Salute

HPV, l’Europa accelera. L’Italia resta al palo

La scienza corre, i vaccini funzionano, tre Paesi centrano il traguardo. Da noi adesioni ferme sotto i target e oltre mille morti l’anno per un tumore sempre più prevenibile.

Quindici anni di campagne vaccinali contro l’Hpv hanno ormai tolto ogni alibi: il vaccino funziona, protegge, salva vite. Eppure, mentre una parte d’Europa investe, organizza e raccoglie risultati concreti, l’Italia continua a muoversi troppo lentamente, inchiodata a coperture vaccinali lontane dagli obiettivi e a una prevenzione che procede con il freno tirato.

In occasione della Settimana europea dell’immunizzazione 2026, il nuovo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie fotografa una realtà fatta di luci e ombre. La buona notizia è che tutti i Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo raccomandano oggi la vaccinazione anti-Hpv sia per le ragazze sia per i ragazzi adolescenti. Un cambio di paradigma importante, che segna un salto di qualità nella prevenzione oncologica.

La cattiva notizia è che i risultati restano disomogenei. E i numeri parlano chiaro: soltanto Islanda, Portogallo e Norvegia hanno raggiunto il target del 90% di copertura vaccinale tra le ragazze entro i 15 anni, fissato dall’Unione europea. Tre Paesi. Solo tre. Tutti gli altri inseguono.

L’Italia, purtroppo, non è tra quelli che guidano la corsa. È nel gruppo di mezzo, con coperture comprese tra il 50% e il 70%. Troppo poco. Troppo lentamente. Troppo distante da un obiettivo che non è una statistica burocratica, ma una soglia concreta per abbattere il rischio di tumore cervicale.

E qui sta il punto politico e sanitario: oggi non si può più sostenere che manchino prove scientifiche. Le evidenze sono ormai schiaccianti. Studi di larga scala condotti in Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito dimostrano riduzioni nette delle infezioni da Hpv, delle lesioni precancerose e, soprattutto, dei tumori cervicali invasivi nelle donne vaccinate.

Il dato più impressionante arriva dalla Svezia: vaccinare le ragazze prima dei 17 anni riduce l’incidenza del tumore cervicale fino all’88%. Non una riduzione marginale. Un crollo del rischio. È medicina preventiva che cambia la storia naturale di una malattia.

E allora la domanda diventa inevitabile: cosa aspettiamo?

Nel 2022, in Italia, si sono registrati 2.479 nuovi casi di tumore cervicale e 1.156 decessi. Più di mille vite spezzate in un solo anno da una patologia che oggi può essere drasticamente ridotta con strumenti già disponibili: vaccinazione precoce, screening capillare, organizzazione sanitaria efficiente.

Non siamo il fanalino di coda d’Europa, ma non siamo nemmeno un modello. E questo, francamente, non basta. Perché quando esistono mezzi efficaci per prevenire il cancro, la mediocrità diventa una responsabilità.

Il rapporto dell’Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie indica con chiarezza anche la strada: campagne strutturate, accesso semplice, coinvolgimento delle scuole, richiamo attivo delle famiglie, recupero delle fasce rimaste scoperte. Dove questi modelli sono stati applicati, le coperture sono salite. Dove si è lasciato tutto alla buona volontà individuale, i numeri sono rimasti bassi.

Il vaccino anti-Hpv non è il futuro della prevenzione oncologica: è il presente. Continuare a non raggiungere i target significa scegliere, di fatto, di convivere con casi e morti evitabili.

E questa non è prudenza sanitaria. È un ritardo che il Paese non può più permettersi.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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