Cina: la “Grande Muraglia Verde” contro i deserti… e le allergie
Dal 1978, la Cina ha messo a dimora oltre 66 miliardi di alberi per creare una gigantesca “Grande Muraglia Verde” nel nord del Paese: una barriera ecologica lunga 4.500 km e larga 150.000 km² progettata per frenare l’avanzata dei deserti del Gobi e del Taklamakan.
L’iniziativa, considerata uno dei più imponenti progetti di riforestazione al mondo, ha avuto un impatto positivo evidente: stabilizzazione delle dune, riduzione dell’erosione del suolo e, a Pechino, un calo del 70% delle tempeste di sabbia tra il 2008 e il 2018. Inoltre, tra il 1978 e il 2017, gli alberi piantati hanno assorbito circa il 5% delle emissioni industriali di CO₂ prodotte dalla Cina.
Tuttavia, uno studio pubblicato sul Journal of Hazardous Materials ha messo in luce un effetto collaterale inaspettato: un’esplosione di riniti allergiche nelle aree adiacenti alla barriera verde.
Il principale responsabile è il polline dell’artemisia ordosica, la pianta più diffusa nella Muraglia Verde. Scelta in passato per la sua resistenza ai climi estremi e per la capacità di stabilizzare il terreno, l’artemisia è facile da coltivare e poco costosa. Peccato che il suo polline, prodotto in grandi quantità tra agosto e settembre, contenga cinque componenti volatili capaci di attivare i mastociti, scatenando reazioni allergiche intense.
I dati parlano chiaro: mentre in Cina la febbre da fieno colpisce in media il 18% della popolazione, a Yulin (Shaanxi) la percentuale sale al 27% e nella Mongolia Interna arriva al 32%. In altre parole, chi vive vicino alla Grande Muraglia Verde ha circa il doppio delle probabilità di sviluppare allergie respiratorie rispetto alla media nazionale.
Di fronte all’aumento dei casi, le autorità locali hanno avviato interventi urgenti:
- Sostituzione graduale dell’artemisia con specie meno allergizzanti, come pini, pioppi senza semi, ginkgo biloba e susini.
- Impiego di fitormoni per bloccare la formazione di boccioli nelle piante più problematiche.
- Pechino ha destinato 830 milioni di dollari a queste operazioni, puntando a mantenere i benefici ecologici senza peggiorare la salute respiratoria delle comunità locali.
La “Grande Muraglia Verde” resta un baluardo fondamentale contro la desertificazione e un alleato nella lotta al cambiamento climatico, ma l’esperienza cinese dimostra che anche i progetti ecologici su larga scala possono avere effetti collaterali imprevisti.
Il futuro della muraglia verde sarà una sfida di equilibrio: proteggere l’ambiente, ma anche la salute delle persone che lo abitano.