La legge di Bilancio cambia ancora e lo fa nel modo più diretto possibile: spostando 3,5 miliardi di euro dal Ponte sullo Stretto per tenere in piedi il saldo complessivo della manovra. Le nuove modifiche annunciate dal governo comportano una riprogrammazione secca delle risorse e incidono sul cuore dell'equilibrio finanziario del provvedimento.

I 3,5 miliardi liberati serviranno a rifinanziare misure a favore delle imprese, in particolare la Zes unica e Transizione 5.0, oltre a interventi sul caro materiali e sulla previdenza complementare. Non nuove entrate, dunque, ma una riallocazione interna che cambia il profilo della manovra e ne modifica il saldo, come hanno sottolineato le opposizioni in Commissione Bilancio al Senato.

Il punto politico e contabile è chiaro: senza il temporaneo sacrificio delle risorse destinate al Ponte, l'operazione non starebbe in piedi. A confermarlo è lo stesso relatore della manovra, Guido Quintino Liris, che parla esplicitamente di “riprogrammazione” dovuta ai ritardi procedurali e agli stop legati all'ambito giudiziario. Tradotto: i fondi ci sono, ma non possono essere spesi ora, e vengono quindi usati per tappare altre falle della manovra.

È proprio questo passaggio a far saltare i nervi alle opposizioni. Per il Partito democratico, come ha spiegato Daniele Manca, gli emendamenti del governo “cambiano il saldo della manovra”, segno di una legge di Bilancio scritta e riscritta in corsa. Italia Viva parla di un caso senza precedenti, mentre dal Movimento 5 Stelle arriva l'accusa più dura: il Ponte viene definanziato per fare cassa e tenere in vita una manovra giudicata in precedenza inconsistente.

Sul piano dei numeri, il Ponte sullo Stretto resta formalmente finanziato per circa 13,5 miliardi, ma nei fatti 3,5 miliardi vengono sottratti al suo perimetro per essere dirottati altrove. Il governo e il Mit respingono la parola “definanziamento”, parlando di un semplice riallineamento temporale legato al nuovo cronoprogramma, dopo lo stop della Corte dei Conti sulla delibera Cipess. La sostanza, però, non cambia: quelle risorse oggi servono ad altro e sono decisive per l'equilibrio dei conti della legge di bilancio.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti punta a chiudere rapidamente l'iter, con le votazioni sugli emendamenti attese a breve in Commissione. Ma il dato politico resta sul tavolo: il saldo della manovra viene corretto intervenendo su quella che era stata presentata come l'opera simbolo del governo. Al netto delle definizioni tecniche, il Ponte diventa il bancomat da cui prelevare per finanziare priorità più urgenti.

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ribadisce la volontà di andare avanti e assicura che i cantieri partiranno nei prossimi mesi. Ma intanto, nella manovra, il Ponte paga il prezzo più alto: 3,5 miliardi spostati per trovar quattrini per offrire "qualche briciola" allo sviluppo.

E questo, al di là delle dichiarazioni, dice molto su come si regge davvero il bilancio dello Stato in questa fase.