Esteri

MENA: Oltre 12 milioni di bambini sfollati, mutilati o uccisi nei conflitti nell'area in meno di due anni

In Medio Oriente e Nord Africa (MENA), l'infanzia è diventata un bersaglio. Secondo le ultime stime, in meno di due anni almeno 12,2 milioni di bambini sono stati uccisi, mutilati o costretti a fuggire dalle loro case. I numeri sono scioccanti: un bambino sfollato ogni cinque secondi e uno ucciso o mutilato ogni quindici minuti.

Questi dati emergono dalle dichiarazioni dell’UNICEF, che lancia l’allarme su una crisi che sta annientando una generazione. “La vita di un bambino viene stravolta ogni cinque secondi a causa dei conflitti nella regione”, ha dichiarato Edouard Beigbeder, Direttore regionale dell’UNICEF per MENA. “Mettere fine alle ostilità non è un'opzione: è una necessità urgente, un obbligo morale”.

Attualmente, quasi 110 milioni di bambini vivono in paesi dilaniati dalla guerra. Le loro case, scuole e ospedali vengono sistematicamente distrutti. Vivono immersi nella violenza, nel trauma e in un’instabilità che lascia ferite profonde, fisiche e mentali.


Cresce il bisogno, ma calano i fondi

L’UNICEF stima che 45 milioni di bambini avranno bisogno di assistenza umanitaria nel 2025 — un aumento del 41% rispetto ai 32 milioni del 2020. Ma mentre l’emergenza cresce, i fondi crollano.

Nel 2025, ad esempio:

  • La Siria ha subito un deficit del 78% nei finanziamenti richiesti.
  • Lo Stato della Palestina ha coperto solo il 32% delle sue necessità umanitarie.

L’intera regione è sottofinanziata, e il futuro è ancora più nero: si prevede un taglio dei fondi UNICEF del 20-25% entro il 2026, con una perdita potenziale fino a 370 milioni di dollari.
Questi tagli mettono direttamente a rischio programmi salvavita come cure per la malnutrizione acuta, accesso all’acqua potabile, e vaccinazioni contro malattie potenzialmente mortali.


Appello disperato dell’UNICEF

  • Di fronte a questo scenario, l’UNICEF lancia un appello chiaro:
  • Fine immediata delle ostilità.
  • Rispetto del diritto internazionale, compreso quello umanitario.
  • Protezione delle infrastrutture civili, come scuole e ospedali.
  • Maggiore impegno da parte dei donatori, nuovi e storici.

“La situazione peggiora, e le risorse per rispondere evaporano”, ha concluso Beigbeder. “È tempo che la comunità internazionale faccia di più, molto di più. I bambini non possono più aspettare”.

Autore Monica Maggiolini
Categoria Esteri
ha ricevuto 476 voti
Commenta Inserisci Notizia