Siamo diventati un numero su un foglio Excel. La manovra ci regala 40 euro lordi al mese, e lo chiamano riconoscimento. Quaranta euro: meno di una serata extra in reparto, meno di quanto spendiamo in parcheggi per arrivare al lavoro. Dicono che arriveranno 5.000 nuove assunzioni all’anno, ma ne servirebbero almeno 60.000 per smettere di tappare buchi a turno.
In corsia si lavora con organici ridotti, turni infiniti, ferie negate. Chi resiste lo fa per coscienza, non certo per stipendio o rispetto. Molti colleghi hanno mollato, altri sono fuggiti all’estero dove lo stesso mestiere vale il doppio, economicamente e moralmente.
In Lombardia si assumono infermieri dall’Uzbekistan. Nessun pregiudizio, ma se siamo costretti a cercare personale all’altro capo del mondo vuol dire che qualcosa, qui, si è rotto da tempo. Non bastano nuovi arrivi se non si mette mano alle radici del problema: stipendi bassi, carichi insostenibili, e zero prospettive.
Noi infermieri non chiediamo premi, solo dignità. Vogliamo essere parte del sistema, non una toppa sul suo fallimento. Finché chi decide continuerà a chiamare “bonus” ciò che è solo elemosina, continueremo a sentirci soli, sfruttati e — soprattutto — invisibili.


