La crescita dell'economia italiana si conferma debole. Secondo l'ultima Nota sulla congiuntura pubblicata dall'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), il PIL è previsto in aumento dello 0,5% sia nel 2025 sia nel 2026. Si tratta di una lieve revisione al ribasso rispetto alle stime precedenti, a causa della contrazione del PIL nel secondo trimestre e dell'apprezzamento dell'euro, che penalizza le esportazioni.


PIL in calo nel secondo trimestre: pesa la domanda estera

L'Italia ha registrato nel secondo trimestre una flessione del -0,1%, la prima da due anni, dopo una crescita del +0,3% nei primi tre mesi del 2025. Il calo è stato determinato principalmente da un contributo negativo della domanda estera netta, che ha annullato gli effetti positivi di consumi e investimenti.

Le esportazioni, che nel primo trimestre avevano dato un contributo positivo grazie a un'anticipazione delle vendite verso gli Stati Uniti per evitare l'introduzione di nuovi dazi, hanno poi subito un contraccolpo nei mesi successivi. La spesa privata, pur in crescita moderata grazie a un mercato del lavoro relativamente solido, risente di un contesto di forte incertezza, come evidenziato dall'indicatore UPB: le famiglie sono più prudenti e la propensione al risparmio resta alta.


Scenario internazionale: protezionismo e geopolitica frenano il commercio

Il contesto globale resta teso. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente continuano ad alimentare volatilità sui mercati delle materie prime, in particolare quelle energetiche. Allo stesso tempo, si rafforzano le spinte protezionistiche: gli Stati Uniti hanno aumentato le tariffe verso alcuni Paesi asiatici, il Brasile e anche l'Unione europea. Con Bruxelles è stato raggiunto un accordo per l'introduzione di dazi del 15%, i cui dettagli devono ancora essere chiariti.

In questo contesto, il rafforzamento dell'euro — che ha toccato un massimo di 1,18 a luglio — agisce come un dazio implicito sulle esportazioni europee, aggravando le difficoltà per l'industria italiana orientata ai mercati esteri.

Il commercio mondiale, secondo il Fondo monetario internazionale, rallenterà nel biennio 2025-26. Nel frattempo, l'inflazione nell'area euro si sta gradualmente riassorbendo, tornando al 2% a giugno. Tuttavia, le banche centrali, BCE e FED comprese, hanno adottato un atteggiamento più prudente, mantenendo invariati i tassi d'interesse nelle ultime riunioni.


Investimenti incerti, credito stabile

Gli investimenti in Italia sono cresciuti dell'1,6% nel primo trimestre, ma le prospettive future restano incerte. Le indagini qualitative indicano condizioni meno favorevoli per gli investimenti, anche se la quota di imprese che segnalano ostacoli alla produzione è in calo. Le condizioni di accesso al credito si mantengono stabili, secondo gli indicatori UPB.


Prospettive per il 2025-2026: occupazione stabile, inflazione moderata

Le stime aggiornate dell'UPB confermano una crescita del PIL allo 0,5% nel biennio 2025-26. L'occupazione, misurata in unità di lavoro standard, crescerà in misura analoga (+0,5%), con una riduzione delle ore lavorate. L'inflazione, calcolata con il deflatore dei consumi delle famiglie, salirà moderatamente fino a una media dell'1,8%.

Lo scenario tiene conto dell'uso pieno delle risorse del programma europeo Next Generation EU e assume l'applicazione dei dazi statunitensi verso l'UE al 10%, in linea con le misure già definite. Il recente accordo politico tra Washington e Bruxelles non è stato ancora considerato in quanto mancano i dettagli operativi.


Rischi al ribasso: protezionismo, geopolitica e PNRR

Il quadro complessivo dell'economia italiana resta fragile e soggetto a rischi prevalentemente orientati al ribasso. Le principali fonti di incertezza provengono dal contesto internazionale — guerre, dazi e politiche economiche aggressive — ma anche dall'interno, in particolare dai ritardi o fallimenti nell'attuazione del PNRR. Un eventuale rallentamento nella spesa per investimenti pubblici potrebbe compromettere ulteriormente una ripresa già debole.

In sintesi: la crescita c'è, ma è minima. E soprattutto, è appesa a un filo.