L'aviazione israeliana ha condotto oggi una delle offensive più violente degli ultimi giorni contro diversi quartieri e campi profughi della città di Gaza. Le incursioni aeree hanno colpito abitazioni, scuole, centri di accoglienza e infrastrutture civili, provocando decine di morti e feriti. Secondo fonti mediche locali, almeno 45 civili palestinesi, tra cui 29 residenti di Gaza City, hanno perso la vita solo nella giornata di sabato.

Le esplosioni hanno raso al suolo almeno 25 edifici, tra cui torri residenziali e palazzi governativi. Tra gli obiettivi principali figurano:

Scuole nel quartiere di al-Shati, tra cui le scuole al-Sitt Sura, Shuheibar e al-Alia.
La torre al-Dalu e diversi edifici residenziali nei pressi del vecchio commissariato di polizia.
Il palazzo delle Poste, il Ministero dell'Interno e l'ex sede della televisione a Tel al-Hawa.
Il palazzo al-Nour, adiacente al Ministero dell'Istruzione, completamente distrutto.
Abitazioni di famiglie civili nei quartieri di al-Rimal, al-Sabra, Tel al-Hawa, al-Yarmouk e presso l'incrocio al-Ghafri.


Molti raid sono stati condotti senza preavviso, colpendo edifici residenziali ancora abitati. In più casi intere famiglie sono rimaste sepolte sotto le macerie.

Il bilancio delle vittime di oggi è stato così suddiviso:

24 corpi trasportati all'ospedale al-Shifa;
8 all'ospedale Ahli Arab (Battista);
5 all'ospedale al-Awda;
1 all'ospedale al-Aqsa;
4 all'ospedale Nasser;
3 all'ospedale della Mezzaluna Rossa Palestinese.

L'ospedale Nasser ha inoltre segnalato la morte di due civili colpiti dal fuoco israeliano mentre cercavano aiuti nei pressi dei centri di distribuzione a nord di Rafah. Altri cinque palestinesi sono stati uccisi in un bombardamento sull'area di al-Karama, a nord-ovest di Gaza City.

Nella giornata di venerdì erano già stati registrati 70 morti, portando il totale delle vittime palestinesi dall'inizio dell'offensiva israeliana del 7 ottobre 2023 a 64.803 morti e 164.264 feriti.


La distruzione sistematica di infrastrutture civili – scuole, ministeri, uffici postali e sedi televisive – ha aggravato ulteriormente la crisi umanitaria nella Striscia, lasciando centinaia di famiglie senza riparo e mettendo sotto pressione un sistema sanitario ormai al collasso.

L'ex capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano, Herzi Halevi, ha riconosciuto pubblicamente che più di 200 mila palestinesi sono stati uccisi o feriti dall'inizio della guerra a Gaza. Si tratta di oltre il 10% della popolazione della Striscia, stimata in circa 2,2 milioni di abitanti.

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Guardian, Halevi ha dichiarato che le operazioni militari israeliane "non sono mai state limitate dai consulenti legali militari". Questo contrasta con quanto affermato più volte da funzionari israeliani durante il conflitto, secondo cui i legali dell'esercito avrebbero avuto un ruolo attivo nelle decisioni operative.

Le parole di Halevi assumono particolare rilievo perché si avvicinano ai dati forniti dal Ministero della Sanità di Gaza, spesso respinti da Israele come "propaganda di Hamas" ma ritenuti credibili dalle principali agenzie umanitarie internazionali.

Un rapporto riservato dell'intelligence militare israeliana, trapelato lo scorso maggio, indicava che oltre l'80% delle vittime erano civili, una cifra in linea con le valutazioni di ONG e osservatori indipendenti.

Parlando a un gruppo di israeliani all'inizio di questa settimana, Halevi aveva sottolineato la brutalità dell'offensiva:

"Questa non è una guerra delicata. Abbiamo tolto i guanti dal primo minuto. Purtroppo non lo abbiamo fatto prima", aveva detto, lasciando intendere che Israele avrebbe dovuto adottare una linea ancora più dura già prima dell'attacco del 7 ottobre 2023.

Halevi ha inoltre negato che le decisioni operative siano mai state limitate da consulenti o autorità legali:

"Nessuno mi ha mai vincolato. Neppure una volta. Nemmeno il procuratore generale militare, che per inciso non ha il potere di farlo".

Secondo quanto riportato dal sito israeliano Ynet, Halevi avrebbe anche suggerito che il ruolo principale dei legali dell'esercito non è quello di limitare le azioni militari, ma di fornire copertura giuridica internazionale per giustificarle agli occhi del mondo.