L'Istat fotografa una realtà difficile da nascondere: ad aprile crescono gli incassi dei negozi sì, ma diminuiscono le quantità dei prodotti acquistate. Alimentari in forte sofferenza, mentre l'e-commerce continua a conquistare quote di mercato.
Dietro i numeri apparentemente rassicuranti diffusi dall'Istat sul commercio al dettaglio si nasconde una realtà ben diversa da quella raccontata dalla propaganda governativa. Ad aprile 2026 le vendite al dettaglio risultano infatti stazionarie rispetto al mese precedente in termini monetari e addirittura in calo nei volumi. Tradotto in termini semplici: gli italiani spendono gli stessi soldi, o addirittura qualcosa in più, ma portano a casa meno prodotti.
È il segnale più evidente di un problema che da mesi attraversa l'economia italiana: la perdita di potere d'acquisto delle famiglie.
Secondo i dati dell'Istat, ad aprile le vendite complessive sono rimaste ferme in valore rispetto a marzo, mentre sono diminuite dello 0,3% in volume. La situazione appare particolarmente preoccupante nel comparto alimentare, dove le vendite crescono dello 0,2% in valore ma calano dello 0,2% in quantità. Ancora peggio osservando il confronto con lo scorso anno: i prodotti alimentari registrano un aumento dello 0,6% in valore ma un crollo del 2,2% nei volumi.
In altre parole, gli italiani continuano a spendere per mangiare perché non possono farne a meno, ma comprano meno cibo.
È forse questo il dato più allarmante dell'intero rapporto. Quando diminuiscono gli acquisti di beni discrezionali si può parlare di prudenza; quando diminuiscono quelli alimentari si entra nel terreno della difficoltà economica concreta.
I
l governo Meloni continua a rivendicare una presunta solidità dell'economia nazionale, ma la fotografia scattata dall'Istat racconta una storia differente. Dopo quasi quattro anni a Palazzo Chigi, la promessa di una crescita diffusa del benessere delle famiglie appare sempre più lontana dalla realtà quotidiana vissuta da milioni di cittadini.
L'esecutivo ha spesso indicato l'occupazione come principale indicatore del successo delle proprie politiche economiche. Tuttavia, avere un lavoro non significa necessariamente riuscire a mantenere il proprio tenore di vita. Se gli stipendi crescono meno del costo della vita, il risultato è inevitabile: le famiglie riducono i consumi.
Ed è esattamente ciò che emerge dai dati.
Anche sul fronte dei beni non alimentari il quadro non è brillante. Ad aprile si registra un calo dello 0,2% in valore e dello 0,4% in volume rispetto al mese precedente. Soltanto il confronto annuale mostra numeri positivi, con un incremento del 2,6% in valore e dell'1,2% in volume, ma si tratta di una crescita insufficiente a nascondere la debolezza della domanda interna.
Il dato trimestrale, che vede un aumento dello 0,8% in valore e dello 0,2% in volume tra febbraio e aprile, suggerisce un'economia che continua a muoversi lentamente, senza però riuscire a imboccare una traiettoria di sviluppo robusta.
Particolarmente significativo è il successo del commercio elettronico. Le vendite online aumentano dell'8,4% rispetto ad aprile 2025 e rappresentano l'unico canale distributivo che cresce anche in termini di volume.
Il fenomeno non è nuovo, ma assume oggi un significato particolare. Da una parte testimonia la trasformazione strutturale delle abitudini di consumo; dall'altra evidenzia le crescenti difficoltà del commercio tradizionale, soprattutto delle piccole attività che costituiscono una componente fondamentale del tessuto economico italiano.
Molte di queste imprese avevano guardato con favore all'arrivo del governo Meloni, confidando in politiche di sostegno più incisive. I risultati, almeno osservando l'andamento dei consumi interni, sembrano però molto lontani dalle aspettative.
Anche la composizione della crescita merita attenzione. L'incremento più elevato riguarda i prodotti farmaceutici, in aumento del 5,2%. Un dato che può essere letto in diversi modi, ma che certamente non rappresenta il segnale di un boom della fiducia dei consumatori. Al contrario, riflette una spesa legata a bisogni essenziali e spesso inevitabili.
Il nodo centrale resta sempre lo stesso: il reddito disponibile delle famiglie.
Nonostante i proclami sull'economia "che corre", l'Italia continua a registrare una crescita dei consumi estremamente fragile. Quando i volumi diminuiscono mentre i valori aumentano, significa che l'inflazione continua a erodere il potere d'acquisto. E quando persino gli alimentari mostrano una contrazione delle quantità acquistate, il problema non può più essere liquidato come una semplice oscillazione statistica.
La realtà raccontata dall'Istat è quella di un Paese che fatica. Un Paese in cui molte famiglie sono costrette a fare i conti ogni giorno con carrelli della spesa più leggeri, bollette ancora elevate, mutui costosi e salari che non riescono a tenere il passo.
Per il governo Meloni si tratta di un campanello d'allarme che difficilmente potrà essere ignorato. Perché dietro le percentuali e gli indicatori economici ci sono milioni di persone che, semplicemente, stanno comprando meno di quanto compravano un anno fa.
E quando a diminuire sono perfino gli acquisti di beni alimentari, significa che il problema non riguarda più soltanto la crescita economica. Riguarda la qualità della vita degli italiani.


