Ernesto Tatafiore, artista napoletano di grande rilievo, ci offre attraverso due sue opere inedite una visione suggestiva e intensa della natura vulcanica, probabilmente ispirata al Vesuvio, simbolo indiscusso della città di Napoli. Questi dipinti, realizzati con tecnica acrilica su cartone nel 1979, rivelano non solo una profonda riflessione sulla forza primordiale della natura ma anche un raffinato gioco di simbologie e cromatismi che meritano un’attenta disamina critica. Entrambi i lavori conservano sul retro la firma dell’artista, il suo timbro personale e l’anno di produzione, elementi che attestano la loro autenticità e collocazione storica in un periodo importante per la carriera di Tatafiore, durante la collaborazione con il rinomato gallerista Lucio Amelio.
La prima opera, intitolata “BIVULCANO”, misura 30 cm x 40 cm orizzontale, e si distingue per la rappresentazione simultanea di due vulcani affiancati, un espediente compositivo che amplifica il dinamismo della scena. L’utilizzo prevalente di tonalità grigie e nere contribuisce a creare una atmosfera cupa e meditativa, tipica delle manifestazioni naturali cariche di energia potenzialmente distruttiva. Dal primo vulcano si eleva un fumo di colore rosso intenso, evocativo del magma incandescente e dell’energia vitale che scorre sotto la superficie terrestre; il secondo, invece, sprigiona un fumo bianco, che potrebbe simboleggiare la coltre di vapori e gas solfurei, ma anche un tratto di purezza e contrappunto visivo rispetto alla drammaticità della colata lavica rossa. Questo contrasto cromatico diviene dunque il fulcro di una narrazione visiva equilibrata, dove il fuoco, elemento di distruzione e creazione, dialoga con il vapore, simbolo di transizione e trasformazione.
Un aspetto particolarmente interessante di “BIVULCANO” risiede nella presenza discreta ma significativa di due piccoli animali marini stilizzati: un minuscolo pesce e un polipo, nascosti quasi come segreti celati nell’inquadratura principale. Questa scelta iconografica può essere interpretata come un omaggio alla realtà ambientale circostante Napoli, terra bagnata dal Mar Tirreno, ma anche come una metafora dell’interconnessione tra gli elementi terrestri e marini, tra la terra vulcanica e la vita marina che ne beneficia o, inversamente, ne subisce le conseguenze. La stilizzazione di queste figure, semplice ma efficace, entra in armonia con il linguaggio grafico sobrio e deciso dell’opera, arricchendo la composizione senza appesantirla.
Il secondo dipinto sempre 30 cm x 40 cm ma verticale, si presenta invece come una visione più essenziale e concentrata, poiché raffigura un unico vulcano nero su uno sfondo giallo acceso, con un fumo rosso che si innalza verso l’alto. L’accostamento del nero volumetrico del vulcano con il giallo dello sfondo crea un contrasto vibrante ed energetico, da cui emerge una luce interna quasi palpabile, capace di conferire all’immagine una dimensione quasi simbolica. Il nero, colore della materia solida e oscura, contrapposto al giallo, tonalità associata alla luce e alla speranza, suggerisce una dialettica tra distruzione e rigenerazione. Anche in quest’opera si nota la presenza di un piccolo pesce stilizzato, elemento costante che sembra segnare un filo di continuità narrativa tra le due tele. Come nel “BIVULCANO”, l’animale marino funge da elemento di collegamento tra il mondo sommerso e quello terrestre, conferendo alle immagini un valore ecologico e poetico.
Sul piano formale, entrambi i dipinti di Ernesto Tatafiore si caratterizzano per una tavolozza ristretta ma calibrata con perizia, in cui il gioco dei colori si accompagna a un uso sapiente del segno. La tecnica acrilica su cartone consente all’artista di ottenere superfici materiche, con tratti decisi e velature sovrapposte che amplificano la profondità dell’immagine e la tensione emotiva che essa comunica. Il supporto stesso, il cartone, materiale povero e fragile, contrasta con la forza espressiva del soggetto, suggerendo una riflessione sulla vulnerabilità della natura e sull’inesorabile passaggio del tempo.
È importante inoltre sottolineare il contesto storico e artistico entro cui queste opere si inseriscono. Il 1979, anno della produzione, rappresenta per Tatafiore un periodo di grande vitalità artistica, coincidente con la sua collaborazione con Lucio Amelio, figura chiave nel panorama culturale napoletano e internazionale. Questa sinergia ha favorito un clima di sperimentazione e apertura verso nuovi linguaggi visivi, che si rispecchia nella capacità di Tatafiore di coniugare elementi naturalistici e simbolici in una sintesi originale e personale.
In conclusione, le due opere inedite di Ernesto Tatafiore offrono un contributo significativo alla comprensione del suo percorso artistico, illustrando attraverso il tema del vulcano, simbolo potente e pregnante, una visione ricca di stratificazioni iconografiche e cromatiche. La duplice rappresentazione del vulcano – biforcata nel “BIVULCANO” e unitaria nel secondo dipinto – permette all’artista di esplorare diverse declinazioni della forza naturale, dalla sua energia distruttiva alla sua dimensione rigenerativa. Gli accenni marini, discreti ma emblematici, ampliano l’orizzonte tematico, invitando lo spettatore a riflettere sul rapporto tra terra e mare, tra uomo e natura. Le firme e i timbri presenti sui retro delle opere sanciscono inoltre la loro appartenenza a un momento cruciale della carriera di Tatafiore, garantendo al contempo la loro autenticità e il loro valore storico-artistico. Questi dipinti rappresentano dunque non solo un omaggio al paesaggio napoletano, ma anche una testimonianza viva e vibrante dell’universo creativo di un artista che ha saputo tradurre in immagini la complessità della natura e dell’esistenza umana.
(Queste due opere sono in una COLLEZIONE PRIVATA)


