Scienza e Tecnologia

Clima ed energia: l'Italia rallenta mentre la crisi accelera

Il 2024 consegna all'Italia una fotografia poco rassicurante sul fronte climatico ed energetico. A tracciarla è il nuovo Report di Italy for Climate, “I 10 Key Trend sul clima in Italia”, che sintetizza i principali indicatori ambientali ed energetici dell'anno appena concluso. Il quadro è netto: gli impatti della crisi climatica crescono, mentre la risposta del Paese procede a velocità insufficiente.

Eventi estremi: non più eccezioni, ma normalità
Secondo lo European Severe Weather Database, nel 2024 in Italia si sono verificati oltre 3.600 eventi climatici estremi, il valore più alto mai registrato. In appena sette anni il numero di eventi è più che triplicato, con una progressione costante. Piogge intense, grandinate e raffiche di vento non rappresentano più fenomeni straordinari, ma una nuova normalità con cui territori e infrastrutture faticano a convivere.

A questo si aggiunge un altro record negativo: la temperatura media nazionale ha superato di +1,5 °C la media 1991-2020, più del doppio dell'aumento registrato a livello globale.

Meno acqua quando ne serve di più
Se da un lato l'Italia affronta piogge violente e alluvioni, dall'altro continua a soffrire una grave carenza idrica. Nel 2024 il deficit di risorse nevose – fondamentali per garantire acqua nei mesi estivi – è stimato al 36% rispetto alla media 2011-2022, con punte drammatiche che arrivano a sfiorare il -90% nel bacino del Tevere. Un dato che pesa direttamente su agricoltura, produzione idroelettrica e sicurezza idrica.

Edifici: finito il Superbonus, ripartono consumi ed emissioni
Il settore degli edifici, il più energivoro in assoluto, torna a peggiorare. Con la fine del Superbonus 110% nel 2024 i consumi energetici crescono di 0,9 Mtep, complice anche un inverno più rigido. Ma il dato più indicativo è il crollo delle vendite di pompe di calore, passate dal picco di oltre 500 mila unità nel 2022 a meno di 360 mila.

In sintesi: tolta una misura straordinaria, non ne è stata messa in campo nessuna alternativa strutturale.

Trasporti: il grande nodo irrisolto
Il settore dei trasporti si conferma il vero tallone d'Achille della transizione italiana. Le emissioni crescono di oltre il 2% rispetto al 2023, superando i 110 milioni di tonnellate di gas serra.

L'Italia resta:

  • il Paese più motorizzato d'Europa, con più auto che patentati;
  • ultimo per diffusione dell'auto elettrica, che nel 2024 rappresenta appena il 4,2% delle nuove immatricolazioni, contro una media europea vicina al 14%.

A fronte di questo, gli investimenti in trasporto pubblico, mobilità condivisa e ciclopedonale restano marginali.

Emissioni: la frenata che preoccupa
Dopo il forte calo del 2023, nel 2024 la riduzione delle emissioni si ferma a circa il 2,3%, pari a poco più di 10 milioni di tonnellate. Le emissioni nazionali si attestano intorno a 375 milioni di tonnellate, portando il taglio complessivo dal 1990 al 28%: insufficiente per rispettare gli obiettivi europei e l'Accordo di Parigi.

Come sottolinea Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, il problema è politico prima ancora che tecnico: i settori che aumentano le emissioni sono proprio quelli affidati alle misure nazionali, che oggi risultano assenti o rinviate.

Rinnovabili: l'unica nota positiva, ma non basta
L'unico ambito che mostra segnali incoraggianti è quello delle energie rinnovabili. Nel 2024 eolico e solare hanno installato 7,5 GW di nuova potenza, meglio dei 5,7 GW del 2023 ma ancora lontani dai 10 GW annui necessari per centrare i target 2030.

Grazie alla crescita degli ultimi tre anni:

  • le rinnovabili hanno coperto il 49% della produzione elettrica nazionale;
  • la dipendenza energetica dall'estero è scesa al 72%, minimo storico;
  • le importazioni di gas e carbone si sono ridotte in modo strutturale.

Secondo Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate, l'energia rinnovabile non è solo una scelta climatica, ma anche economica e strategica: in due anni l'Italia ha installato capacità produttiva equivalente, in termini di energia annua, a otto piccoli reattori nucleari, senza i tempi, i costi e i rischi del nucleare (con buona pa e di Salvini e Calenda!!!).

Una pagella con troppe insufficienze
Il Report restituisce l'immagine di un Paese che non sta tenendo il passo della transizione energetica, mentre subisce costi sempre più elevati degli impatti climatici. Le rinnovabili dimostrano che accelerare è possibile, ma senza politiche coerenti su edifici e trasporti il divario tra obiettivi e realtà continuerà ad allargarsi.

Il messaggio finale è chiaro: rallentare la decarbonizzazione non è una posizione neutra, significa frenare innovazione, investimenti e sviluppo. E il conto, come mostrano i dati del 2024, è già sul tavolo.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Scienza e Tecnologia
ha ricevuto 490 voti
Commenta Inserisci Notizia