Relazione del Governatore della Banca d'Italia all'Assemblea ordinaria dei Partecipanti _ Roma, 31 marzo 2026 _ 
Il 2025 si chiude con un segnale positivo per la Banca d'Italia: il ritorno all'utile dopo due anni di perdite pesanti. Ma dietro i numeri rassicuranti si nasconde uno scenario internazionale sempre più instabile, che rischia di rimettere tutto in discussione.

La relazione del governatore Panetta, presentata il 31 marzo, fotografa un sistema economico che prova a rimettersi in piedi mentre il mondo torna a muoversi sull'orlo di nuove crisi.

 
Il ritorno all'utile: una buona notizia, ma non strutturale

Dopo perdite per oltre 7 miliardi nel 2023 e nel 2024, la Banca d'Italia torna in attivo con un utile netto di circa 1,7 miliardi. Un risultato importante, trainato soprattutto dal miglioramento del margine di interesse grazie alla discesa dei tassi e alla riduzione delle passività.

Ma il messaggio è chiaro: non è un cambio strutturale, bensì l'effetto diretto delle scelte di politica monetaria. Lo stesso governatore lo sottolinea: il profitto non è l'obiettivo delle banche centrali, che restano concentrate sulla stabilità dei prezzi.

In altre parole, oggi si guadagna perché ieri si è stretto. E domani potrebbe essere diverso.

 
Il vero nodo: il ritorno dello shock energetico

Il punto più critico della relazione non riguarda i conti, ma il contesto globale. Il conflitto in Medio Oriente, con lo stop quasi totale alle esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz, ha riaperto uno scenario già visto: energia cara, inflazione in risalita e crescita in frenata.

Il rischio è quello di un nuovo shock di offerta, simile a quello del 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina, ma in un contesto ancora più fragile.

Le conseguenze sono già visibili:

  • aumento dei prezzi di gas e petrolio,
  • rialzo delle aspettative di inflazione,
  • irrigidimento delle condizioni finanziarie,
  • maggiori difficoltà di accesso al credito.

Una miscela che può trasformarsi rapidamente in stagnazione economica.

 
BCE: equilibrio sempre più difficile

Nel 2025 la Banca centrale europea aveva iniziato ad allentare la politica monetaria, con un taglio dei tassi di 100 punti base e inflazione finalmente sotto controllo. Ma il nuovo scenario cambia tutto.

Oggi la BCE si trova di fronte a un dilemma classico: alzare i tassi per contenere l'inflazione oppure mantenerli stabili per non soffocare la crescita. 
Per ora ha scelto la prudenza, lasciando i tassi invariati e ribadendo l'obiettivo del 2%. Ma la sensazione è che la finestra di stabilità sia già stata chiusa.

 
Italia: crescita fragile e dipendente da fattori esterni

Nel 2025 anche l'Italia aveva mostrato segnali positivi, con crescita sostenuta da investimenti e recupero del potere d'acquisto delle famiglie. Ma si tratta di un equilibrio delicato.

Il nuovo aumento dei prezzi energetici rischia infatti di comprimere i consumi, rallentare gli investimenti, riaprire tensioni sul credito. Il tutto in un Paese strutturalmente esposto ai costi dell'energia e con margini di manovra limitati.

 
L'oro “degli italiani”: più simbolo che svolta

Tra i passaggi più discussi della relazione c'è la norma introdotta dalla legge di bilancio 2026, che riconosce formalmente che le riserve auree della Banca d'Italia appartengono al popolo italiano.

Una dichiarazione dal forte valore politico, ma con effetti pratici nulli: non cambia la gestione, non modifica il bilancio, non altera l'indipendenza dell'Istituto. Resta quindi un segnale simbolico più che una riforma sostanziale.

 
Digitale e intelligenza artificiale: la scommessa della Banca

Guardando al futuro, la Banca d'Italia punta con decisione sulla trasformazione digitale:

  • investimenti in infrastrutture tecnologiche,
  • utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa,
  • sviluppo di sistemi di pagamento innovativi,
  • partecipazione al progetto dell'euro digitale.

L'obiettivo è duplice: aumentare l'efficienza e restare competitivi in un sistema finanziario sempre più tecnologico. Ma anche qui il rischio è evidente: innovare senza perdere il controllo in un contesto già instabile.

 
Il vero messaggio: l'incertezza è tornata protagonista

Se c'è un filo rosso nella relazione del governatore è uno solo: l'incertezza. Nonostante i segnali positivi del 2025, il quadro si è rapidamente deteriorato nei primi mesi del 2026. La globalizzazione rallenta, i conflitti si moltiplicano, l'energia torna al centro della scena. E soprattutto, torna una dinamica pericolosa: quella in cui inflazione e crescita si muovono in direzioni opposte.

 

Il bilancio della Banca d'Italia racconta una verità scomoda: i conti migliorano, ma il mondo peggiora. Il ritorno all'utile è una buona notizia, ma non basta a rassicurare. Perché il vero problema non è dentro i bilanci delle banche centrali, ma fuori: nei conflitti, nei mercati energetici, nelle tensioni geopolitiche.

E finché quella instabilità resterà, ogni equilibrio economico sarà, per definizione, provvisorio.



Fonte:  www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2026/20260331-panetta/Panetta-relazione-bilancio-31032026.pdf