Esteri

Alle bombe e ai missili di USA e Israele l'Iran risponde con una guerra finalizzata a colpire le economie di tutto l'Occidente

Mentre Stati Uniti e Israele continuano a colpire l'Iran con raid aerei e missilistici, Teheran sta rispondendo aprendo un fronte potenzialmente molto più devastante, quello della guerra economica. Una guerra che non colpisce soltanto Washington e Tel Aviv, ma l'intero Occidente.

Martedì i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno dichiarato che, se gli attacchi statunitensi e israeliani continueranno, nessuna nave petroliera potrà più lasciare il Medio Oriente. Una minaccia che riguarda il cuore dell'economia mondiale: lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio globale.

Donald Trump ha risposto con il suo consueto linguaggio muscolare, promettendo che gli Stati Uniti colpiranno l'Iran “molto più duramente” se Teheran dovesse bloccare le esportazioni di greggio. Ma il problema è che la guerra energetica è già iniziata, e i suoi effetti si stanno facendo sentire ben oltre il campo di battaglia.

Il conflitto, infatti, non riguarda più soltanto missili e bombardamenti. Riguarda il petrolio, i mercati, i prezzi dell'energia. Riguarda, in definitiva, la vita quotidiana di milioni di persone in Europa e in tutto l'Occidente, Stati Uniti compresi.

Secondo l'ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, gli attacchi di Stati Uniti e Israele, iniziati alla fine di febbraio, hanno già causato almeno 1.332 morti civili e migliaia di feriti in Iran. Washington sostiene di aver inflitto danni gravi alle capacità militari iraniane e Trump continua a ripetere che il conflitto potrebbe concludersi rapidamente, addirittura prima delle quattro settimane inizialmente previste.

Ma resta una domanda fondamentale: quale sarebbe la vittoria?

Israele ha chiarito il proprio obiettivo politico: rovesciare il sistema teocratico iraniano. Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato apertamente che l'aspirazione è spingere il popolo iraniano a liberarsi del “giogo della tirannia”. Gli Stati Uniti, ufficialmente, parlano di distruggere il programma missilistico e nucleare di Teheran. Trump, però, ha aggiunto un elemento ulteriore: la guerra potrà finire solo con un governo iraniano “compiacente”.

Nel frattempo, la realtà sul terreno racconta una storia diversa.

Dopo l'uccisione della guida suprema Ali Khamenei, l'Iran ha rapidamente nominato suo figlio Mojtaba Khamenei come nuovo leader religioso e politico. Un passaggio che, secondo il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, dimostra il fallimento del tentativo occidentale di provocare un cambio di regime.

In un'intervista a PBS, Araghchi ha accusato Washington e Tel Aviv di aver sottovalutato completamente la situazione. “Pensavano di ottenere un cambio di regime in due o tre giorni, una vittoria rapida e pulita. Ma hanno fallito. Dopo dieci giorni, sembrano non avere più una strategia”.

Che Teheran sostenga di non aver ancora chiuso lo Stretto di Hormuz, poco importa. Infatti, l'insicurezza generata dagli attacchi sta già rallentando il traffico petrolifero. Le petroliere evitano la zona, gli assicuratori aumentano i costi e i mercati reagiscono con nervosismo.

Il risultato è semplice: il prezzo dell'energia sale, i mercati oscillano e le economie occidentali entrano in tensione.

È qui che si comprende la vera natura della risposta iraniana. Non potendo colpire direttamente il territorio degli Stati Uniti, Teheran colpisce il sistema economico che sostiene l'Occidente. Il petrolio diventa così un'arma geopolitica.

Lo stesso Araghchi lo ha detto senza giri di parole: se gli Stati Uniti attaccano l'Iran, la guerra si estenderà a tutta la regione. Le basi americane, le installazioni energetiche, le infrastrutture strategiche diventano bersagli legittimi nella logica della “difesa”.

In altre parole, la guerra non si combatte più soltanto nei cieli dell'Iran. Si combatte nei mercati petroliferi, nelle rotte marittime, nelle bollette dell'energia.

È una guerra che non ha bisogno di missili, basta il petrolio.

E quando il petrolio diventa un'arma, a pagarne il prezzo non sono solo i governi o gli eserciti. Sono le economie, le imprese e i cittadini di mezzo mondo. L'Occidente compreso.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
ha ricevuto 469 voti
Commenta Inserisci Notizia