'attacco al giacimento Pars e la minaccia iraniana di colpire impianti in tutta la regione rischiano di trasformare il conflitto in una vera e propria guerra energetica.
Israele intensifica la strategia degli “omicidi mirati”
Sul piano militare, Israele ha intensificato le operazioni contro i vertici iraniani. Mercoledì è stato ucciso il ministro dell'intelligence iraniano Esmail Khatib, un giorno dopo l'eliminazione del potente capo della sicurezza Ali Larijani.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che nessun dirigente iraniano è ormai al sicuro:
“Nessuno in Iran ha immunità. Tutti sono nel mirino.”
Katz ha aggiunto che lui e il primo ministro Benjamin Netanyahu hanno autorizzato l'esercito israeliano a colpire qualsiasi alto funzionario iraniano quando si presenti un'opportunità operativa, senza necessità di ulteriori approvazioni politiche. Si tratta della prima volta che Israele afferma pubblicamente una simile libertà operativa.
Missili iraniani su Israele e basi americane
L'Iran ha reagito alla morte di Larijani lanciando una nuova ondata di missili contro Israele. Le autorità israeliane hanno riferito che due persone sono state uccise vicino a Tel Aviv.
Secondo Teheran, i missili hanno colpito Tel Aviv, Haifa e Beersheba, oltre a numerose basi militari statunitensi in Bahrain, Iraq, Giordania, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, ha promesso vendetta:
“Chi è responsabile della morte di Larijani pagherà per il suo sangue.”
Beirut sotto le bombe
Parallelamente, Israele ha colpito anche il Libano. A Beirut, nel quartiere centrale di Bachoura, bombardamenti particolarmente intensi hanno distrutto interi edifici residenziali, tra gli attacchi più devastanti sulla capitale libanese da decenni.
Secondo testimoni locali, i residenti erano stati avvisati poco prima di evacuare un edificio che Israele sosteneva fosse utilizzato da Hezbollah.
Mercati nel panico e prezzi dell'energia alle stelle
L'attacco al giacimento Pars ha avuto effetti immediati sui mercati. Il Brent ha superato i 108 dollari al barile e le borse mondiali sono scese per il timore di una crisi energetica globale.
Negli Stati Uniti il prezzo del diesel ha già superato i 5 dollari al gallone, il livello più alto dalla crisi inflazionistica del 2022.
Il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato che l'amministrazione di Donald Trump annuncerà entro 24-48 ore nuove misure per contenere l'aumento dei prezzi dei carburanti.
Migliaia di morti e milioni di sfollati
Il bilancio umano del conflitto continua a salire. L'organizzazione iraniana per i diritti umani HRANA stima che oltre 3.000 persone siano state uccise in Iran dall'inizio degli attacchi statunitensi e israeliani il 28 febbraio.
In Libano le autorità parlano di circa 900 morti e 800.000 sfollati. Gli attacchi iraniani hanno provocato vittime anche in Iraq e negli Stati del Golfo, mentre in Israele i morti sono finora quattordici.
Con il coinvolgimento diretto delle infrastrutture energetiche e la minaccia di attacchi in tutto il Golfo, il conflitto rischia ora di trasformarsi da guerra regionale a crisi globale, con conseguenze potenzialmente devastanti per l'economia mondiale.