Grottaferrata, l’ex sindaco Di Bernardo: “Mi hanno fatto cadere, ma l’impegno resta in piedi”
Grottaferrata torna ancora una volta sotto la guida di un commissario prefettizio. L’ex sindaco Mirko Di Bernardo è stato sfiduciato dalla minoranza e da due consiglieri di maggioranza, un atto che è stato poi seguito da un serrato botta e risposta tra le fazioni politiche in campo. La città si prepara ora a un lungo periodo di commissariamento, in vista del voto previsto nella primavera del 2027.
“Sicuramente c’è stato uno sfilacciamento dei rapporti e un venir meno alla mancanza di fiducia tra il sindaco e alcuni rappresentanti della maggioranza”, ha dichiarato Di Bernardo in una recente intervista ai microfoni di Castelli Notizie. “Ufficialmente la conflittualità maggiore si è manifestata tra me e l’assessore Roncati. Eventi decisivi di rottura tra me e altri assessori non ci sono stati. Io ho revocato solo un assessore e fino all’ultimo, ad esempio nei confronti di Rossotti, ho confermato la mia fiducia”.
Entrando nel merito delle dimissioni dell’assessore Rossotti, Di Bernardo individua una chiave di lettura politica della vicenda: “Questa è la grande questione. Io in piazza ho detto quale è il motivo secondo me ed è una ragione di mera strategia politica. Io credo che se ci fossero state delle questioni precedenti si sarebbero potute affrontare in modo chiaro, magari anche chiedendo le dimissioni del sindaco, entro il 4 febbraio, quindi entro i termini per andare al voto in primavera. Questo non è accaduto ma si è scelto invece di andare dal notaio e consegnare la città ad un Commissario per ben quindici mesi. Una scelta dirimente che sottolinea una chiara strategia e ridisegna un nuovo quadro politico che evidenzia la volontà di tirarsi indietro rispetto ad un secondo mandato e creare delle alternative politiche sia nel centrosinistra che nel centro destra”.
L’ex sindaco definisce la scelta “assolutamente irresponsabile”, soprattutto per le conseguenze sui provvedimenti in corso: “Assolutamente sì, soprattutto alla luce delle diverse questioni e dei provvedimenti che rimangono irrealizzati e che si stavano portando avanti. Penso ad esempio alla revisione del piano antenne di cui ci stavamo occupando: un’istanza di modifica del piano pervenuta, tra l’altro, dalla minoranza a cui abbiamo aperto nel corso di una Commissione dove, all’unanimità, abbiamo poi condiviso di rivedere il Piano antenne ed eliminare l’area 11, che era quella del Villino delle Civette. Un provvedimento preso in Commissione, che però come sappiamo è un organo consultivo, per cui sarebbe stato necessario passare attraverso il Consiglio comunale per formalizzare la modifica e dare garanzia alla cittadinanza, alle associazioni e anche all’Ente di una procedura che potesse mettere in sicurezza il comune stesso. Ad oggi quindi dobbiamo appellarci al Commissario affinché possa mettere mano lui a questa situazione. Resta il fatto che anche da parte della minoranza, sapendo che in ballo c’erano provvedimenti come questo da adottare, è stato un atto gravemente irresponsabile”.
Soffermandosi sugli interventi rimasti incompiuti, Di Bernardo evidenzia: “Eravamo in dirittura d’arrivo per l’isola ecologica e, non da ultimo, avevamo programmato per maggio un consiglio comunale sul Piano regolatore. Un piano di interesse pubblico che davvero limita il consumo di suolo rispetto al piano vigente e che avrebbe dato una risposta importante anche sul tema Cartabrutta e su altre lottizzazioni che comunque incombono. Oggi la domanda quindi è: che succederà in questi 15 mesi? Io ho promesso ai cittadini in piazza che il primo atto del nuovo consiglio comunale qualora fossi io il sindaco eletto sarà quello di adottare il piano regolatore e io voglio specificare che il piano regolatore che avremmo proposto alla città era il frutto di due anni di confronto e partecipazione attiva”.
