Non immaginavo che oggi avrei affrontato un argomento simile, è come tornare indietro di un secolo, mi sembra di aver vissuto tutta la mia esistenza in un “bolla” di falsa sicurezza, pace e tranquillità, non avrei mai pensato di riconsiderare criticamente il ruolo degli Stati Uniti come il paese delle opportunità ed esempio di democrazia (nonostante le profonde e gravi contraddizioni presenti nella sua società).
La politica estera di questo colosso economico e militare ha mietuto molte vittime ovunque nel mondo per estendere la sua influenza e raggiungere i suoi obiettivi particolari.
Oggi siamo di fronte ad uno spettacolo orrendo dove le ragioni dei contendenti scompaiono dinanzi alla crudeltà e allo scopo che Israele vuole raggiungere: costringere i palestinesi ad abbandonare la loro terra per trasformarla in un “giardino del Mediterraneo”.
Personalmente considero i civili palestinesi delle vittime sia di Hamas che se ne fa scudo che degli israeliani che voglio perseguire la loro sicurezza territoriale occupando militarmente Gaza. Non credo che sia inconciliabile trovare le condizioni che possano garantire ad entrambe le parti una convivenza pacifica, occorre buona volontà che credo non manchi ad entrambi i popoli. Sono sicura che i civili di entrambe le parti vogliano la pace.
Ho letto che alle dichiarazioni di Netanyahu di effettuare una “pulizia etnica” i capi dell’esercito israeliano hanno posto “un freno”….. meno male! Alcuni giorni fa ho letto una intervista rilasciata ad una testata italiana da Omer Bartov, ebreo, israeliano, ha prestato a lungo servizio come ufficiale nell’IDF, l’esercito israeliano, negli anni ’70 proprio a Gaza e in Cisgiordania. Accademico di fama mondiale, storico che si occupa dell’Olocausto e dei genocidi, fa sentire la sua voce mosso dalla compassione per i deboli e le inermi vittime di un vergognoso massacro.
Egli dichiara: “Il 7 ottobre non ha dato a Israele una ‘licenza di genocidio’. Non è più guerra contro Hamas, è annientamento.”
Le sue parole sono macigni sul governo israeliano infatti lo definisce: “(..) un partito di Dio illiberale e razzista, speculare ad Hamas” che “alimenta l’antisemitismo” e “il silenzio degli istituti ebraici che studiano l’olocausto contribuisce”.
Dichiara che l’unica soluzione possibile per fermare questo scempio è “una pressione internazionale fortissima” su Netanyahu e il suo governo altrimenti “Non solo il genocidio andrà avanti, ma anche lo Stato ebraico non potrà sopravvivere: Israele finirà”.
Continua impietoso: “A Gaza sono nel mirino le nascite, e questa è la prova più inquietante che è in corso un genocidio. Sono uno studioso di genocidi. Quando ne vedo uno, lo riconosco”.
Alla domanda quando diviene legalmente un genocidio risponde:
“L’articolo 2 della Convenzione ONU sul Genocidio elenca atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Israele ha ucciso decine di migliaia di civili, imposto condizioni di vita intollerabili, causato danni fisici e psicologici enormi. Ma non è solo questione di vittime. Si tratta anche della distruzione delle infrastrutture, delle scuole, degli ospedali, dell’acqua, del cibo.
E, in modo ancor più inquietante, si sono colpite le nascite: la capacità riproduttiva della popolazione. Le strutture ostetriche sono state bombardate, l’accesso alla sanità prenatale è crollato, e si registra un’esplosione di aborti spontanei. Le donne partoriscono tra le tende, sotto le macerie, senza anestesia né medici. Non sono effetti collaterali. Fanno parte della strategia. Quando uno Stato impedisce sistematicamente le nascite all’interno di un gruppo, è genocidio. L’obiettivo non è solo uccidere: è impedire che quel popolo abbia un futuro".
Alla domanda: “C’è chi sostiene che queste siano solo le tragiche conseguenze di una guerra: Israele vuole colpire Hamas, i civili uccisi sono danni collaterali.”
Afferma chiaramente che:
"Sarebbe plausibile se i danni fossero proporzionati e contenuti. Ma non lo sono. Gaza è stata devastata. Oltre il 70% delle infrastrutture è distrutto. Il 90% delle scuole non esiste più. La popolazione è stata spinta in aree del sud pari al 25% della Striscia. Israele dice che ne farà una “zona umanitaria”. In realtà è un campo di detenzione a cielo aperto. E poi ci sono le dichiarazioni pubbliche: ministri israeliani parlano apertamente di “trasferire” i gazawi all’estero. Netanyahu ha detto che l’unico problema è trovare i paesi che li accolgano. Questo non è combattere Hamas, è rendere Gaza invivibile per spingere i suoi abitanti a fuggire. E, siccome non c’è nessun luogo dove possano andare, questo piano diventa genocidio. Nel novembre 2023 non c’erano ancora prove sufficienti, e “genocidio” è un termine da usare con molta cautela. Ma avvertivo anche allora che la campagna militare rischiava di andare in quella direzione — e così è stato. Ciò che ha reso evidente il cambiamento è stata la coerenza tra i discorsi dei leader israeliani — “radiamo al suolo Gaza”, “privateli di cibo e acqua”, “sono animali umani” — e le azioni sul campo: distruzione sistematica, sfollamenti di massa, fame imposta, annientamento delle strutture vitali della società palestinese. Non è più una guerra contro Hamas. È qualcosa di molto più ampio e distruttivo. È genocidio".
Un saggio sull’argomento firmato da Bartov apparso recentemente sul New York Times ha suscitato un acceso dibattito a livello mondiale.
Quello che rispecchia fedelmente il mio stato d’animo è quanto dice Bartov sul passato del suo popolo e del silenzio degli istituti ebraici:
“È nel campo della memorialistica ebraica che c’è silenzio o negazione. Ma se usiamo la memoria dell’Olocausto per giustificare un altro genocidio, allora il motto “mai più” diventa una farsa perché Israele è nato come risposta all’Olocausto. Era la garanzia che “mai più” sarebbe accaduto. Riconoscere che quello stesso Stato oggi commette un genocidio è devastante per molte persone. Viene considerato scandaloso. Anche se di scandaloso c’è solo il comportamento di Israele a Gaza. Molti preferiscono tacere. O peggio, accusano di antisemitismo chiunque sollevi dubbi.”
Gaza rappresenta il fallimento del Diritto umano e morale. L’Onu sorto allora come strumento per il mantenimento della pace rimane una voce nel deserto: qui le parti lese sono la misericordia e la civiltà.

