Sulla nautica da diporto serve qualche modifica
Il salone della nautica da diporto di Genova ha messo in evidenza quest’anno, ma lo aveva già fatto nel passato, la crescita del mercato nonostante i costi elevati di acquisto e di mantenimento delle imbarcazioni.
In termini amministrativi e fiscali esistono delle distinzioni sulla lunghezza e da una panoramica sommaria degli attuali prezzi del nuovo si possono identificare alcuni dati che servono nel seguito:
- una barca a motore di 13,7 mt 650- 700.000 euro
- una barca a motore di 9,9 mt 350-400.000 euro
- un gozzo ligure di 3.80 mt 20-25.000 euro
In mezzo ci stanno molte varianti sulla motorizzazione, sulla vela e sugli accessori con conseguenti piccoli aumenti o diminuzioni del prezzo però i dati riportati pur approssimativi sono utili per definire gli ordini di grandezza del problema
La fiscalità
Attualmente la legge limita il pagamento di un "bollo annuale" alle sole imbarcazioni superiori a 14 metri di lunghezza e concede ampie riduzioni per quelle a vela e in funzione dell’anno di costruzione (Novità assoluta rispetto a tutte la altre tasse simili).
È subito evidente la pesante difformità dalle patrimoniali esistenti che sono applicate agli immobili (TASI, IMU, TARI) alle auto (bollo auto) e alla giacenze dei titoli sui Depositi Amministrati in banca.
Tutti i valori imponibili per il calcolo di queste tasse sono confrontabili con quelli della nautica da diporto esente che è un bene mobiliare assolutamente superfluo e posseduto da chi può sostenerne l’acquisto, le pesanti spese correnti di posto barca, assicurazione, manutenzione e i consumi di carburante nell’uso.
Quindi in questo primo punto siamo fuori dalla Costituzione all’articolo 53 dove viene detto esplicitamente che le tasse vanno fatte pagare a chi le può pagare e all’articolo 3 dove è richiesto un impegno dello Stato ad eliminare le disuguaglianze tra i cittadini.
L’identificazione e la pubblica registrazione
Per lunghezze inferiori ai 10 metri non è obbligatoria la "targa" e la pubblica registrazione quindi esistono beni di un valore anche superiore ad un appartamento dei quali lo Stato ignora l’esistenza, la proprietà, l’ubicazione che sarebbero tutte informazioni utili per l’accertamento della situazione patrimoniale di una persona fisica o giuridica e la provenienza del denaro per il loro acquisto.
In tutti gli altri paesi europei qualsiasi unità galleggiante sopra i 2,5 metri è targata e iscritta nel registro nazionale di bandiera. Per poter navigare in sicurezza in Francia, Croazia, Grecia occorre fare un’auto certificazione della proprietà normalmente sgradita.
La compra - vendita
Non esistendo una registrazione dei beni anche la compra-vendita è fuori da ogni controllo sia per il nuovo che per l’usato e avviene con scritture private non soggette ad alcuna trascrizione / imposta.
Una situazione analoga esiste per posti barca nei porti turistici comprati, rivenduti e affittati con importi in gioco simili a quelli di appartamenti di medie dimensioni.
Per la compra- vendita di un appartamento (le barche di un certa dimensione sono anche case!) si paga normalmente il notaio, le imposte catastale e ipotecaria più altri balzelli che valgono circa 3-4.000 euro e per importi elevati il notaio chiede di documentare la provenienza del denaro usato per il pagamento.
Nel caso di scambio di una semplice auto usata che si regolarizza al PRA occorrono 500 euro.
Concludendo, quindi, emerge una macro iniquità e una carenza legislativa, perché di fronte a tanta ricchezza non esiste alcuna forma di controllo e tassazione che sarebbero ampiamente sostenibili dai proprietari e di grande utilità per loro e per i conti dello Stato dove ogni anno mediamente mancano 70 miliardi di euro (Deficit = 3% del PIL).
Crediti immagine: Salone Nautico 2025