Rispondendo alle critiche sul presunto rallentamento del Piano, chiarisce: “Non è assolutamente vero, io volevo adottare il Piano. Il punto è che per adottarlo sono necessari dei numeri certi in consiglio comunale e una forza politica che oggettivamente, nell’ultimo periodo, era venuta meno. Avremmo quindi dovuto fare un passaggio in Commissione e dialogare con le forze di maggioranza e anche di minoranza così da arrivare in aula con la sicurezza necessaria ad approvare un provvedimento tanto importante. Ribadisco che il piano è equilibrato e necessario. Non c’è stato però tempo per il dialogo visto che sono andati dal notaio”.
Sul tema dei nuclei abusivi e della pianificazione urbanistica, aggiunge: “Le aree Isola amministrativa Castel de Paolis e Molara, come da impegno con i cittadini nella linee di mandato, prevedevano delle zone chiamate appunto ‘campagna abitata’ dove noi facevamo un recupero urbanistico, che non significa sanatoria, perché quella risponde alle leggi nazionali, ma significa riconoscere in quelle aree la presenza di urbanizzazione e quindi portare i servizi, portare quella interconnessione col centro di un piano regolatore policentrico che vedeva delle unità autosussistenti realizzate come cerchi concentrici in tutto il territorio comunale e questo è molto importante perché da un punto di vista politico significava dare la risposta ad un’esigenza di tanti cittadini”.
E sul rapporto con la Regione: “Avevamo il compito di adottare il Piano e poi di portare a dibattito ad un confronto con la Regione. Voglio rimarcare che il nostro DPI, per il quale ringrazio l’impegno dell’ex assessora Silvia Santini, un anno e mezzo fa aveva avuto i pareri favorevoli di Regione e Città Metropolitana. La nostra visione di città inserita nel piano era quindi non solo credibile, ma aveva avuto anche il sostegno tecnico di chi aveva dato parere favorevole per andare avanti: questo è un fatto oggettivo incontestabile. Il commissariamento produce un danno grave per la città perché preclude l’adozione del Piano Antenne, dell’Isola Ecologiche e del piano regolatore”.
Sul piano politico, Di Bernardo riflette sulle difficoltà della coalizione: “Sono stato eletto sindaco al primo turno, storicamente un risultato importante per il territorio, ma prima di diventare sindaco ho vinto le primarie per sei voti. Ero quindi un sindaco, diciamo così, indicato già dalla volontà popolare, perché ho vinto le primarie, però vincere le primarie, quindi governare una coalizione significa non decidere chi c’è nella coalizione. […] È chiaro che ci sono delle difficoltà, ci sono state. La difficoltà del sindaco, quindi mia, è stata quella di tenere uniti tutti”.
Guardando al futuro, indica un cambio di rotta netto: “Il futuro significa proprio cambiare questo schema perché abbiamo visto che è uno schema che non garantisce stabilità. Mettersi tutti insieme per vincere contro l’avversario fa vincere, ma poi non permette di governare bene. Lo schema futuro sarà totalmente diverso e prima di tutto una selezione della piattaforma, un rivolgersi alla città, ai valori dei cittadini […] creando una selezione reale della classe dirigente che dia stabilità alla città”.
Tra i risultati rivendicati, l’ex sindaco cita "l’acquisto del Cinema Alfellini, che ha reso possibile il rilancio della cultura, il Playground, la realizzazione dello spazio Mauro Ghelfi […] e l’opera straordinaria di riqualificazione di strade e marciapiedi”.
Ma non manca un’autocritica: “Probabilmente non mi sarei dovuto fidare delle promesse di molte forze politiche […] Probabilmente avrei dovuto rassegnare le dimissioni il 4 febbraio […] Mi sono fidato e ho sbagliato, ho imparato anche questo per il futuro”.
E guardando avanti, conclude: “Oggi stiamo lavorando per un Di Bernardo bis che però guarderà a forze civiche del paese e a realtà che garantiscano affidabilità: dobbiamo ripartire da una selezione attenta della classe dirigente”.
Grottaferrata si avvia così verso una nuova fase di transizione, con il commissariamento che accompagnerà la città fino alle prossime elezioni, mentre il confronto politico resta più acceso che mai.