Cultura e Spettacolo

“Per una drammaturgia del sabotaggio”. Il nuovo saggio sul teatro necessario di Rosario Palazzolo

E’ un saggio di straordinaria densità intellettuale ed emotiva, “Per una drammaturgia del sabotaggio. Il teatro ‘necessario’ di Rosario Palazzolo”, firmato da Giovita Antonella Piccillo, dottoressa di Medicina Interna che vive a Catania. L’opera - pubblicata nella collana “I Diamanti della Saggistica” dell’Aletti Editore e disponibile anche in ebook - nasce da una vera e propria folgorazione teatrale ed esistenziale nei confronti della poetica di Palazzolo, scaturita durante la visione della pièce “Se son fiori moriranno”. Da quell’incontro - come racconta la stessa autrice, laureata anche in Lettere Moderne, Comunicazione della Cultura e dello Spettacolo ed attualmente laureanda in Filologia Moderna - è nato un fecondo percorso di studio e un sodalizio formativo, che l’ha spinta a dedicargli una rigorosa indagine critica, mossa dalla consapevolezza di quanto questo teatro sia oggi necessario per chiunque voglia mettersi in ascolto. «Da sempre amo scrivere racconti e poesie - rivela la Piccillo - oltre ad ottemperare la scrittura scientifica correlata alla mia professione. La curiosità per le cose del mondo mi muove sin dall’infanzia». Al centro si colloca la categoria del sabotaggio, inteso non come mero espediente narrativo, ma come gesto artistico, linguistico e antropologico. Il teatro di Palazzolo, nella lettura acuta dell’autrice, scardina le convenzioni della finzione borghese e costringe lo spettatore ad abbandonare la propria comfort zone: «Il pubblico può esserne inizialmente disorientato, ma subito dopo si fa consapevole e comprende quanto sia necessario il confronto con l’ambiguo e con il fallimento, scende in profondità, oltre quella crosta borghese e conformista quotidianamente esibita per convenzione, per quieto vivere o, semplicemente, nell’illusione di aver trovato la giusta strada della propria vita, di aver tracciato un solco sicuro ed infallibile. Ma non è mai così».

Un focus imprescindibile del libro è dedicato all’aspetto stilistico del drammaturgo: l’uso di una lingua “scotennata”.  Si tratta di un idioma deformato, neologistico e di eccezionale forza espressiva che, pur rievocando la viscerale identità siciliana, se ne distacca attraverso una reinvenzione che l’autrice definisce quasi dantesca, capace di elevare il dialetto a codice universale. La Piccillo inserisce l’opera di Palazzolo all’interno della grande tradizione del Sud Italia a partire dagli anni Settanta, rintracciandone la natura intimamente beckettiana e l’immancabile legame con Luigi Pirandello. 

L’opera - esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore - dimostra come, proprio attraverso lo straniamento e il crollo delle illusioni, l’essere umano possa riscoprire una straordinaria capacità empatica e sentimenti rari come l’hoganbiiki (il valore della sconfitta). «Riprendendo Viktor Šklovskij, io credo fortemente - conclude l’autrice - che è proprio incrinando la realtà che si può trovare la verità. La verità che, a sua volta, non dà risposte, non incarna soluzioni, ma soltanto fatti, eventi, situazioni, a volte crudeli, ma così terribilmente reali. Ne viene una profonda consapevolezza. Essa non è una risposta ma un risultato che ci cambia. E questo è fare “teatro”. Incidere nell’animo umano, radicalmente».

Autore vincenzolacamera
Categoria Cultura e Spettacolo
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