L’ENPAPI ha deciso di intervenire formalmente nel ricorso presentato da Nursing Up contro il DPCM che introduce la figura dell’assistente infermiere, depositando un atto di intervento ad adiuvandum presso il TAR del Lazio. Una scelta che non passa inosservata, soprattutto perché arriva dall’ente di previdenza degli infermieri, quindi da un soggetto che conosce bene la professione e le sue ricadute concrete sul lavoro quotidiano.

L’iniziativa si inserisce in un contesto già teso, dove più voci istituzionali hanno espresso perplessità su una riforma considerata poco chiara e potenzialmente problematica. Al centro delle critiche c’è la definizione di una figura professionale giudicata “ibrida”, con confini di competenza non sempre netti e il rischio reale di sovrapposizioni con il ruolo infermieristico.

Secondo questa impostazione critica, il problema non è solo teorico o corporativo. La preoccupazione riguarda l’organizzazione dei servizi sanitari, l’equilibrio delle équipe e, soprattutto, la qualità dell’assistenza offerta ai cittadini. Quando i ruoli non sono chiari, a pagarne il prezzo rischiano di essere sia i professionisti sia i pazienti.

Il ricorso promosso da Nursing Up contro il DPCM sull’assistente infermiere aveva già acceso il dibattito. L’intervento di ENPAPI rafforza ora una linea di opposizione che punta a tutelare il profilo dell’infermiere, il suo riconoscimento professionale e la sicurezza delle cure.

In sostanza, non si tratta solo di una battaglia legale, ma di una questione che tocca il cuore della professione infermieristica: identità, responsabilità e qualità del lavoro nei servizi sanitari. Un tema che, piaccia o no, continuerà a far discutere ancora a lungo.