Politica

Costituente, la cerimonia dell’unità e le assenze che pesano: Pozzolo e Ziello via da Montecitorio tra flash mob e impegni di partito

Alla Camera dei Deputati, nell’Aula di Montecitorio, si è svolta una cerimonia dal forte valore simbolico: la commemorazione degli 80 anni dall’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente, momento fondativo della Repubblica italiana. Un appuntamento di alto profilo istituzionale, celebrato alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dei presidenti delle Camere e delle principali autorità dello Stato, in un clima pensato per richiamare l’origine stessa della democrazia repubblicana. 

Nel corso della giornata, l’intervento di Mattarella ha ripercorso le tappe fondamentali della nascita della Costituzione: la fine della dittatura, la scelta repubblicana del 2 giugno 1946, il lavoro della Costituente e lo spirito di unità nazionale che rese possibile la redazione della Carta fondamentale. Un discorso lungo, storico e fortemente istituzionale, centrato sull’idea di una Repubblica nata dal sacrificio della guerra e dalla volontà collettiva di ricostruzione democratica, in cui la Costituzione viene riletta come patto tra cittadini e fondamento della convivenza civile.

A presiedere i lavori della cerimonia anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il presidente del Senato Ignazio La Russa, con la partecipazione del governo e delle principali rappresentanze istituzionali. Un evento pensato come momento di unità nazionale, costruito per ribadire la centralità della Costituzione come elemento condiviso al di sopra delle appartenenze politiche contingenti.

È proprio in questo contesto che assume particolare rilievo politico – e inevitabilmente polemico – l’assenza di due esponenti parlamentari dell’area della destra più radicale e vicina all’universo politico riconducibile al generale Roberto Vannacci, in sostanza dei fascistoidi se non dei convinti fascisti: il deputato Emanuele Pozzolo e il senatore Edoardo Ziello.

Le giustificazioni fornite dai diretti interessati non attenuano, ma anzi alimentano la discussione politica. Ziello ha motivato la sua assenza con la partecipazione a un flash mob sulla Rai fuori da Montecitorio, mentre Pozzolo ha richiamato generici “impegni di partito a Torino”. Due spiegazioni diverse, ma convergenti nel collocare la partecipazione a una cerimonia istituzionale di tale portata in secondo piano rispetto ad iniziative politiche di parte.

Il punto politico, però, è proprio questo: la scelta di non essere presenti a un evento dedicato alla nascita della Costituzione non è una semplice assenza logistica, ma un gesto che inevitabilmente assume un significato pubblico. Nel giorno in cui tutte le principali cariche dello Stato si ritrovano per celebrare il patto costituzionale, la mancata partecipazione di rappresentanti parlamentari – per di più appartenenti a un’area politica che fa riferimento alla retorica fascista – viene letta come una distanza non tanto organizzativa, ma simbolica.

In un’epoca in cui il linguaggio politico tende spesso a rivendicare il primato dei valori nazionali, la distanza da una cerimonia che celebra proprio l’atto fondativo della nazione repubblicana appare difficile da ignorare. Il contrasto tra la solennità dell’Aula di Montecitorio e le giustificazioni “di partito” rafforza l’impressione di una gerarchia delle priorità che finisce per mettere in secondo piano le istituzioni stesse.

Non è solo una questione di presenza fisica, ma di riconoscimento del valore pubblico della memoria costituzionale. Ed è qui che la vicenda assume una valenza politica più ampia: perché la distanza da questi momenti non riguarda soltanto chi era assente, ma il rapporto complessivo tra rappresentanza parlamentare e spirito della Repubblica.

Autore Carlo Airoldi
Categoria Politica
ha ricevuto 81 voti
Commenta Inserisci Notizia