«Ho visto nei video la conferenza stampa di Carlo Conti su Sanremo e ha correttamente detto che Andrea Pucci era stato invitato senza pressione da parte di alcuno e che per sua scelta ha deciso lui di non andare a seguito delle intollerabili accuse, minacce, aggressioni che gli sono state rivolte da chi lo accusava in sostanza di non essere di sinistra.E capisco Pucci, capisco che non abbia voluto mettere a rischio la propria immagine di professionista di fronte a chi magari poteva fargli un agguato nella serata di Sanremo, ma da parte del conduttore Conti mi aspetto qualcosa di più che dire ‘vabbè, pazienza, ha deciso lui’, mi aspetto magari una sorpresa.Ci sono tanti modi per ripagare dell’ingiusta sofferenza e dell’ingiusto obbligo di rinunzia che ha costretto Pucci a gettare la spugna, ci sono tanti modi per ripagarlo.Sta al conduttore trovarne uno per fare comunque risultare in qualche modo la presenza riparatoria da parte di Pucci».

Chi ha rilasciato questa dichiarazione? Il senatore di FdI, Ignazio Benito Maria La Russa, presidente del Senato, seconda carica dello Stato. Non solo... non lo ha fatto a margine di una intervista a seguito di una domanda (fatto già di per sé grave), ma pubblicando un video sui suoi profili social. Non ci credete? Ecco...

Che la seconda carica dello Stato trovi il tempo di intervenire pubblicamente sulla partecipazione di un comico al Festival di Sanremo è, già di per sé, un fatto che lascia interdetti.

In un Paese attraversato da tensioni economiche, sociali e istituzionali, la priorità per Ignazio Benito Maria La Russa diventa quella di "ripagare" un presunto comico, che campa di battute volgari e razziste, che per sua scelta ha deciso di non salire su un palco.

Il punto non è simpatizzare o meno per Andrea Pucci. Il punto è il ruolo. Chi rappresenta le istituzioni dovrebbe pesare ogni parola, scegliere con cura i terreni su cui intervenire e, soprattutto, non occuparsi di una simile questione.

E invece no. La Russa fa addirittura un appello pubblico al direttore artistico del Festival di Sanremo, cioè Carlo Conti, invitato a trovare una "presenza riparatoria" per lo stesso Pucci. 

E qui si apre la seconda, ancora più evidente assurdità. Da un lato il presidente del Senato  afferma che Pucci avrebbe scelto autonomamente di non partecipare. Dall’altro si pretende che qualcuno “ripari” quella scelta, trovando comunque il modo di farlo comparire. Se la decisione è stata libera, perché servirebbe una compensazione? Se invece non lo è stata, allora si sta mettendo in discussione pubblicamente l’autonomia organizzativa del Festival.

Qualcuno tranquillizzi La Russa. A sinistra nessuno conosce un tal buzzurro. Il problema della sua rinuncia sta nel fatto che, dop le proteste, ha realizzato che qualcuno avrebbe potuto  - in diretta- chiedergli conto delle sue presunte battute razziste... specie chi provenga dal sud.

Il presidente del Senato che entra nel merito delle scelte artistiche di un evento televisivo rischia di trasformare ogni polemica culturale in un terreno di scontro politico. È davvero questo il livello a cui vogliamo portare il dibattito pubblico?

Le istituzioni dovrebbero essere presidio di equilibrio, non amplificatori di controversie da talk show. Che il presidente del Senato intervenga per sollecitare una “sorpresa” in favore di un comico è un cortocircuito evidente tra ruolo e contenuto.

Si può discutere di libertà di espressione, di clima culturale, di pressioni mediatiche. Ma farlo con la leggerezza di chi sembra dimenticare la responsabilità del proprio incarico è un errore politico prima ancora che comunicativo.

Infine, l'ultima doverosa considerazione. Il senatore La Russa può giustamente fregarsene di chi lo ha votato e quindi, da senatore - se a lui piace - può anche andare in giro vestito da pagliaccio. Quello che però deve ricordare è che da presidente del Senato non rappresenta solo i suoi elettori, ma anche tutti gli italiani, compresi quelli che pretendono che un presidente del Senato rispetti il decoro che il suo incarico richiede.

Lo capirebbe pure un bambino... La Russa, invece, non lo ha ancora capito.