Oggi, più che mai, occorre approfondire l’argomento sul ruolo che svolgono le società di rating nell’ambito della sostenibilità degli investimenti. Vi è una normativa molto precisa sulla destinazione dei finanziamenti alle imprese che è patrimonio giuridico acquisito da tutti i Paesi, soprattutto occidentali che, in materia, predicano bene ma razzolano male, anzi malissimo infatti sono state le due principali società di rating a “ripulire” l’immagine delle aziende che stanno aiutando Israele nelle sue operazioni militari in Palestina.
La Relatrice dell’ONU Francesca Albanese durante la guerra tra Israele e Hamas del 2023, ha chiesto un cessate il fuoco immediato, avvertendo che: “(….) i palestinesi corrono il grave pericolo di una pulizia etnica di massa” e aggiungendo che: “(…) la comunità internazionale deve prevenire e proteggere le popolazioni dai crimini atroci e che anche la responsabilità per i crimini internazionali commessi dalle forze di occupazione israeliane e da Hamas deve essere immediatamente perseguita”. Parole che sono cadute nel vuoto!
Nel sommario del suo rapporto intitolato ‘Anatomia di un genocidio’ datato il 25 marzo 2024 la relatrice, analizzando le operazioni militari israeliane a Gaza, riportava che vi erano: “(…) ragionevoli basi per affermare che la soglia indicante che Israele commetteva genocidio era stata raggiunta” ma la mattanza è continuata impunemente.
Il 30 giugno 2025 in occasione della 59a sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha presentato il suo ultimo Rapporto “From economy of occupation to economy of genocide” sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967 nel quale sono riportati nomi, cognomi e numeri telefonici delle società italiane e straniere che non si sono fatte scrupolo di fornire i mezzi per la distruzione di un territorio e per il genocidio di un popolo. Che abbia fatto la cosa giusta lo dimostra la reazione del Presidente Trump che l’ha cancellata dalla faccia della Terra tagliandole tutti i ponti.
Infatti il 5 luglio 2025 viene sanzionata dal Segretario di Stato Marco Rubio, che l'ha accusata di: “(…) fomentare l'antisemitismo, esprimere sostegno al terrorismo e disprezzare gli Stati Uniti e Israele”. Amnesty International, congiuntamente alle Nazioni Unite “Si è espressa contro tali sanzioni, ritenendole un espediente per proteggere Israele dalle accuse e un attacco all'indipendenza e al lavoro della stessa relatrice”.
Questo è il prezzo che pagano tutti coloro che operano seguendo la loro coscienza civile e spirito di servizio verso l’umanità.
Una tale e gravissima situazione era emersa anche da un’inchiesta del portale olandese ‘Follow the Money’ svelava infatti che, in alcuni casi, investimenti considerati socialmente sostenibili effettuati da aziende operanti all’estero in realtà hanno contribuito alla pulizia etnica di Israele nei Territori occupati.
Le pincipali società di rating che operano in Europa ma che da quando sono state assorbite dagli equivalenti istituti americani hanno deciso circa due anni fa (quando è iniziato il genocidio) di non considerare quanto sta avvenendo in Palestina nell’ambito dei loro criteri di esclusione.
Quando la Msci era ancora affidabile, nell’agosto 2023 nella sezione ‘controversie’ degli investimenti etici e sostenibili segnalava Caterpillar:” (…) significative preoccupazioni relative al suo ruolo nei territori occupati” e a causa di ciò aveva attribuito un valore Esg di 3 su una scala da 0 a 10 proprio per i suoi contributi alle violazioni dei diritti umani da parte di Israele.
Amnesty International e Human Rights Watch hanno prodotto diversi documenti che testimoniano l’utilizzo dei macchinari di Caterpillar da parte di Israele in violazione del diritto internazionale infatti l’esercito usa i bulldozer per demolire le case dei palestinesi, distruggere gli uliveti e/o condurre diverse operazioni a Gaza.
Da molto tempo Caterpillar lavora in Israele e i suoi bulldozer sono legati a fatti criminosi come l’uccisione dell’attivista pacifista statunitense Rachel Corrie avvenuta nel 2003 come venne pubblicato dal Guardian qualche anno dopo.
