Con il termine 'mafia', in Italia, non si intende solo una "vasta organizzazione clandestina di natura criminosa, sorta nella Sicilia occidentale nel sec. XIX e sviluppatasi a livello nazionale e internazionale." Esiste un uso estensivo, che è entrato nel linguaggio comune.
Oggi come oggi, nella lingua italiana, la mafia è intesa come quella "categoria di persone che impone la propria volontà con mezzi spesso illeciti, per conseguire interessi privati, anche a danno di quelli pubblici." (Hoepli - La Repubblica)
Ogni "gruppo di persone che usano illecitamente il potere anche a danno di qlcu. o qlco. per conseguire i loro interessi particolari" è una mafia. (Sabatini Coletti - Corsera)
Anzi, "ogni gruppo di potere che opera illecitamente", punto e basta. (Garzanti)
Una definizione che si è estesa anche all'estero: "gruppo di persone che si servono di mezzi illeciti per conseguire determinati vantaggi e per difendere i loro interessi particolari; consorteria." (Oxford Languages - Google)
Addirittura, per gli italiani, l'accezione popolare di 'mafia' si estenderebbe a qualsiasi "gruppo di persone strettamente solidali fra loro allo scopo di conseguire, lecitamente o illecitamente, determinati vantaggi e difendere con ogni mezzo gli interessi della propria categoria." (Nuovo De Mauro - Internazionale)
Secondo questa accezione popolare, per definire un gruppo come una mafia non è necessaria l’illegalità. Bastano la forte solidarietà interna, la difesa compatta degli interessi di categoria e il forzare le regole a discapito dell'interesse collettivo o, comunque, di altri.
Dai semplici comitati alle lobbies e ai partiti, dai sindacati ai consorzi e alle associazioni, qualunque gruppo coeso e solidale potrebbe rientrare in questa definizione.
Non sappiamo quanto sia diffusa questa accezione, ma la sua emersione in un dizionario autorevole è un segno allarmante di come sia degenerata la percezione popolare dell'associazionismo, che sia sindacale e di categoria oppure sociale e partitico.
Una degenerazione che deve essere ampia, se le campagne referendarie in corso finora non hanno fatto leva sui contenuti, ma su reciproche insinuazioni di "difesa compatta degli interessi di categoria a discapito dell'interesse collettivo", come recitano i dizionari ... con tanto di "indagati" da un lato e "paramafiosi" dall'altro.
Questo non fa bene all'Italia.
A nessuna democrazia fa bene un referendum posto nei termini di "Politica vs. Magistratura", ambedue dipinte a "difesa compatta degli interessi di categoria a discapito dell'interesse collettivo", ... specialmente in una nazione che ha creato un termine apposito per queste cose.
Quanta parte dell'elettorato potrebbe concludere che, alla fin fine, "è tutta una mafia" e non recarsi a votare?
Una vittoria di Pirro, una vittoria dell'anti-politica qualsiasi fosse l'opzione Si/No che poi vincesse la ... gara dei 'like' e dei 'meme', che a questo pare che ci siamo ridotti, anche se si tratta di riformare la Costituzione.
La morte della Democrazia è nella demonizzazione dell'avversario, anziché il confronto sulle tesi avverse.

