“Oggi l'Italia insieme alla Grecia ha detto no all'accorpamento dei fondi per l'agricoltura e per la pesca in un fondo unico europeo. Alla nostra posizione si sono aggiunte altre quindici Nazioni, è un grande successo. Ma è solo l'inizio per avviare un cambio radicale necessario nell'approccio al settore primario. Bisogna avere una visione chiara che guardi al futuro senza dimenticare le origini. Ai trattati di Roma si metteva al centro l'Agricoltura ed è ricordando i nostri padri fondatori che bisogna garantire fondi adeguati a chi custodisce i nostri mari e i nostri territori. Chi lavora per garantire la nostra sicurezza e sovranità alimentare avrà l'appoggio dell'Italia e oggi di altre sedici nazioni”.

Questa la dichiarazione del ministro Francesco Lollobrigida rilasciata alla stampa, dopo il consiglio su agricoltura a Bruxelles di 4 giorni fa. Si tratta di un altro grande risultato per l ‘Italia e per il suo settore primario. E tutte le associazioni di categoria hanno sottolineato il grande sforzo ed impegno del ministro per difendere un settore già in crisi da tempo. L'Italia diventa capofila quindi, come già accaduto in passato, all'interno dell'Unione, su un tema che riguarda la nuova riforma della politica agricola comune che sta molto a cuore al mondo agricolo. Uno dei punti assi discussi riguarda proprio l'idea di unificare i finanziamenti destinati all'agricoltura con quelli di altri programmi nel prossimo bilancio UE 2028-2034. Tutto nasce da quanto affermato dalla presidente Ursula Von der Leyen, in merito alla ipotesi di creare un fondo unico per coesione e Pac. Perché come spiegato da fonti della commissione, la riforma della nuova Pac e della coesione devono partire da una razionalizzazione dei fondi europei, per snellire le procedure e aumentare l'efficienza dei fondi europei “ Il nostro bilancio attuale è stato progettato per un mondo che non esiste più, il mondo del 2020” mentre il prossimo “deve essere meno rigido” e “produrre risultati laddove è necessario: rapidamente, efficientemente e con impatto”, ha scandito von der Leyen, dieci giorni fa, nel suo intervento alla Conferenza annuale 2025 sul bilancio Ue.

In particolare, “abbiamo bisogno di maggiore coerenza nel finanziamento delle nostre priorità” perché “oggi diluiamo il nostro potere di spesa su troppi strumenti e non coordiniamo a sufficienza tra il livello europeo, nazionale e regionale, il settore privato e le altre istituzioni”, ha affermato. Un progetto di snellimento dei capitoli del bilancio che, però, non trova il favore del mondo agricolo. Oltre all'accorpamento dei programmi come Coesione e Pac nei partenariati nazionali e regionali, la Commissione punta ad unire “i numerosi programmi che contribuiscono con successo alla competitività” – come Horizon Europe, il Programma Europa Digitale, il Fondo per l'Innovazione, il Programma Europeo di Difesa, il Programma Spaziale – in “un vero e proprio Fondo europeo per la competitività, che fornisca un sostegno coerente lungo tutto il percorso dell'investimento, dalla ricerca, allo scale-up, alla diffusione industriale, alla produzione”.

Per quanto riguarda l'Europa globale, poi, l'idea della Commissione è di creare “Fondo globale per l'Europa” che “consentirà di dare una risposta su misura a ciascuna regione e a ciascun Paese partner, creando pacchetti di partenariato completi per ciascuna zona geografica” che “rafforzeranno il legame tra l'azione esterna e le priorità interne, come la sicurezza energetica, ma questa prospettiva non è piaciuta non solo al mondo agricolo ma nemmeno allo stesso gruppo politico della Von der Leyen, i popolari europei, il più numeroso del parlamento euro. L'Eurocamera aveva levato gli scudi a inizio mese, quando i deputati hanno snocciolato una serie di “no” alla riforma targata von der Leyen e a cui lavora anche il commissario al Bilancio, Piotr Serafin. Soprattutto, hanno rifiutato l'impostazione centralizzatrice imperniata sui piani nazionali, così come l'introduzione di un nuovo Fondo per la competitività, voluto dal numero uno del Berlaymont per dare nuovo slancio alla politica industriale europea finita in cima all'agenda di Bruxelles dallo scorso anno.

Ma ora sarebbe partita anche una fronda interna allo stesso Ppe. Un problema politico di non poco conto, dato che si tratta della famiglia cui appartiene la presidente della Commissione. Il gruppo parlamentare dei cristiano-democratici ha messo nero su bianco il 21 maggio scorso ) le sue perplessità in merito alle proposte di von der Leyen, rispondendo punto per punto alle novità annunciate nelle scorse ore.  Ma anche all interno d ella stessa commissione ci sarebbero perplessità sulla ipotesi della Von der Leyen. Il vicepresidente esecutivo Raffale Fitto, commissario alla coesione e responsabile tra le altre cose anche della agricoltura europea, a marzo, a Roma, durante l evento “Agricoltura  e'”,organizzato dal ministro Lolobrigida, è sembrato mostrare qualche perplessità sulla eventualità  di un eccessivo accorpamento dei fondi.

“Questa – aveva detto Fitto – è una delle prime questioni da esaminare che interessano da vicino l'agricoltura. Di fronte abbiamo un futuro importante con diverse priorità. Tra queste c'è la difesa dei fondi per l'agricoltura.” Raccogliendo il plauso convinto della platea di agricoltori presente. "Il dibattito sul bilancio europeo è fondamentale – aveva poi  proseguito Fitto – un terzo del bilancio è sulle politiche di coesione e un terzo è sulle politiche agricole. Difendere questo in modo tradizionale potrebbe essere un errore, ma incidere sulla qualità della spesa potrebbe essere un'arma vincente, evitando di correre il rischio che in un fondo unico si perda la specificità di queste risorse che vanno salvaguardate" Insomma razionalizzazioni si ma senza per questo andare ad incidere sulla qualità di fondi che sono fonda tale per un settore come quello dell agricoltura.