La commissione JURI ha respinto la richiesta di revoca dell'immunità per Ilaria Salis
"I parlamentari della Commissione Juri del Parlamento europeo hanno votato per confermare l'immunità per Ilaria Salis.Vogliamo ringraziarli per questa decisione, perché fanno prevalere lo stato di diritto sulle appartenenze politiche.Ilaria ha sempre detto di non voler fuggire dal processo, ma di volere solo un giusto ed equo processo, che come chiunque sa non può essere garantito in Ungheria dove Orban ha già scritto la sentenza di condanna. E come dimostra il post del suo portavoce che ha mandato a Ilaria le coordinate del carcere in Ungheria.Per noi quella di Ilaria è stata ed è una battaglia per lo stato di diritto e la democrazia in Europa.Il voto in Commissione è un primo passo, ora ce ne sarà un secondo e decisivo a ottobre, nella plenaria del Parlamento Europeo".
Questo il commento del leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, in relazione al voto odierno, sulla revoca - respinta - dell'immunità parlamentare per Ilaria Salis, eurodeputata di AVS, richiesta dall'Ungheria nazifascista di Orban, dove l'ex maestra è accusata di lesioni ai danni di due attivisti neonazisti.
La decisione definitiva arriverà il 7 ottobre, quando a decidere sul caso sarà chiamata l'assemblea plenaria.
Questo il commento della Salis alla decisione:
"Oggi la Commissione JURI ha deciso di difendere la mia immunità e l’indipendenza del Parlamento, e di respingere la richiesta di revoca avanzata dal regime ungherese. È un segnale importante e positivo.Ho piena fiducia che il Parlamento confermerà questa scelta nella plenaria di ottobre, affermando la centralità dello stato di diritto e delle garanzie democratiche.Ribadisco: difendere la mia immunità non significa sottrarmi alla giustizia, ma proteggermi dalla persecuzione politica del regime di Orbán. È per questo che la sua tutela è essenziale.Le autorità italiane restano libere di aprire un procedimento a mio carico, come io stessa auspico e chiedo con forza".
Si tralasciano i commenti dei neofascisti italiani, perché ai fascisti non è lecito fare pubblicità.