Meta Platforms, la società madre di Facebook e Instagram, ha annunciato che a partire da inizio ottobre 2025 bloccherà la pubblicità politica, elettorale e relativa a temi sociali su tutte le sue piattaforme all'interno dell'Unione Europea. La decisione, spiegano da Meta, è stata presa a causa delle "incertezze legali" legate alla nuova normativa europea sulla trasparenza e il targeting della pubblicità politica.

Non è la prima volta che un colosso del settore tecnologico prende una posizione simile: già a novembre 2024, anche Google (tramite la sua controllata Alphabet) aveva deciso di sospendere la pubblicità politica nell'UE, segno di un crescente malcontento da parte delle big tech nei confronti delle nuove regole europee.

Il regolamento europeo, chiamato Transparency and Targeting of Political Advertising (TTPA), entrerà in vigore ufficialmente il 10 ottobre 2025. Il suo obiettivo è chiaro: limitare la disinformazione e l'interferenza straniera nelle elezioni, aumentando trasparenza e responsabilità.

In pratica, le piattaforme digitali dovranno:

  • etichettare chiaramente i contenuti pubblicitari di natura politica,
  • indicare chi ha pagato per quell'annuncio e quanto,
  • specificare quale elezione è oggetto della campagna.

In caso di violazioni, le multe potranno arrivare fino al 6% del fatturato annuo globale dell'azienda.

In un post sul proprio blog ufficiale, Meta ha definito la scelta come "difficile", ma necessaria per far fronte alla complessità operativa e giuridica introdotta dal nuovo regolamento.

Secondo l'azienda americana, il TTPA "compromette seriamente" la possibilità di offrire campagne pubblicitarie personalizzate, danneggiando sia gli inserzionisti sia gli utenti.

Meta sostiene infatti che la pubblicità mirata è uno strumento fondamentale per informare i cittadini su questioni sociali importanti. Il blocco, a loro avviso, finirà per penalizzare gli elettori europei, limitando l'accesso a informazioni complete e pluralistiche.

Non è tutto: Facebook e Instagram sono attualmente sotto indagine da parte della Commissione Europea per presunte mancanze nella lotta alla disinformazione e alla pubblicità ingannevole durante la campagna per le elezioni europee del 2024.

L'indagine rientra nel quadro del Digital Services Act (DSA), che impone alle piattaforme di grandi dimensioni di contrastare in modo efficace i contenuti illegali e dannosi. Anche in questo caso, le sanzioni possono arrivare fino al 6% del fatturato mondiale.

Anche TikTok, controllata dalla cinese ByteDance, è finita nel mirino delle autorità europee per presunta interferenza elettorale, in particolare durante le presidenziali in Romania del novembre scorso.


Il braccio di ferro tra l'UE e le big tech è appena cominciato. Da un lato, Bruxelles spinge per maggiore trasparenza e controllo su contenuti sensibili; dall'altro, le piattaforme denunciano regole troppo complesse e penalizzanti. Quel che è certo è che da ottobre 2025 la pubblicità politica su Facebook, Instagram e probabilmente altre piattaforme sarà solo un ricordo per gli utenti europei.