In Lettonia bastano tre droni fuori rotta per trasformare un governo solido in un castello di carte. La premier Evika Siliņa, che per mesi aveva messo in guardia il Paese da possibili incursioni provenienti dalla Russia, si è ritrovata travolta da un incidente arrivato da tutt’altra direzione: tre velivoli ucraini che hanno attraversato il confine come se stessero seguendo un navigatore poco aggiornato.

L’episodio non ha provocato danni fisici, ma ha generato un cortocircuito politico immediato. La maggioranza, già fragile, si è sgretolata davanti all’imbarazzo di un governo che temeva Mosca e invece è inciampato in Kiev. Un paradosso che la scena internazionale non ha mancato di notare.

La Siliņa ha rassegnato le dimissioni, lasciando il Paese in piena crisi e con una domanda sospesa nell’aria baltica: come si gestisce una minaccia quando arriva da un presunto alleato? E, inoltre, quanto l'Ucraina sia da ritenersi ormai un Paese affidabile, visti questi e altri precedenti (vedi altri droni, piombati in Polonia e, anche in questo caso, inizialmente definiti russi)? Mentre a Bruxelles si moltiplicano le riunioni e a Kiev si parla di errore tecnico (l'ennesimo), resta l’immagine di un esecutivo caduto non per un attacco, ma per un imprevisto geopolitico degno di una commedia degli equivoci.