Nordio: l'attuale elezione del CSM? «Un meccanismo para-mafioso»
Il Mattino di Padova, oggi, ha pubblicato una intervista al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ecco che cosa ha detto riguardo al referendum sulla separazione delle carriere nella magistratura:
«[Che cosa cambierà per i magistrati dopo la riforma?] Tutto, ma cambierà soprattutto per i cittadini. Oggi una persona chiamata in causa alla mattina non sa che quello stesso pomeriggio il suo accusatore va in Consiglio giudiziario e dà i voti al giudice, quando questo deve essere promosso o trasferito. Il giudice riceve le pagelle dall'accusa. E quando si va al Csm sucede la stessa cosa. I giudici “terzi e imparziali” vengono giudicati dagli accusatori. Vi sembra normale?[A molti magistrati evidentemente sì.] Forse a quei giudici e a quei Pm che appartengono alle correnti, partitini che si formano dentro l'Anm. Perché si votano tra di loro. Il giudice “terzo e imparziale” quando ci sono le scelte di carriera chiama il vostro accusatore e gli dice: “Caro amico, ti ricordi di me? Mi dai il tuo voto?” E il Pm fa la stessa cosa: “Dai il voto al mio amico?” E voi vi affidereste serenamente a una giustizia così? È una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare».[Ma se le correnti politiche continueranno a esistere, con il sorteggio non c'è forse la stessa probabilità statistica che si riproduca l'identico equilibrio all'interno dei due Csm?] Il problema va invertito. I magistrati nella loro maggioranza non sono ideologizzati: sono le correnti ad essere strumenti di potere e carriera. In qualsiasi settore gli iscritti a un sindacato sono meno del 40%. I magistrati iscritti all'Anm sono il 97%: una percentuale bulgara. Perché? Perché se non ti iscrivi, non fai carriera. Se vuoi avanzare, devi aderire. E quando si elegge il Csm iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto, o viceversa. Se non ha un “padrino” è finito, morto.Il sorteggio rompe questo meccanismo “para-mafioso”, questo verminaio correntizio come l'ha definito l'ex procuratore antimafia Benedetto Roberti, poi eletto con il Pd al Parlamento europeo. Un mercato delle vacche. Lo scandalo Palamara ha mostrato tutto questo: ma hanno messo il coperchio su questo scandalo, 4 o 5 disgraziati costretti alle dimissioni e poi nulla è cambiato.[Perché allora alcuni magistrati, magari loro stessi “vittime” di questo sistema, sono contrari alla riforma?] Perché sanno che non ci sono argomenti contro questa riforma civile, liberale, voluta dagli italiani. E quindi cercano di portarla sul piano politico: governo sì, governo no».
In precedenza, Nordio non aveva mancato di gettar fango su Nicola Gratteri...
[Ministro, è stato sorpreso da quella frase?] «Mi ha sorpreso perché per quanto la persona sia abbastanza determinata e per certi aspetti imprevedibile, non avrei mai pensato che avrebbe superato tutti i limiti della decenza».Poi però ha precisato...] Peggio el tacon del sbrego. “Sono stato travisato”: no, ha detto esattamente questo. Un'uscita di senno. Ripeto che è necessario l'esame psico attitudinale e psichiatrico non solo per chi entra in magistratura, ma anche per chi sta per uscirne. Ma ancora più grave è che si sia giustificato come se non fosse in grado di interpretare le sue stesse idee.[Si aspettava che intervenissero il Csm o l'Anm?] Per molto meno hanno aperto pratiche a tutela. In questo caso il Csm è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto. Ma tutto sommato è una buona propaganda per il Sì...[Secondo lei, Gratteri è un buon magistrato?] Dipende che cosa si intende per bravura. La tecnica di un magistrato non può che essere eccellente: si entra in magistratura attraverso un concorso molto, molto difficile e non ci sono trucchi né raccomandazioni, sarebbe impossibile. Ma quando uno è investito di questo enorme potere di rovinare la vita alle persone, deve avere doti di equilibrio, umiltà e buon senso che non si studiano a scuola, casomai sono frutto di cultura generale. Si impara più da una tragedia di Shakespeare che da un tomo di diritto. Gratteri ha letto molti libri di diritto, ma mai il “Mercante di Venezia”...».
Che cosa sia bevuto Nordio per fare certe affermazioni non è dato sapere. Quello che però dovrebbe essergli evidente - e dovrebbe esserlo anche ai fascisti al governo che quando erano missini per una frase simile ne avrebbero chiesto le dimissioni - è che un ministro della Giustizia rappresenta lo Stato e dovrebbe essere il primo a tutelare l'equilibrio tra i poteri, non delegittimarlo. Mettere sullo stesso piano istituzioni previste dalla Costituzione e la mafia significa usare un linguaggio incendiario e incompatibile con il ruolo ricoperto.
