Cultura e Spettacolo

23 anni senza Ciccio Ingrassia: il ricordo di un grande che ha reso unico il cinema italiano

Il 28 aprile 2003, a Roma, si spegneva Francesco Ingrassia. Sono passati 23 anni, ma il ricordo di Ciccio Ingrassia, attore, comico, regista, sceneggiatore e conduttore, resta vivido nella memoria collettiva, scolpito in oltre un secolo di cinema, teatro e televisione italiana. Per tutti, semplicemente “Ciccio”: metà inscindibile dello storico duo con Franco Franchi, con cui ha costruito una delle più straordinarie e popolari carriere dello spettacolo nazionale.

Nato nel quartiere popolare del Capo a Palermo, Ingrassia mostra, fin da giovane, un’irresistibile vocazione per la comicità. Il suo mito è Totò, che cerca di emulare con uno stile personale, fatto di mimica, ritmo e improvvisazione. Il debutto arriva nel 1944 con il Trio Sgambetta, insieme a Enzo Andronico e Ciampolo: è il primo passo di un percorso destinato a lasciare il segno.

La svolta arriva nei primi anni ’50, con l’incontro casuale, ma decisivo, con Franco Franchi. Da quel momento, nasce un sodalizio artistico destinato a diventare leggenda. Dopo il debutto teatrale nella commedia musicale Rinaldo in campo e l’esordio cinematografico con Appuntamento a Ischia, la coppia conquista il pubblico italiano, raccogliendo l’eredità dell’avanspettacolo e del varietà.

Con ben 132 film all’attivo, Franco e Ciccio diventano il simbolo di una comicità popolare irresistibile, capace di attraversare generi e temi: dalla parodia cinematografica alle satire sulla politica, la religione, lo sport e persino la mafia. Titoli come Due mafiosi contro Goldginger e I nipoti di Zorro rappresentano perfettamente il loro stile: irriverente, surreale e profondamente radicato nella tradizione siciliana, quasi a evocare lo spirito dei pupi.

Eppure, ridurre Ciccio Ingrassia al solo registro comico sarebbe ingiusto. Durante una pausa nel sodalizio con Franchi, l’attore dimostra tutta la sua versatilità interpretando ruoli drammatici di grande spessore. Indimenticabile lo “zio matto” in Amarcord di Federico Fellini, così come l’onorevole Voltrano in Todo modo di Elio Petri, tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia. Proprio per questo ruolo, nel 1976, conquista il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista.

Nel corso della sua carriera, Ingrassia lavora con alcuni dei più grandi registi italiani, da Vittorio De Sica a Pier Paolo Pasolini, passando per Mario Bava, Lucio Fulci e Steno. Si cimenta anche nella regia con Paolo il freddo e L’esorciccio, confermando una poliedricità rara nel panorama artistico.

Accanto alla carriera pubblica, una vita privata discreta: sposato con Rosaria Calì, padre di Giampiero, Ingrassia è rimasto sempre profondamente legato alle sue radici.

A distanza di oltre due decenni dalla sua scomparsa, l’eredità di Ciccio Ingrassia continua a vivere. Non solo nei suoi film, ma anche negli omaggi e nelle opere che ne raccontano la storia, come il documentario Come inguaiammo il cinema italiano – La vera storia di Franco e Ciccio.

Ciccio Ingrassia non è stato soltanto un comico: è stato un interprete capace di attraversare epoche e generi, di far ridere e riflettere, di incarnare l’anima popolare e poetica del cinema italiano. E oggi, a 23 anni dalla sua scomparsa, il suo sorriso continua a parlarci.

Autore Anna Maria Iozzi
Categoria Cultura e Spettacolo
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