Clima e salute, l’Europa si riscalda e si ammala: il nuovo allarme del Lancet Countdown
L’Europa si trova davanti a un’accelerazione evidente e misurabile degli effetti del cambiamento climatico sulla salute pubblica, sull’economia e sul mondo del lavoro. A dirlo con chiarezza è la terza edizione del Lancet Countdown, il rapporto internazionale che monitora l’impatto della crisi climatica sulla vita delle persone. I dati più recenti non lasciano spazio a interpretazioni: il caldo estremo sta diventando una minaccia strutturale, non più episodica.
Caldo record e mortalità in crescita
Nel 2024, le morti legate al caldo in Europa hanno raggiunto quota 62.775. È un numero destinato ad aumentare nei prossimi decenni, fino a superare persino i benefici legati alla riduzione delle morti per freddo tra il 2050 e il 2100.
Il fenomeno è diffuso e generalizzato: il 99,6% delle regioni europee monitorate ha registrato un aumento della mortalità attribuibile al caldo nel periodo 2015–2024 rispetto agli anni Novanta. In media, si contano 52 decessi in più per milione di abitanti ogni anno.
Ancora più impressionante è l’aumento dell’esposizione alle ondate di calore tra le fasce più vulnerabili. Bambini e over 65 hanno subito un incremento di 1,17 miliardi di giorni-persona (+254%). Solo nel 2024 si è arrivati a 2,3 miliardi di giorni-persona di esposizione, superando il record del 2023.
Parallelamente, le allerte sanitarie per caldo estremo sono esplose: +318% rispetto agli anni Novanta. L’Europa occidentale guida questo aumento (+450%), seguita da quella meridionale (+316%), settentrionale (+238%) ed orientale (+198%).
Il caldo incide anche sulla vita quotidiana: nel 2024 ogni cittadino europeo ha affrontato in media 182 ore di rischio di stress termico durante attività fisica leggera, ben 113 ore in più rispetto al passato.
Sanità sotto pressione: meno emissioni, più malattie
Il settore sanitario europeo ha ridotto le proprie emissioni (344 kg di CO2 equivalente per persona nel 2022, -5,5% rispetto al 2010). Tuttavia, il dato più preoccupante riguarda gli effetti indiretti: gli anni di vita persi per malattia legati all’inquinamento prodotto dal sistema sanitario sono aumentati del 24%.
In altre parole, si emette leggermente meno, ma si paga comunque un prezzo sanitario crescente.
Malattie infettive: il clima amplia i rischi
L’aumento delle temperature sta trasformando anche la geografia delle malattie infettive.
Il rischio di epidemie da virus West Nile è cresciuto drasticamente:
+473% in Europa occidentale
+127% in Europa meridionale
+108% in Europa orientale
Nel 2025 sono stati registrati 1.112 casi umani acquisiti localmente, sopra la media degli ultimi dieci anni.
Ancora più significativa è la diffusione potenziale della Dengue: la “suitability” climatica è aumentata del 297% rispetto al periodo 1981–2010, con una crescita dei focolai locali del 24% ogni anno.
Non si tratta solo di virus. Anche le allergie stanno cambiando: la stagione dei pollini si è anticipata di una o due settimane per specie come betulla, ontano e olivo, ampliando il periodo di esposizione per milioni di persone.
Siccità, incendi e sicurezza alimentare
Il cambiamento climatico non colpisce solo la salute direttamente, ma anche le condizioni di vita.
Tra il 2015 e il 2024:
il 65,2% delle regioni europee ha subito almeno una siccità estrema estiva
il 68,5% ha registrato un aumento della durata delle siccità
Nel 2023, oltre un milione di persone in più ha sofferto di insicurezza alimentare rispetto alla media storica. Le famiglie a basso reddito risultano le più colpite, con una probabilità superiore di oltre 10 punti percentuali.
Gli incendi boschivi aggravano ulteriormente la situazione: l’esposizione alle polveri sottili (PM2,5) derivanti dai roghi provoca in media 1,79 morti ogni 100.000 abitanti. Le aree economicamente più fragili sono anche quelle più esposte.
Economia e lavoro: produttività in calo
Il caldo incide direttamente anche sulla produttività. Tra il 2020 e il 2023, l’offerta di lavoro in Europa è diminuita dell’1,52%, pari a circa 24 ore lavorative in meno per persona all’anno.
Le perdite più pesanti si registrano nelle aree più calde, come Canarie, Cipro e Grecia.
Anche la crescita economica ne risente: nel 2021, il PIL pro capite dell’Europa meridionale è risultato inferiore dello 0,99% a causa delle anomalie climatiche.
A questo si aggiunge un altro fattore: il costo delle diete non salutari è aumentato dell’1% in un solo anno (2021–2022), pari a 95 miliardi di dollari. In Europa meridionale l’aumento è stato molto più marcato (+6,6%).
Politica lenta, attenzione in calo
Nonostante la portata del problema, la risposta politica appare debole e in rallentamento.
Nel 2024, solo 21 discorsi su 4.477 al Parlamento Europeo hanno menzionato il legame tra clima e salute. Il confronto con il passato è netto: erano 66 nel 2023 e 91 nel 2021.
Anche la comunicazione pubblica è quasi assente: i capi di Stato europei hanno pubblicato solo 36 contenuti social su questo tema in tre anni, appena lo 0,05% del totale.
Nel settore privato si osserva una dinamica simile, con un calo dell’interesse nel 2024.
Fa eccezione il fronte legale: le cause legate al clima stanno aumentando rapidamente, con oltre 11.000 riferimenti alla salute nei documenti processuali europei dal 2011. Cresce anche l’attenzione alla salute mentale, con un forte aumento delle menzioni di termini come “climate anxiety”.
Qualche progresso, ma non basta
Non mancano segnali positivi. Al marzo 2025:
il 68% dei Paesi europei ha sviluppato un Piano Nazionale di Adattamento Sanitario
l’83,3% delle città monitorate ha completato una valutazione del rischio climatico
Ma secondo il rapporto, questi progressi non sono sufficienti.
Il nodo centrale: serve una svolta politica
La conclusione è netta: i miglioramenti ottenuti finora non vanno sopravvalutati. Il coinvolgimento pubblico sul legame tra clima e salute è basso e, in alcuni casi, in diminuzione.
Senza un cambio di passo deciso da parte dei governi e delle istituzioni, l’Europa rischia di affrontare un aumento continuo di morti, malattie e costi economici.
Il problema non è più futuro. È già qui, e sta accelerando.