Si può criticare la magistratura, la Corte costituzionale o qualsiasi altro organo dello Stato. Fa parte del dibattito democratico. Ma evocare la mafia non è critica: è delegittimazione. È un salto retorico che alimenta sfiducia nelle istituzioni e indebolisce la credibilità dello stesso governo.
Un ministro non è un opinionista da talk show. Le sue parole hanno peso politico e simbolico. Se si superano certi limiti, il problema non è solo il tono, ma la tenuta dell'equilibrio istituzionale.
Successivamente, lo stesso Nordio è nuovamente intervenuto per confermare quanto da lui dichiarato:
«Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del CSM. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di 'mentalità e metodo mafioso'. Altri esponenti del 'partito del No' si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale. Ne faremo un elenco e lo pubblicheremo».
Rispetto a quanto da lui detto in altre occasioni, stavolta per confermare la bontà delle sue affermazioni non ha portato ad esempio Vassalli e Violante!
Queste le reazioni...
Giunta esecutiva centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati:
«Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha deciso di avvelenare i pozzi accusando i magistrati di usare metodi paramafiosi, paragonando l'elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura ai comportamenti della criminalità organizzata. Le sue parole offendono la memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia nel corso della storia d'Italia e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno, mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità organizzata, a difesa della collettività».
Nicola Fratoianni, AVS:
«Leggo - basito - le parole inaccettabili di Nordio e mi viene in mente il lungo elenco dei magistrati del nostro Paese uccisi dalle mafie. Dire che il consiglio superiore della Magistratura è un sistema paramafioso offende innanzitutto proprio coloro che per sconfiggere la mafia sono stati uccisi. Ma cosa hanno fatto di male gli italiani per meritarsi un simile ministro della giustizia? Naturalmente la presidente del consiglio Meloni farà finta di niente, la destra proseguirà con la sua crociata contro i magistrati, ma hanno davvero oltrepassato ogni limite. Se non lo fanno dimettere Nordio, ci penseranno gli italiani con il voto del 22 e 23 marzo a dare il benservito a Nordio e al governo».
Giuseppe Conte, M5s:
«Il Ministro Nordio dopo aver annunciato tagli alle intercettazioni per "modestissime mazzette" ora addirittura accosta il funzionamento della giustizia con tutti i giudici che ci lavorano a dinamiche "para-mafiose". Succede dopo che per giorni la maggioranza ha gettato fango su Gratteri, un magistrato che rischia la vita per la lotta contro le mafie, nonostante avesse ben chiarito il suo pensiero. Dovrebbero solo chiedere scusa ai tanti che lavorano nel nostro sistema di giustizia, alla memoria dei tanti giudici che hanno perso la vita per combattere la mafia, quella vera. È davvero incredibile vedere un Governo che getta fango e ombre sulle Istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste. Fermiamoli, votiamo no».
Elly Schlein, PD:
«Ci siamo svegliati con un'intervista del ministro Nordio che assimila ai magistrati i mafiosi. La trovo una cosa gravissima, soprattutto se a farlo è il ministro della Giustizia. Ci aspettiamo che Giorgia Meloni prenda immediatamente le distanze da queste parole e ci aspettiamo le scuse da parte del ministro. C'è una campagna elettorale ma non si possono fare affermazioni che paragonino i magistrati ai mafiosi. Nordio insulta anche la storia di tanta magistratura che si è battuta per anni contro le mafie e ha pagato anche con il prezzo della vita. Parliamo di persone come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici. È inaccettabile che un ministro parli in questo modo dei magistrati. Noi siamo qui per ribadire le nostre ragioni nel merito di questa riforma che riteniamo sbagliata, ma pensiamo che Nordio abbia oltrepassato il limite. Giorgia Meloni intervenga immediatamente su quello che è accaduto. Quando avrà finito di smarcarsi da Merz per difendere la cultura maga, magari Meloni potrà dire qualcosa sulle parole del suo ministro che si dimostra ancora una volta inadeguato al suo ruolo».
Invece per i meloniani non c'è problema, come spiegato dal capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami che, oltre a esprimere solidarietà al ministro ha replicato così a Conte e Schlein:
«In questo modo gli alleati giallo-rossi cercano maldestramente di distrarre l'attenzione dalle gravissime dichiarazioni del procuratore Gratteri, ai limiti dell'eversione (secono Barbera, ex giudice costituzionale). Piuttosto che scandalizzarsi per le dichiarazioni del ministro Nordio, avrebbero potuto leggere il libro di Palamara e rendersi conto di come oggi le correnti sono un sistema di potere da scardinare».