Esclusiva di Report: Meloni in un selfie con il referente del clan Senese in Lombardia
Martedì, 7 aprile, la redazione di Report pubblica un'esclusiva di cui si riporta integralmente il testo:
Il selfie di Giorgia Meloni con il referente del clan Senese. La foto trovata dal nostro Giorgio MottolaIl 2 febbraio del 2019 all’Hotel Marriott di Milano era presente l’intero gotha di Fratelli d’Italia. L’occasione era la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell’anno.Per questa ragione, si erano mobilitati il futuro presidente del Senato Ignazio La Russa e una lunga schiera di futuri ministri: Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso, Guido Crosetto. Il pezzo forte era riservato per il gran finale della manifestazione: l’intervento della leader Giorgia Meloni. Tra militanti e dirigenti in sala ad accogliere la futura presidente del Consiglio, c’era, in prima fila, anche Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia.Oggi è uno dei principali imputati nel processo Hydra di Milano, migliaia di pagine di intercettazioni lo indicano come uno degli ingranaggi cruciali del consorzio mafioso lombardo. Siciliano di nascita, ma adottato dalla camorra romana dei Senese, Amico è l’uomo che ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o pazzo, il capomafia più potente della Capitale. Quando Giorgia Meloni entra nella sala del Marriott, Gioacchino Amico è in prima fila, accanto al palchetto. «Salve presidente», la saluta rispettoso. La leader di Fratelli d’Italia tira via un frettoloso «Ciao». Alla fine della manifestazione, il referente in Lombardia del clan Senese avvicina Giorgia Meloni e le chiede di scattare un selfie insieme. La futura presidente del Consiglio si mette in posa sorridente accanto a lui. Amico inizia subito a capitalizzare la foto inviandola alla rete dei suoi contatti. Uno dei destinatari è un ex parlamentare, che spiega: «All’epoca Amico diceva di avere importanti entrature dentro Fratelli d’Italia. Mi ha mandato quella foto per accreditarsi, per dimostrare quanto in alto arrivava». Il giorno in cui si scatta il selfie accanto a Giorgia Meloni, Gioacchino Amico non era stato ancora ufficialmente indagato per mafia ma aveva già ricevuto una condanna definitiva per ricettazione ed era stato arrestato per truffa e associazione a delinquere.A quella manifestazione di partito del 2019, il referente del clan Senese non era un imbucato. Alcuni dei dirigenti apicali di Fratelli d’Italia sapevano bene chi fosse. Due settimane dopo il selfie scattato con Meloni, porta il deputato Carlo Fidanza al congresso di Grande Nord, il partito dei leghisti rimasti fedeli a Bossi. «Gioacchino Amico ci aveva detto di essere referente territoriale di Fratelli d’Italia e di essere molto vicino a Fidanza», racconta Monica Rizzi, tra le fondatrici di Grande Nord. Dal palco congressuale, prima di iniziare a parlare, Fidanza saluta e ringrazia proprio Gioacchino Amico. Nei mesi successivi, il membro del consorzio mafioso lombardo si impegna attivamente nella campagna elettorale per le europee dell’allora deputato di Fratelli d’Italia.Con grande facilità, Amico è riuscito a varcare i confini regionali e ad allargare la rete delle sue relazioni dentro Fratelli d’Italia fino a Roma, arrivando nel cuore del Parlamento. L’ex parlamentare, a cui il referente del clan Senese si era premurato di inviare il selfie con Meloni, racconta che nella seconda metà del 2018, dopo averlo incontrato casualmente nella Capitale, Amico lo avrebbe condotto a un incontro riservato e informale negli uffici di Fratelli d’Italia Camera dei deputati con Giovanni Donzelli. Il quale però sostiene di non avere nessuna memoria di questo colloquio e precisa: «Non avrei avuto motivo per incontrarlo, considerato il mio ruolo in Fratelli d’Italia in quel momento. Sinceramente credo che l’incontro, per le modalità con cui me lo riferisce, non ci sia mai stato».La circostanza più inquietante, in realtà, si sarebbe verificata prima della riunione. L’ex parlamentare ricorda che Amico sia entrato alla Camera senza farsi identificare, «come se avesse un tesserino o un accredito speciale». Un dettaglio che confermerebbe quanto dichiarato in altre occasioni da Gioacchino Amico, che nel frattempo è diventato collaboratore di giustizia. Come risulta anche agli investigatori, l’uomo dei Senese in Lombardia sostiene infatti di aver avuto a sua disposizione un tesserino che gli consentiva di uscire ed entrare in Parlamento a proprio piacimento.
Accompagnando il testo con una foto che la ritrae con un sorriso sprezzante, Giorgia Meloni replica all'esclusiva attaccando la stampa, non facendo sapere - come invece avrebbe dovuto - che avrebbe chiesto spiegazioni a Fidanza e altri per prendere poi eventuali provvedimenti:
"Oggi la “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi.Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze.Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze.Ma a questi “professionisti dell’informazione” non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica.Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede".
Una dichiarazione insensata quanto, per certi versi, grottesca, visto che lancia strali contro delle evidenze che lei dovrebbe chiarire all'interno del suo partito. Una replica che a chiunque dotato di minima intelligenza fa ritenere che a Meloni non interesi minimamente che nelle fila di Fratelli d'Italia ci siano persone - perlomeno - poco attente alle frequentazioni. Dall'esclusiva si ricava che a Milano e poi a Roma un mafioso aveva dei contatti importanti all'interno del suo partito. Invece di indignarsi, la premier dovrebbe chiedere spiegazioni ai suoi parlamentari ed, eventualmente, prendere provvedimenti al riguardo... e poi fornire chiarimenti agli italiani, in primis a coloro che l'hanno eletta.
Invece...