“Ma improvvisamente, dopo l’ottobre 2023, nonostante la violenza israeliana si sia intensificata a livelli inimmaginabili, tutto cambia. E nell’agosto del 2024 il rapporto Msci su Caterpillar visionato da Follow the Money non menziona più il conflitto. Parole come Israele e Palestina sono scomparse del tutto. «Non sono emerse controversie», afferma ora Msci nella sezione “Diritti umani e comunità” di Caterpillar. E l’azienda americana passa da un rating di 3 su 10 al massimo: 10 nonostante sia stata ancora protagonista in prima persona di diversi episodi di morte e di violazione dei diritti umani nella Striscia di Gaza come nell’episodio riportato dal New York Times in cui i bulldozer della Caterpillar schiacciano delle ambulanze e un camion dei pompieri a seguito di un attacco mortale contro un convoglio umanitario nel sud di Gaza in cui sono stati uccisi quindici operatori umanitari palestinesi. Un episodio orribile, in cui un testimone oculare ha raccontato proprio di un bulldozer Caterpillar che spingeva corpi umani e detriti sottoterra.
Partecipare a questo scempio non vi è solo la Caterpillar ma moltissime altre imprese, la relatrice dell’Onu Francesca Albanese ha compilato circa quaranta pagine coi nomi e cognomi degli operatori economico-finanziari che non solo sostengono l’occupazione degli Opt - più volte condannata come illegale - ma addirittura fanno i soldi con ‘l’economia del genocidio’. Sono almeno 1.650 le aziende coinvolte nel più grande programma di forniture per la difesa di cui ha beneficiato Israele, inclusi i caccia F-35 impiegati a Gaza. In testa la statunitense Lockheed Martin. Ma c’è anche l’italiana Leonardo S.p.A., citata più volte nel report.
La dott.ssa Siliani lavora nell'unità servizi legali dell'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo politico e ha una specializzazione in diritto internazionale. È anche membro di numerose associazioni per i diritti umani dichiara: “La Leonardo S.p.A., attraverso sue controllate, partecipa a programmi d’arma controversi o a intermediazioni di sistemi d’armamento verso Paesi coinvolti in conflitti armati e in violazioni sistematiche dei diritti umani. Avviene così con le armi nucleari, alla cui realizzazione Leonardo partecipa attraverso un consorzio francese di cui detiene il 25% (MBDA) o attraverso la realizzazione delle ali degli F-35 che, nella versione poi assemblata e realizzata negli Stati Uniti, sono in grado di trasportare bombe nucleari.”
Nel report dell’Onu son stati inseriti anche i nomi di alcune banche accusate di “finanziare le violazioni” come il Gruppo BNP Parisbas e la Barclays che tra il 2012 – 2024 hanno finanziato la Leonardo per centinaia di milioni di dollari. Leonardo ricompare nell’ambito delle istituzioni educative che interagiscono con l’apparato militare israeliano partecipando attivamente a programmi di ricerca che contribuiscono a una programmazione pro-occupazione e apartheid: è il caso dell’Università di Edimburgo, accusata di collaborare con “aziende che supportano le operazioni militari israeliane, tra cui Leonardo”.
Il discorso prosegue cogliendo l’aspetto giuridico che collide con la nostra Costituzione e si vede come il legislatore ha lasciato una smagliatura per aggirare l’impedimento: “Possiamo, in questo caso, però discutere sul fatto che la fornitura di armamenti a Israele deve ricevere l’autorizzazione ministeriale prevista dalla L.185/90. Ma questa legge esclude che l’Italia possa autorizzare transazioni di forniture militari a Paesi coinvolti attivamente in conflitti militari non coperti dall’art.51 della carta delle Nazioni Unite e verso Paesi responsabili di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani. Israele, crediamo indiscutibilmente, si trova sotto entrambe queste casistiche: il conflitto in cui Israele è impegnato a Gaza non risulta essere ascrivibile alle casistiche previste dall’art.51 della Carta dell’ONU e non vi è dubbio che gli attacchi indiscriminati verso la popolazione civile costituiscano atti gravi di violazioni dei diritti umani.”
