Il Movimento Sacerdoti Sposati accoglie con gioia le parole del Segretario Generale del Sinodo: «Un crollo dei pregiudizi clericali e un faro di realismo pastorale per tutta la Chiesa, anche per quella di rito Latino»

ROMA, 22 MAGGIO 2026 – Una notizia inaspettata e di portata storica scuote positivamente il dibattito sulla ministerialità e sul futuro delle comunità cristiane. In Libano si è celebrata la prima storica assemblea delle “Khouriyetes”, termine tradizionale e affettuoso con cui nel rito cattolico orientale vengono chiamate le mogli dei sacerdoti sposati.

All’evento ha preso parte il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo, il quale ha pronunciato parole che segnano un punto di svolta teologico e pastorale per la Chiesa universale. Rivolgendosi direttamente alle mogli dei presbiteri, il porporato ha affermato:

“Siate fedeli alla vostra vocazione. Si tratta infatti di una vera e propria vocazione. Vivete al fianco dei vostri mariti come sacerdoti, offrendo loro le vostre capacità e la vostra intelligenza, e soprattutto la vostra fecondità, la vostra speranza e il vostro amore. Quell’amore che trae la sua forza dal meraviglioso dono che Dio vi ha fatto: diventare madri all’interno della comunità ecclesiale”.
Il Movimento Sacerdoti Sposati accoglie questa dichiarazione come una pietra miliare nel cammino di riforma e di superamento del clericalismo. Per la prima volta, un’altissima autorità vaticana non si limita a "tollerare" la presenza delle famiglie dei preti come un'eccezione disciplinare dell'Oriente, ma ne riconosce l'autentico valore carismatico, definendola una vera e propria vocazione e una forma di "maternità ecclesiale".

«Le parole del Cardinale Grech abbattono secoli di rigidità e mostrano il volto di una Chiesa autenticamente sinodale», commenta la presidenza del Movimento. «Se l'unione tra matrimonio e ministero sacro è considerata una ricchezza e una grazia per le Chiese d'Oriente, non sussistono più motivi teologici per ritenerla un tabù o un impedimento in Occidente. Davanti al deserto vocazionale e allo svuotamento delle parrocchie nella Chiesa Latina, l'esperienza delle Khouriyetes è un esempio di puro realismo pastorale. È tempo che anche l'Europa e l'Occidente abbattano i vecchi steccati, valorizzando i sacerdoti sposati e le loro famiglie per riportare l'Eucaristia e la vicinanza umana nel cuore delle nostre comunità».

Il Movimento Sacerdoti Sposati auspica che questo autorevole riconoscimento sia prontamente recepito nei lavori sinodali, aprendo la strada a riforme concrete che permettano ai tanti sacerdoti sposati della Chiesa Latina di tornare a servire l'altare e il Popolo di Dio.


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