Conclude Siliani: “Quanto a Leonardo S.p.A. è ormai diventato uno dei grandi colossi produttivi di armamenti, undicesimo fra le aziende del settore nel mondo secondo la Top100 di Sipri: evidentemente non si fa scrupoli di vendere armamenti ai migliori compratori. Che ovviamente sono i Paesi che maggiormente utilizzano tali strumenti di morte. Fra cui, purtroppo, spicca Israele”.
Nel rapporto compaiono anche Alphabet, Amazon, Microsoft e IBM che vengono rappresentate come ‘centrali per l’apparato di sorveglianza israeliano e la continua distruzione di Gaza’.
Il ben noto MIT di Boston è riportato per aver collaborato allo sviluppo dei droni usati dall’esercito israeliano.
Alla compagnia di navigazione danese Maersk si contesta di aver garantito coi suoi trasporti il flusso di equipaggiamento militare dagli Stati Uniti a Israele.
Palantir ha ampliato la collaborazione con Israele dopo ottobre 2023, aiutando nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale utilizzati in battaglia.
La coreana HD Hyundai e la svedese Volvo sono accusate di aver fornito, tramite concessionari israeliani, macchinari pesanti utilizzati per distruggere le proprietà palestinesi.
Nelle citazioni non mancano le grandi società di combustibili, dell’agribusiness, delle assicurazioni e dell’immobiliare. Si parla esplicitamente del “turismo di occupazione” con Booking.com e Airbnb che pubblicano offerte nelle colonie israeliane occupate illegalmente.
È stato costituito un database di circa mille aziende potenzialmente implicate in violazioni dei diritti umani e crimini internazionali nei territori occupati utilizzando più di 200 contributi ricevuti da Stati, difensori dei diritti umani, aziende e accademici.
Ma andiamo oltre. Il problema non è solo delle società di rating e delle multinazionali ma di tutti quegli investitori sostenibili, per la maggior parte europei e soprattutto a fondi pensione pubblici o privati, che si trovano a investire nella più grande violazione dei diritti umani in corso.
Ad esempio la banca olandese Ing; la banca d’investimento e fornitore di servizi finanziari svizzera Ubs e il più grande fondo pensione norvegese, Klp: tutti e tre, ogni anno pagano decine di migliaia di euro per accedere alle valutazioni della Morningstar Sustainalytics e Msci. Recentemente hanno risposto a “Following the Money” di aver perso fiducia nelle due agenzie e di essersi ritirate o di aver intenzione di ritirarsi dal collaborare con loro in quanto è evidente la decisione tutta politica e poco finanziaria, su pressione dei gruppi d’interesse americani e israeliani, di modificare i rating delle aziende che fanno affari con Israele.
Qualunque siano le convinzioni sulla vicenda, manipolare il rating sui diritti umani dopo l’inizio di una guerra, com’è successo a Caterpillar, significa astrarsi dalla realtà e convertirsi alla “dottrina Smotrich” fautore dell’occupazione permanente della Striscia di Gaza e della deportazione dei suoi abitanti.
Tara Van Ho, docente di giurisprudenza presso l’università dell’Essex, ha affermato a buon ragione che: “(…) le valutazioni sul rispetto dei diritti umani nelle zone di conflitto non hanno a che fare con approcci geopolitici o con opinioni divergenti. Ma sono una questione di diritto, puramente legale. E per questo le agenzie di rating come Morningstar e Msci dovrebbero essere in grado di valutarli. Se riescono a ottenere informazioni oggettive e affidabili sulla situazione dei diritti umani in Arabia Saudita o nello Xinjiang in Cina, dovrebbero essere in grado di fare lo stesso per quanto riguarda i territori palestinesi occupati da Israele”.
Il lavoro svolto dalla relatrice ONU Francesca Albanese e riassunto nel suo report è fondamentale per comprendere le cause del genocidio a Gaza e ciò che oggi è stato portato a conoscenza accade da decenni negli Opt e non sarebbe stato possibile senza il sostegno interessato di gran parte del mondo, soprattutto dell’Occidente in spregio di ogni norma e principio morale.

